
Kidding è quindi l’ultimo stadio (per ora) di una trasformazione in atto nel campo della serialità televisiva americana, un mutamento che vede non solo la generale migrazione di autori e autrici dal grande schermo al piccolo, ma soprattutto, e più precisamente, un livello d’attenzione al ruolo della regia decisamente inedito.
Se la televisione sta competendo a testa alta con il cinema è di certo grazie a investimenti sempre più ingenti, ma è impossibile negare che una delle conseguenze naturali di questi sforzi sia anche la capacità di attrarre artisti che in passato non hanno considerato la televisione come una reale alternativa.
All’interno di questo fenomeno esiste poi una traiettoria particolare, quella di Showtime, che per certi versi pare esasperare ancora di più questa tendenza. Rispondere alla concorrenza spietata di Netflix, di Amazon e di HBO significa darsi un’identità sempre più forte e Showtime ha scelto di scommettere su autori di grande livello, dando una decisa accelerata l’anno scorso con Twin Peaks: The Return e proseguendo con Kidding (e tanti altri progetti di questo genere sono in cantiere).
You are not a real person, you are a man in a box.

Per quanto capace come nessun altro di infondere allegria nei cuori dei giovanissimi, Jeff nella vita reale è un uomo distrutto da un lutto familiare lacerante e che fa una fatica incredibile a trovare un nuovo equilibrio psicofisico. Come mostrato in maniera precisa da questo episodio d’apertura, nella vita del protagonista il rapporto tra famiglia e lavoro è di grande permeabilità, tanto che lo stesso Mr. Pickles non può non risentire del profondo turbamento del protagonista, il quale pare fin dal primo momento una pentola a pressione sul punto di esplodere.
I want to do a show about death.
Senza fare ulteriori spoiler su ciò che narrativamente accade nel pilot, va detto che fin dal titolo la serie sembra voler giocare con originalità con i paradossi, creando contrasti beffardi che, pur partendo da topoi caratteriali molto classici (il comico triste), con il passare dei minuti conoscono sviluppi imprevedibili e soprattutto sono messi in scena attraverso uno stile, quello di Gondry, che almeno in televisione sembra abbastanza inedito.
Kidding è una serie televisiva che ama giocare con le parole, che tende a mescolare il dolce e l’amaro non solo perché la loro fusione è più della loro semplice somma, ma anche perché è solo attraverso l’ironia che si può comprendere l’entità di determinate fratture interiori, così come al contempo è solo attraverso l’analisi della parte più profonda (e spesso sofferente) dell’animo umano che si può dare davvero valore alla leggerezza o almeno alla ricerca della stessa.
One of these days, it’s just gonna rush up to the surface.

La serie segna la seconda collaborazione tra Michel Gondry e Jim Carrey, dopo Eternal Sunshine of the Spotless Mind, e conferma che i due si incastrano alla perfezione. La metafora dello specchio rotto che compare sin dall’apertura dell’episodio riflette perfettamente lo stato psicologico del protagonista, e la fisicità sghemba di Carrey unita al suo ancora mobilissimo volto contribuiscono al ritratto di un personaggio imprevedibile, intimamente fratturato e inquietante. Jeff è ossessionato dalla morte, è una figura maschile lontana dai tradizionali stereotipi, un uomo di successo ma non per questo rude e arrogante, è un gigante buono dal cuore infranto, che dopo aver vissuto per anni in un mondo fatato (e idealizzato) con l’innocenza e l’ingenuità di un bambino si scopre spezzato in due dalla caducità della vita e dalla brutalità della morte.
Kidding è un progetto interessantissimo, che sin dal pilot afferma a chiare lettere di voler ragionare sul lutto e sulla sua difficile elaborazione. Nel farlo mette a confronto non solo le differenti reazioni dei singoli personaggi ma anche gli approcci alla vita (e alla morte) degli adulti con quelli dei bambini, raccontando in maniera creativa, fantasiosa e perturbante le diverse vie per esorcizzare i propri demoni.
Voto: 8½

Scusate se sono puntigliosa, ma è Jim Carrey, non Carey. Comunque molto interessante, adoro questo attore e sicuramente inserirò questa serie fra quelle da vedere 😉
Grazie Federica, abbiamo corretto.
Sì, il progetto sin dal pilot è davvero interessante, sia per la capacità di Jim Carrey di interpretare ruoli drammatici (mai sfruttata quanto meriterebbe), sia per la creatività di Michel Gondry dietro la macchina da presa.
Uno dei progetti che attendo di più, un’accoppiata che ha portato a uno dei film migliori dello scorso decennio! <3