Russian Doll – 1×01 Nothing in This World Is Easy 1


Russian Doll – 1x01 Nothing in This World Is EasyVa di moda condividere la sensazione collettiva circa la percezione di un gennaio più lungo del normale e questo è forse accentuato da un 2019 televisivo iniziato alla grandissima, con tante serie di ottima qualità e che non sembra voler rallentare minimamente con l’avvento di febbraio, come conferma il pilot di Russian Doll.

Si tratta di una delle serie più attese di questa prima parte dell’anno, sia per il format narrativo decisamente intrigante (per quanto, come vedremo, non originalissimo) sia per il parere estremamente positivo della critica americana che ha avuto l’opportunità di vedere parte dello show con qualche settimana di anticipo.
Russian Doll è una serie creata da Natasha Lyonne, Amy Poehler e Leslie Headland che racconta ripetutamente la serata di una donna, Nadia (interpretata dalla stessa Lyonne), che, in occasione della sua festa di compleanno in un affollato appartamento di New York, continua a morire e a rivivere lo stesso giorno, non riuscendo a capire come mai e cosa diavolo stia succedendo.

Russian Doll – 1x01 Nothing in This World Is EasyChiunque abbia una minima infarinatura sul cinema o sia appassionato di commedie ha capito che si tratta di una rivisitazione di Groundhog Day, film del 1993 diretto da Harold Ramis e interpretato da Bill Murray e Andie MacDowell conosciuto in Italia con il titolo Ricomincio da capo.
Alla luce di questo episodio d’apertura viene da chiedersi: e se Groundhog Day, una delle commedie cinematografiche più brillanti di sempre, funzionasse ancora meglio come serie televisiva? In fondo il primo atto del film, quello dedicato alla presentazione della situazione narrativa generale e che introduce la giornata del protagonista è la cosa più vicina possibile a un pilot.
In quei minuti, come nel primo episodio di Russian Doll abbiamo l’esposizione degli eventi che successivamente in maniera più o meno volontaria saranno oggetto di variazioni, dei personaggi che ricompariranno e di punti fissi che il personaggio principale si troverà a incontrare ripetutamente. In più Russian Doll ha il vantaggio di esistere in un contesto culturale in cui il film di Harold Ramis è considerato una pietra miliare della storia del cinema, potendo quindi dare per scontata la parte introduttiva e cominciare in medias res, direttamente cioè dalla prima cellula narrativa che poi subirà un processo di gemmazione potenzialmente infinito.

La possibilità di moltiplicare se stessa senza apparenti limiti è una delle principali qualità di questa serie, che almeno a giudicare dal pilot dimostra di saper accreditare la dovuta importanza all’episodio, senza per forza ridurlo a mero segmento narrativo dipendente da un tutto complessivo.
I personaggi e gli avvenimenti presentati in questi venti minuti introduttivi sono certamente un punto di partenza per dire qualcosa di più, ma al contempo costituiscono un’unità narrativa autosufficiente, che da sola consente di farsi un’idea sui personaggi secondari dello show, sul rapporto tra questi e la protagonista e sugli sugli avvenimenti che su succedono e si ripetono.
La sensazione di essere in un mondo quasi completamente sconosciuto, che pur potendo essere esplorato all’infinito rimarrebbe sempre almeno in parte alieno, enfatizza la riflessione delle autrici sull’ipocrisia che permea la nostra cultura, sulla facilità a dirsi amici anche da parte di sconosciuti e sulla tendenza costante a fingere di essere ciò che non si è per ottenere obiettivi personali.

Russian Doll – 1x01 Nothing in This World Is EasyLa serie è narrata da un punto di vista fortemente soggettivo e sebbene non sia caratterizzata da un narratore interno che specifica la prima persona dello storytelling (come accade in You, ad esempio), la centralità di Nadia non viene mai messa in discussione, soprattutto perché la macchina da presa la segue dappertutto e ne registra ogni genere di emozione e reazione.
A questo proposito è importante sottolineare l’essenzialità della sovrapposizione tra autrice e protagonista: Natasha Lyonne è sia la mente sia il corpo alla base di quest’operazione e della costruzione di un personaggio che fin dai primi minuti emana un’autenticità e una freschezza davvero fuori dal comune, figlie di una vena creativa molto viva e della capacità di tradurre in immagine e in performance un’idea solida e coerente. Lyonne, attraverso una recitazione di grande intensità drammatica ma al contempo capace di momenti di ironia eccezionali, riesce costruire un personaggio complesso e sfaccettato, senza mai però prendersi sul serio e sapendo utilizzare alla perfezione un registro costantemente autoironico.
Nel giorno del suo trentaseiesimo compleanno Nadia entra in questo diabolico e inspiegabile loop avendo così la possibilità di ragionare sul controllo della propria vita, sul rapporto tra sicurezza e prigione e sulla necessità di ricercare autonomamente la propria libertà, come indica sin dall’inizio la metafora del gatto. La vita di una programmatrice di videogiochi emancipata e brillante nella New York contemporanea potrebbe apparire come una specie di sogno ad occhi aperti per tante persone, ma l’intenzione delle autrici è quella di dimostrare come anche questa situazione possa rivelarsi un incubo o comunque un contesto decisamente problematico: tra gli avvenimenti che si ripetono in continuazione ci sono incontri con uomini che incuranti della propria interlocutrice fanno mansplaining in continuazione, trattando la protagonista di default in modo paternalista.

Russian Doll – 1x01 Nothing in This World Is EasyRussian Doll è una storia molto divertente e profonda sull’intimità femminile, che esplora il punto di vista di una donna che si avvicina ai quaranta in un mondo in cui le persone di sesso femminile sono costantemente oggettificate da una cultura maschilista e patriarcale che setta continuamente standard di desiderabilità a cui conformarsi, togliendo loro autonomia e libertà.
Questioni così complesse sarebbero state affrontate da un’altra serie Netflix con il più classico dei 10-hour movie, ovvero una struttura quasi totalmente basata sul running plot e costituita da interminabili episodi da un’ora (Bloodline è un esempio perfetto). Russian Doll invece evita questa trappola adottando una narrazione dinamica e dal formato caratterizzato da otto episodi di circa venticinque minuiti, senza che questo intacchi minimamente la profondità del discorso. Anzi, evidenziando la propria pluralità narrativa e lavorando sulle continue variazioni di situazioni familiari, lo show dà consistenza alla propria riflessione sulla pressione sociale e sulle gabbie culturali di cui le donne sono vittime.

Russian Doll è forse il sintomo di un cambiamento significativo da parte di Netflix, una presa di coscienza del fatto che il prestige drama non è l’unica via per affrontare questioni “importanti” in televisione e in molti casi neanche quella più efficace. Con un pilot brillante, scritto, girato e interpretato splendidamente, questo show sembra poter offrire un interessantissimo spaccato sulla femminilità contemporanea (anche grazie a una writers’ room fatta completamente di donne) lasciando grandi aspettative sul prosieguo della serie.

Voto: 8½

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Informazioni su Attilio Palmieri

Di nascita (e fede) partenopea, si diploma nel 2007 con una tesina su Ecce Bombo e l'incomunicabilità, senza però alcun riferimento ad Alvaro Rissa. Alla fine dello stesso anno, sull'onda di una fervida passione per il cinema e una cronica cinefilia, si trasferisce a Torino per studiare al DAMS. La New Hollywood prima e la serialità americana poi caratterizzano la laurea triennale e magistrale. Attualmente dottorando all'Università di Bologna, cerca di far diventare un lavoro la sua dipendenza incurabile dalle serie televisive, soprattutto americane e britanniche. Pensa che, oggetti mediali a parte, il tè, il whisky e il Napoli siano le "cose per cui vale la pena vivere".


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Un commento su “Russian Doll – 1×01 Nothing in This World Is Easy

  • Six Feet

    Ero un po scettico dal pilot considerata la tematica un po abusata al cinema. Ho dovuto ricredermi, difficile non abbandonarsi al binge watching.