
La fase attraversata da Jeff nel quarto e nel quinto episodio è, infatti, tremendamente delicata: troviamo un individuo in crisi non soltanto per il dolore scaturito dalla perdita del figlio, ma soprattutto per la probabile presa di coscienza dell’inavvicinabilità del mondo di Mr. Pickles – felice, fiabesco, colorato e capace di trovare sempre la soluzione a ogni problema – con il mondo “reale”, che prevede dolori e traumi spesso impossibili da risolvere. Un mondo, insomma, fino ad ora sconosciuto a Jeff, sempre più consapevole che gli insegnamenti e gli atteggiamenti di Mr. Pickles (che hanno finito per plasmare e contagiare la sua stessa personalità) non funzionano dinanzi all’imprevedibilità di una vita crudele, concorrendo così alla creazione di un individuo che vede il fragile mondo in cui si è rifugiato per anni ridursi lentamente in frantumi.
Costretto ad uscire ormai dalla sua solare comfort-zone, Jeff sembra trovarsi sull’orlo del precipizio, a pochi passi dall’oscurità più totale. E, se fino ad ora Kidding si era concentrato sulla contrapposizione creatasi fra il mondo di Mr. Pickles e quello reale, adesso è lo stesso Jeff a prendere coscienza della sua triste situazione, trovandosi così a scrutare i lati più oscuri della sua personalità.
Ogni volta che Jeff ha cercato di sotterrare il proprio malessere rifugiandosi in Mr. Pickles o concentrandosi esclusivamente sull’aiuto delle altre persone, il dolore e la rabbia nascosti in lui non hanno fatto altro che crescere toccando un’intensità tale che neanche lo spudorato ottimismo di Mr. Pickles potrebbe ignorare o sottovalutare: sembra che Jeff adesso abbia capito di dover in qualche modo fare i conti con il proprio dolore, bilanciando la presenza dell’uomo Jeff con il personaggio da lui interpretato.

Nonostante la presenza di Vivian, è comunque indubbio che Jeff non sempre sia capace di controllare se stesso e, soprattutto, quel dolore che lo insegue costantemente. Molti sono i momenti in cui vediamo il protagonista assalito non solo dall’angoscia, ma anche da una rabbia sotterranea che adesso inizia a fare capolino e che permette a Kidding di donare a Jeff dei risvolti addirittura inquietanti (basti pensare alla scena in cui terrorizza l’amico di Will).
Si tratta di istanti in cui il malessere di Jeff affiora incontrollato proprio per la mancanza di un’adeguata elaborazione del proprio disagio ma, paradossalmente, al protagonista è impossibile compiere quest’elaborazione a causa di un Seb che, nel tentare di preservare Mr. Pickles, impedisce a Jeff di maturare e di ricongiungersi con il suo lavoro.

Ma non è solo l’ambito lavorativo ad impedire a Jeff di ricostruire un “new me”: le attenzioni e le cure che vorrebbe dedicare a Will sono, appunto, sostituite dal nuovo compagno della ex-moglie (sostituzione che è brillantemente sottolineata dal cambio dei nomi nella segreteria telefonica) e che concorre ad escludere Jeff da tutto ciò che, fino ad allora, era parte integrante e fondamentale della sua vita.
È davvero impossibile immaginare adesso cosa succederà a Jeff nelle prossime puntate: uno dei migliori pregi di Kidding è proprio l’imprevedibilità del suo protagonista. Presentatoci inizialmente come un tutt’uno con Mr. Pickles, ora le due personalità si sono scisse in un dualismo che sembra non promettere nulla di buono per lo stato mentale ed emotivo dell’uomo. Lo sguardo arrabbiato e perso di Jeff nella scena in cui si trova dinanzi alla presenza fisica e simbolica del suo rimpiazzo (la testa gigante indossata da Tara Lipinski) si impone come uno dei momenti più dolorosamente significativi dello show.
Kidding continua, dunque, ad impressionare in positivo per la qualità della sua resa tecnica ma, soprattutto, per l’imprevedibilità dei suoi personaggi, per riuscire a costellare il suo universo di gesti e accortezze piccole ma tremendamente significative, aiutando così il pubblico a cogliere la peculiare e complessa natura del suo protagonista.

Voto 1×04: 8/9
Voto: 1×05: 8½
