
Avevamo iniziato con una serie di cambiamenti epocali: Genny che metteva da parte la propria vecchia vita in nome di aspirazioni più oneste, aprendo un arco narrativo inedito che ha consentito di spaziare anche geograficamente e dare un ruolo più centrale ad Azzurra; Patrizia che aveva modo di mostrare un nuovo aspetto di sé sia come boss di Secondigliano che con la storia d’amore e maternità insieme a Michelangelo; nuovi personaggi come i Levante e nuove dinamiche create tra i vecchi, con l’unica costante del ruolo sempre più centrale dei ragazzi di Forcella e quello di villain impenitenti riservato ai fratelli Capaccio.
Pian piano, però, nel corso della stagione (e soprattutto dal sesto episodio in poi) le cose hanno iniziato a girare male per il nuovo status quo e si è iniziato a capire che non solo la pace non sarebbe durata, ma che Gomorra non era alla ricerca di un vero cambiamento nelle proprie dinamiche. Per quanto la motivazione “Romeo e Giulietta” della guerra dei Levante a Patrizia fosse debole, così come ancora più deboli sono state le ragioni del disfacimento della lealtà a Sangue Blu, entrambe giocano un ruolo che all’interno della serie ragiona su una coerenza mai abbandonata: a Gomorra non importa dei personaggi, non li vuole vedere felici né salvi, non li considera mai redimibili o capaci di vera lealtà, neppure alla propria famiglia.
Gli ultimi due episodi, da questo punto di vista, sono quindi un ritorno alle origini che ci libera definitivamente dell’illusione della pace, dell’amore, della possibilità del riscatto e che illumina le intenzioni dello show innanzitutto da un punto di vista ideologico, eliminando sistematicamente la possibilità di un lieto fine a dispetto di qualsiasi sforzo dei suoi personaggi.
Il legame tra Genny e Patrizia è il più illuminante in questo senso e ci dimostra che la lealtà e quella che sembrava un’amicizia, persino l’aspettare un figlio, non contano più nulla nel momento in cui Genny non può più avere la situazione sotto controllo e soprattutto nel momento in cui ci si rende conto che sfuggire al proprio passato non è possibile (e se non è possibile per lui, non è possibile per nessuno) esattamente come è impossibile venire considerati con misericordia quando non la si è mai applicata nei confronti degli altri. Per quanto questa stagione ci avesse illuso che in questo mondo ci fosse spazio per i sentimenti, la realtà è che le amicizie e gli amori in Gomorra non sono mai una costante, nel migliore dei casi finiscono con la morte e il sacrificio di uno dei due oppure sfociano, immancabilmente, nel tradimento vero o sospettato. Come si può, d’altronde, essere umani in un mondo in cui la vita non vale nulla e l’umanità non soltanto non serve a raggiungere il potere ma diventa un ostacolo? Come dimostrano i momenti finali nel bunker, l’unico modo di essere capo è mettere da parte qualsiasi emozione e qualsiasi affetto o desiderio personale che non sia quello per i soldi, il potere e il comando.

La perdita di questo elemento di varietà nell’affresco generale non è soltanto una questione di rappresentazione ma anche di puro intrattenimento e coinvolgimento dello spettatore: il ritorno a Genny come capo unico indiscusso e, francamente, un po’ troppo invincibile ormai per stimolare vera empatia nello spettatore, potrebbe essere una perdita di ricchezza narrativa nonostante la forza indiscutibile dei drammatici minuti finali in cui Savastano fa piazza pulita di nemici che sono anche famiglia, uccide e tradisce gli amici, abbandona moglie e figlio e infine si rinchiude volontariamente in una cella monastica che è sinonimo di rinuncia alla vita come finora l’aveva conosciuta. Sono proprio questi ultimi minuti a tracciare, infatti, quella che sarà forse la linea delle prossime stagioni, prefigurandoci un futuro all’insegna della lotta tra crimine e giustizia – rappresentata dal duello con Ruggeri – e la progressiva trasformazione di Genny in suo padre Pietro. È la prima volta che la legge entra con tanta prepotenza nell’universo di Gomorra e questo avviene seguendo una progressione nella parabola di Gennaro, che ha seguito tutti i tropi del racconto di malavita a partire dal giovane inesperto fino al trauma che fa crescere, alla conquista dell’indipendenza, all’uccisione del padre e alla presa del potere, alla perdita di Ciro e poi del sogno di una vita normale, degli alleati e della famiglia; eventi che lo fanno arrivare solo e indurito al confronto con la Giustizia ma al tempo stesso criminale compiuto e privo di rimorsi e desideri.
In tanti sperano (anche grazie a una scena post credit che fa venire qualche sospetto) in un ritorno miracoloso di Ciro per ricreare le vecchie dinamiche, ma probabilmente non sarà questa la strada che seguirà Saviano perché mai, fino ad ora, la sua scrittura ha scelto di premiare i propri eroi in qualche modo. Gomorra non ha mai tifato né come dicevamo si è mai affezionata ai suoi protagonisti e, pur non mancando mai di mostrarne il lato profondamente umano, ha sempre scelto di ritrarli nel modo più verosimile possibile, schiacciati dalla macchina implacabile della vita criminale fino ad appiattirsi su modelli che non avrebbero mai pensato di emulare – Genny che diventa Pietro, ma anche Azzurra che diventa il padre e Patrizia che diventa Scianel – semplicemente perché a un certo punto la scelta è tra questo e la morte.

Voto episodio 11: 7
Voto episodio 12:7 ½
Voto stagione: 7 ½

mah….noia mortale, una non storia sempre uguale a se stessa, con l’inossidabile ciclo alleanza/tradimento/morte che si ripete ormai da 4 stagioni. Dialoghi imbarazzanti, per non parlare della recitazione da fotoromanzo degli attori che declinano tre tipi di espressione …sguardo arrabbiato, sguardo molto arrabbiato, sguardo arrabbiatissimo con fumo che esce dalle narici.. E quando” il diplomato” si leva gli occhiali, e guarda le sue vittime…allora si che si trema, come lo sguardo agghiacciante di Joe Pesci in quei Bravi Ragazzi.
La verità è che gomorra vera è finita con la seconda stagione…
La terza e la quarta sono due appendici anche abbastanza inutili secondo me.
La terza è guardabile, la quarta è obiettivamente orrenda, altro che 7,5… 4,5 al massimo!
Voto stagione 6 massimo ad essere generosi 6,5. Per me meglio questa quarta serie della terza ma alcuni episodi veramente noiosissimi.”Cattivi ” improponibili e Patrizia ottima come spalla non e’ riuscita a reggere nel ruolo di boss.
Recensione che tutto sommato a grandi linee posso condividere, ma voti troppo generosi. Purtroppo nè i personaggi nè la scrittura sono in grado di mantenere alta l’attenzione su una serie che ormai continua a ripetersi sia negli schemi del singolo episodio sia nella struttura complessiva delle stagioni. I personaggi più interessanti ormai sono andati per sempre e i nuovi falliscono sistematicamente il compito di non farli rimpiangere. Scene d’azione generalmente ben girate, ma dialoghi scadenti, a tratti imbarazzanti. Il mio voto alla stagione è un generoso 5.