
La serie è un ibrido che unisce il genere storico – in questo caso il medioevo nella penisola coreana – a quello zombie, uno dei più sfruttati negli ultimi anni. La mente va subito all’universo espanso di The Walking Dead – sempre seguitissimo nonostante il recente calo di ascolti –, un successo arrivato anche su più piattaforme, tra cui quella videoludica, dove si può trovare una delle rappresentazioni più interessanti del genere zombie con il capolavoro di Naughty Dog The Last of Us – anche se lì i morti viventi sono chiamati clickers. Kingdom si inserisce dunque in questo filone offrendo una nuova interpretazione lontana dalla visione occidentale e aggiungendo l’elemento storico alla formula.
La serie, ispirata alla webcomic series The Kingdom of the Gods, scritta da Kim Eun-hee, che è anche autore della trasposizione Netflix, parte da una premessa forte e originale: durante il periodo medievale del regno di Joseon, uno stato esistito nell’odierna penisola coreana fino al 1897, il principe ereditario parte per una pericolosa avventura al fine di investigare una misteriosa malattia che si sta propagando nel suo regno. La puntata pilota fa un ottimo lavoro nell’introdurre i personaggi e le linee narrative che seguiremo nel corso della prima stagione, senza dimenticare la controparte horror, mai eccessiva, con la quale si cerca di costruire un’atmosfera misteriosa in grado di trasmettere il disagio che vivono i personaggi di fronte agli eventi inspiegabili che colpiscono il regno di Joseon.

Kingdom è sicuramente un prodotto con tutti gli elementi necessari per essere fruito dal maggior numero di persone in tutto il mondo, ma non bisogna nemmeno dimenticare che la parte linguistica è quella che più facilmente si perde e che fa più fatica ad arrivare.
Detto questo, non tutti i personaggi sono necessariamente dimenticabili dopo l’episodio pilota: Mo-young (interpretato da Kim Sang-ho), guardia del principe ereditario e unico elemento di comic relief nella serie, regala dei veri momenti di umanità, anche perché sembra l’unico a non essere eccessivamente preoccupato dalla fitta trama di tradimenti e complotti che si svolge a corte. Da non dimenticare anche la presenza di spicco di Bae Doo-na, già vista in Sense8, che qui vediamo nel ruolo dell’infermiera Seo-bi.
Il budget produttivo, benché si dica che sia stato notevolmente superato rispetto agli accordi iniziali, è stato di circa 1.78 milioni a puntata, una cifra decisamente bassa per una serie con ambientazione storica. Nonostante questi limiti, dal punto di vista tecnico ed estetico, Kingdom non sfigura, e fa un ottimo uso delle atmosfere medievali e orientali che conservano il loro fascino anche con la presenza dell’elemento horror.
Nei pochi momenti di puro gore, Kingdom non si tira indietro e offre abbastanza materiale per soddisfare gli amanti del genere. È in queste situazioni che la collocazione storica assume ancor più valore: in un’epoca in cui i morti per virus come la peste erano molto comuni, è interessante vedere i risultati di questa contaminazione zombie sulla popolazione medievale coreana.

Per chi ama l’horror, l’oriente e le serie storiche, Kingdom è un solido mix di questi elementi che comincia il suo percorso in maniera valida offrendo un nuovo punto di vista su un genere che negli ultimi anni è forse stato usato fin troppe volte senza mai cercare di portare qualcosa di realmente diverso.
Voto: 7-
