
A ormai tre anni dal suo esordio ufficiale su territorio italiano, Netflix è riuscito quasi sempre a surclassare i diretti concorrenti; un ultimo esempio l’abbiamo avuto con il debutto di The Haunting of Hill House, in grado di offuscare il ben più atteso esordio di The Romanoffs. Se c’è un prodotto che potrebbe contribuire ad invertire questa tendenza, quello è Homecoming, reso disponibile sulla piattaforma streaming di Amazon nella giornata di venerdì. Lo show, infatti, presenta una serie di caratteristiche adatte a catturare l’attenzione dell’audience e a fidelizzare lo spettatore fin dai primi minuti. Innanzitutto abbiamo una protagonista nota al grande pubblico pronta a cimentarsi con la televisione, in secondo luogo tutti e dieci gli episodi sono stati diretti da Sam Esmail, la cui impronta è in grado di connotare il prodotto, marcarlo in maniera riconoscibile e smorzare gli stacchi tra una puntata e l’altra, fino a rendere lo show perfetto per il binge-watching.

Al di là del racconto vero e proprio che, a causa del minutaggio limitato, è ridotto all’osso, a farla da padrona è l’atmosfera. Riprendendo alcuni punti fermi delle esperienze precedenti Sam Esmail utilizza l’immagine – i toni del grigio, gli spazi anonimi, il minimalismo degli ambienti – per trasmettere quella sensazione di paranoia e mistero che permea tutta la messa in scena di “Mandatory”. L’impronta registica più evidente coinvolge però l’aspect ratio: le sequenze ambientate nel presente sono mostrate attraverso un classico wide screen mentre il futuro è costretto in un vecchio e claustrofobico 4:3. La ragione, oltre a rendere evidenti i passaggi tra le varie linee temporali, va ricercata nell’interesse di Esmail di trasmettere anche attraverso il formato la presenza di segreti e aspetti nascosti e inaccessibili per lo spettatore. L’aspect ratio ridotto e limitato diventa specchio della parzialità del racconto dei protagonisti; le immagini confinate al centro e il nero che preme ai bordi dello schermo sono un messaggio chiaro per tutti: c’è qualcosa di evidentemente sbagliato.

Essendo pensato per il binge watching, giudicare Homecoming per il solo “Mandatory” può essere un esercizio un po’ fine a sé stesso. Bisogna infatti considerare come il minutaggio limitato del pilot, in cui si riesce a malapena a presentare i personaggi principali e le relazioni che li legano, per quanto interessantissimo e benvenuto dal punto di vista del formato, sia forse troppo breve per una valutazione complessiva. Quello che però è assolutamente chiaro è che ci troviamo di fronte ad un’opera in cui Sam Esmail è l’ispiratore preponderante; piaccia o non piaccia, il regista statunitense è in grado di dar vita ad un’estetica totalizzante e coinvolgente che da sola può valere il piacere della visione. “Mandatory”, quindi, anche senza essere considerato un episodio di valore assoluto, svolge alla perfezione la sua funzione introduttiva, aprendo ad una stagione piena di misteri e di colpi di scena. L’esordio di Homecoming lascia ben sperare per le altre nove puntate: lo show prodotto da Amazon si configura come un thriller in cui la modernità si associa ad un gusto per l’immagine vecchio stile, perfetto per un pubblico ampio che sappia apprezzare le atmosfere vibranti, la vocazione al mistero e gli stravolgimenti che certamente seguiranno.
Voto: 8
