
Dopo aver lavorato dietro la macchina da presa per episodi di serie come American Crime, 13 Reasons Why e Riverdale, Araki si getta nel suo primo progetto personale televisivo, dove riabbraccia di nuovo le atmosfere colorate e surreali dei suoi film e dove riprende ad usare la sovraesposizione del sesso come mezzo per raccontare i propri personaggi e le loro insicurezze.
La prima impressione è che Araki, forse ancora poco avvezzo al mezzo televisivo, voglia raccontarci un lungo film di 5 ore (30 minuti ad episodio), dimenticando però che il canale dove va in onda, Starz, non si presta al binge watching, bensì manda in onda le puntate ancora a cadenza settimanale. Il risultato è un Pilot completamente sbagliato dal punto di vista narrativo, che abbozza appena i personaggi senza dirci molto, e che non introduce nulla a livello di plot, a parte il poco interessante dubbio se le visioni del protagonista siano effettivamente tali o realtà. Non si capisce bene dove la storia voglia andare a parare, e nessuna scena eleva lo stile di Araki a tal punto da rimanere impressa nella mente dello spettatore.

Laddove i suoi precedenti film sovvertivano quei cliché delle serie mainstream che offrivano solo una rappresentazione patinata del mondo teen, scardinando molti dei loro tabù in modo provocatorio, qui invece Now Apocalypse sembra solo giocare con quegli stessi luoghi comuni, esagerandoli senza però riuscire a conferire loro un nuovo impatto. L’insieme risulta quindi un puro divertissment in una confezione carina e colorata, che rimane però completamente vuota, il tutto aggravato per l’appunto da un plot troppo debole per fornire una base solida su cui reggere le inconsistenze del contenuto.

Il tutto si staglia sulla cornice di una Los Angeles anonima, molto lontana dall’essere protagonista della serie. Oltre la retorica della città del sogno, oltre al superficiale contrasto tra le soleggiate colline e i sordidi angoli bui notturni, la città rimane un puro contenitore superficiale senza anima.
C’è la sensazione che dietro ci siano delle idee un po’ più ampie da sviluppare, ma il pilot si riduce alla presentazione di una minaccia che sembra più una parodia dei film di fantascienza anni Ottanta: lì gli alieni rappresentavano il “pericolo” incombente del comunismo, qui sono la “personaficazione” della minaccia tecnologica, che piomba sul mondo giovanile delle relazioni e sembra volere intrappolare l’individuo in una condizione alienante, nel quale egli si sente sì connesso col mondo, ma anche estremamente solo. Il tutto, di nuovo, si riduce però ad un furbo divertissement fine a se stesso e solo apparentemente provocatorio, il che farà cadere sui prossimi episodi la responsabilità di cambiare marcia, per provare a dire qualcosa di più oltre che il mondo è un luogo pericoloso, perverso e solitario.
Voto: 4½

[EDIT] Cerco ovunque ma non lo trovo.
Grazie:)
(Edit della Redazione: vi ricordiamo che non è consentito parlare o chiedere di metodi illegali per ottenere prodotti audiovisivi. Grazie)