
Mr. Mercedes è sì una delle tante recenti produzioni kinghiane, ma al contrario delle altre non può vantare nessun elemento di forte riconoscimento dello scrittore americano, trattandosi di un puro studio di personaggi incastonato in una cornice da più classico thriller poliziesco. Siamo in presenza infatti di un materiale narrativo non immediatamente riconducibile ai canoni soliti di King, e forse per questo erroneamente etichettato come una produzione minore. Eppure, gli importanti nomi che lo hanno portato in vita per Audience Network avrebbero dovuto attirare più di qualche occhio su questo piccolo gioiellino: David E. Kelley (Ally McBeal, il recente pluripremiato Big Little Lies) al timone, Jack Bender (Lost, The Sopranos, Game of Thrones) alla regia di 7 dei 10 episodi della prima stagione, e Dennis Lehane (lo scrittore dietro ad opere come Mystic River, Shutter Island, Gone Baby Gone) alla supervisione e alla scrittura di ben 4 puntate.
La storia è all’apparenza delle più classiche: il detective in pensione Bill Hodges (un perfetto Brendan Gleeson) non riesce a lasciar andare il suo caso più difficile e ancora irrisolto, quello di Mr. Mercedes, un assassino che due anni prima si era fiondato con una lussuosa Mercedes su una folla di persone in coda per entrare ad una fiera del lavoro. La storia non è altro che il confronto/sfida tra questi due personaggi, di cui ci viene raccontata l’esistenza nei minimi dettagli, mettendoli a confronto non solo nel grande disegno della sfida tra bene e male, ma sopratutto per evidenziarne similarità e reciproca dipendenza l’uno dall’altro.

Aiutato dalla fisicità goffa e trascurata di un Brendan Gleeson che meriterebbe più di qualche considerazione, Mr. Mercedes riesce così a dipingere un empatico ritratto di un uomo che, giunto alla pensione, non ha più nulla per cui andare avanti se non un vecchio caso irrisolto. Depressione, solitudine, mancanza di uno scopo, emergono non attraverso tratti tragici, ma nei piccoli gesti di quotidiana miseria e solo accennata follia, accarezzati dalla camera di Jack Bender e dall’ironica penna di Kelley e Lehane.
Proprio l’arma dell’ironia è quella che consente alla serie di smorzare i toni più cupi, terrificanti e drammatici (sui cui comunque la camera non indugia mai), creando un equilibrio che da una parte riesce a mantenere la serie adatta ad un grande pubblico, dall’altra le impedisce però di spiccare il volo e prendersi dei rischi lì dove potrebbe. Ne esce un prodotto che a tratti sembra sospeso in una sorta di limbo, scritto molto bene ma che forse non riesce ad osare (l’assenza quasi totale di trama e azione non aiutano in questo senso) e quindi a risaltare in un panorama televisivo sempre più dispersivo. Tuttavia, è innegabile che la sobrietà è ciò che rende Mr. Mercedes un prodotto così facilmente accessibile, nonostante la crudezza della materia trattata e di alcune scene particolarmente disturbanti (l’incipit così tragicamente attuale).

Mr. Mercedes punta dunque a rappresentare sullo schermo un lavoro solo apparentemente minore di King, senza il richiamo globale di bestseller come IT o La Torre Nera, e senza horror, mostri e trame fantasy sullo stile di The Mist. Col suo profilo basso, la serie riesce però a centrare il suo obiettivo, rimanendo fedele al testo, non trascurando le sue pieghe più disturbanti, ma allo stesso tempo crescendo piano piano senza manie di protagonismo. Una piccola gemma da recuperare per tutti gli amanti di King e soprattutto del suo lato meno puramente horror.
