
Lo show si inserisce a pieno titolo in quel – ormai sempre più lungo – filone di dramedy super autoriali in cui una personalità particolare dà vita all’opera tout court (idea, scrittura, realizzazione, recitazione) ed in cui il materiale narrativo si confonde furbamente con quello autobiografico facendo dell’esperienza individuale la materia prima di analisi e di scambio per parlare, soprattutto, del rapporto fra sé e altro (così com’era già successo con la Lena Dunham di Girls o con il Louis C. K. di Louie per citare, forse, i più noti).
Questo tipo di dinamica fa sì che la visione della serie corrisponda anche con l’incontro con una persona (se non in carne ed ossa, perlomeno con la sua personalità pubblica) oltre a quello, più classico, che si fa con un personaggio. Facciamo così conoscenza, in questo caso, con Tig Notaro, una comica statunitense che ha debuttato come stand-up comedian e raggiunto la notorietà dopo essere stata “scoperta” da Louis C. K. con la (poi celebre) battuta d’apertura “Hello, I have cancer” (anche se non sarebbe onesto tacere sul contributo, nella scrittura della serie, di Diablo Cody, autrice, fra gli altri, di piccoli capolavori come Juno e Young Adult). Ogni scena è quindi intrisa della personalità, anche artistica, della Notaro che aderisce ad un tipo di commedia detta “deadpan”: un tipo di umorismo molto asciutto che gioca con l’espressione laconica o la presunta inintenzionalità della battuta.
La vera forza dello show sta, di fatto, nel riuscire a rendere umoristica (anche e soprattutto nel senso pirandelliano dell’invito alla riflessione dopo la risata iniziale) una situazione che normalmente non lo è affatto: Tig Bavaro (questo il cognome del personaggio nella serie), conduttrice di un programma radiofonico a Los Angeles, lesbica, in convalescenza dopo una doppia mastectomia e un’infezione batterica, ritorna per la morte della madre nella natale Bay St. Lucille, Mississippi, dove ritrova il fratello Remy e il patrigno Bill.

Pur trattandosi di una serie che conta solo due stagioni, quindi, One Mississippi si presenta in realtà come una narrazione estremamente capiente ma non per questo sovraccaricata o superficiale. Nella cornice di una storia di ritorno alla città natale le due autrici trovano lo spazio sufficiente per restituire un quadro estremamente ampio e sfaccettato del Mississippi di oggi (la comunità lesbica, i problemi di obesità e di sottocultura della popolazione media, la condizione minoritaria della donna afroamericana o asiatica vittima di misoginia e razzismo, il bisogno e l’occasione di aprirsi all’ascolto di questo tipo di problemi), mentre tratteggiano, allo stesso tempo, anche una delicatissima e misuratissima commedia romantica.

Il consiglio è, insomma, quello di recuperare One Mississippi, uno show che ha la straordinaria capacità di far ridere, riflettere, discutere, intenerire, irritare in soli venti minuti ad episodio.
PS: Se, a visione completata, non ne avrete avuto abbastanza, sappiate che Tig Notaro e la compagna Stephanie Allynne hanno anche realizzato un documentario per Netflix intitolato “Tig” in cui riprendono molti dei temi dello show raccontandosi e raccontando la loro relazione. E se anche dopo il documentario vorrete approfondire ancora consigliamo vivamente l’album “LIVE“ (ascoltabile gratuitamente su Spotify) che altro non è che la registrazione di un live show della Notaro dove parla, fra altri topic, del cancro al seno appena diagnosticato e che racchiude tutta la straordinaria e disturbante forza della performance dell’artista.
