
La serie, ambientata in Norvegia nella piccolissima Ulsteinvik e composta da dieci puntate da cinquanta minuti, è la storia di Helena Mikkelsen (Ane Dahl Torp), allenatrice di una squadra di calcio femminile qualificata per la semifinale di Champions League, che approda alla corte della fittizia compagine maschile Varg IL, neo-promossa nel massimo campionato, dopo che quest’ultima è rimasta senza allenatore, colpito da un infarto che lo ha costretto al letto d’ospedale. Helena diventa così la prima donna a ricoprire questo ruolo nella Eliteserien norvegese. Di fronte a lei, oltre agli ostacoli puramente sportivi, ci sono anche quelli di un ambiente esclusivamente maschile e di tutti i pregiudizi che ne derivano.

Tra le altre storie che si sviluppano nel corso della prima stagione c’è anche quella di Adrian Austens (Axel Bøyum), promessa del calcio norvegese che ha giocato per soli venti minuti con l’Ajax e che è misteriosamente tornato a casa, abbandonando il pallone. Adrian vive in maniera morbosa il rapporto con il calcio perché ha sempre sentito la pressione del padre e delle aspettative; questo gli impedisce di stare fermo, e invece di confrontarsi con i suoi problemi va a correre. Si tratta di una maniera elegante e toccante, senza parole, di costruire un personaggio. Nel corso della stagione, Helena farà di tutto per convincerlo ad unirsi alla sua squadra.
Il Varg IL è una squadra piccola, tornata in Eliteserien dopo molti anni di purgatorio e finita sotto i riflettori grazie a Helena. Il suo non essere un punto di riferimento calcistico mondiale permette di raccontare la dimensione più umana di uno sport che spesso viene criticato per i milioni che gli atleti guadagnano, dimenticando che vivono buona parte degli stessi problemi degli altri.

La serie è scritta in maniera eccellente e riesce ad essere estremamente avvincente sia dentro che fuori dal campo. L’unica pecca, davvero minima, si può trovare nella regia delle partite di calcio, ma questo è un problema dello sport in sé, che non si presta nella sua parte giocata così tanto alla televisione e al cinema, a differenza del baseball o del football americano; non mancano comunque alcuni guizzi davvero interessanti. Meravigliosa anche la colonna sonora di Aslak Hartberg, che riprende lo stile di quella di Friday Night Lights aggiungendo strumenti tipici della tradizione scandinava che danno un tocco più romantico e melanconico all’epica del racconto sportivo.
Che siate amanti del calcio o meno, Heimebane merita di essere vista per il modo in cui riesce a essere estremamente attuale nelle tematiche e perché trasmette in ogni minimo dettaglio le emozioni dello sport. È un prodotto riuscitissimo, un piccolo gioiello europeo che meriterebbe la stessa attenzione che ottengono le serie sportive d’oltreoceano.
