Good Omens – Stagione 1 1


Good Omens - Stagione 1Sono passati quasi 30 anni dalla pubblicazione di Good Omens (uscito in italiano con il titolo Buona Apocalisse a tutti!), fantasy divenuto un cult soprattutto in patria inglese, e ora miniserie realizzata da Amazon con grandi investimenti soprattutto nel cast e negli effetti speciali.

Al timone del progetto c’è di nuovo Neil Gaiman, già co-autore del libro insieme al compianto Terry Pratchett, che decide qui di provare ad espandere l’universo della storia in sei lunghi episodi, con forse l’intento di omaggiare il suo amico e collega scomparso nel 2015.  Il libro nasce come risposta in chiave satirica ai film e ai romanzi che in quegli anni spopolavano sul diavolo o sulla venuta dell’Anticristo (pensiamo a successi come la saga di The Omen, o  Prince of Darkness di Carpenter, o The Seventh Sign, solo per citarne alcuni), e narra la storia di un angelo e un demone che uniscono le forze per cercare di impedire l’Apocalisse dopo la venuta al mondo del figlio di Satana.

La storia vanta un cast d’eccezione, tra cui spiccano i protagonisti Michael Sheen, nei panni dell’angelo Aziraphale, e David Tennant, in quelli del demone Crowley, oltre a ruoli più o meno secondari affidati ad attori del calibro di Jon Hamm, Miranda Richardson, Mireille Enos e altri. Il duo di protagonisti è indubbiamente il punto di forza principale del progetto, ma la serie si affida così tanto al loro istrionismo che i due attori finiscono per rappresentare anche il più fastidioso e peggiore punto di debolezza. Il lavoro che Sheen e Tennant sono in grado di fare col corpo e la voce è noto a tutti, ma qui sono tantissimi i momenti in cui la recitazione è talmente esagerata – e i dialoghi tra i due talmente esasperati – che il tutto perde di senso e finisce per sembrare più una gara di recitazione fine a se stessa, con tanto manierismo e davvero poca sostanza.
Il loro dualismo oscura tutti gli altri personaggi, che perdono così in termini di screentime e caratterizzazione. C’è dunque un che di macchinoso che impedisce alla serie di essere seguita con un minimo di empatia nei confronti dei suoi altri protagonisti, i quali spesso sono anch’essi costretti ad una recitazione talmente istrionica che, per quanto nello stile fantasy tipico di Gaiman, non diverte e non buca lo schermo. Ci sono, per di più, introduzioni immotivatamente lunghe per personaggi che poi raramente rivedremo nel giro di sei episodi, creando così un generale senso di confusione e frustrazione soprattutto per il minutaggio sprecato in interminabili scambi di battute tra Sheen e Tennant.

Good Omens - Stagione 1In generale, la serie ha gli stessi difetti di American Gods, altra serie tratta dall’universo di Gaiman (sebbene senza di lui al timone del progetto): c’è un’eccessiva ricerca nella forma e nello stile, ma priva di anima o qualunque costruzione narrativa. Gaiman dimostra di non saper conoscere molto bene il mezzo televisivo, e anche in Good Omens il senso della narrazione è continuamente frustrato da lunghe e inutile digressioni, da un’incapacità di dare ritmo e costruire un minimo di tensione narrativa. Il tutto è un continuo accumulo di scene disordinate, gridate, in cui l’attenzione sembra posta più a innalzare lo stile e la creatività dell’autore piuttosto che a servire un plot che, già di per sé, appare nella sostanza molto debole.
Ecco perché forse il principale difetto della serie sta proprio nella sua natura televisiva. La storia, che trent’anni dopo la sua uscita, non ha già più molto da dire nel panorama attuale, ha materiale sufficiente forse per un lungometraggio, ma certamente non per una miniserie di sei episodi. Il problema è che si sente tanto la necessità di dilungare tutto e trovare soluzioni nuove per dare un senso a 360 minuti di girato, ma è proprio qui che si avverte la pigrizia di un progetto che, invece di espandere il proprio universo, dilunga all’infinito i pochi elementi che lo caratterizzano.

Nemmeno l’elemento comico sembra riuscire a risollevare l’interesse nei confronti della vicenda. La commedia, infatti, è poco graffiante (in un’epoca in cui si sta osando tantissimo), forse perché molto ingenua e fanciullesca, adatta più ad una serie di venti anni fa. Le gag semplicistiche fornite da un umorismo britannico un po’ datato faticano a imporsi in un panorama moderno, in cui il genere si è evoluto in modi e stili sempre più raffinati e incisivi, anche quando non intenzionalmente provocatori. Al giorno d’oggi, Good Omens sembra più un obsoleto e puerile divertissment che un prodotto moderno in grado di stupirci.

Dato lo scarso successo di American Gods, rimane un mistero il motivo per cui Amazon abbia voluto investire in un progetto che non ha molto da dire, sebbene la bruttezza della CGI utilizzata per gli effetti speciali lasci intuire che la stessa piattaforma abbia voluto puntare molto più sui nomi in ballo che sulla qualità del prodotto finale. Dopo gli insuccessi di adattamenti come Jack Ryan e Hanna (altra storia inutilmente dilungata su 10 episodi), forse in casa Amazon si dovrebbe cominciare a pensare di impiegare maggiori energie sui propri prodotti originali.

Voto: 4½

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Un commento su “Good Omens – Stagione 1

  • Anna Maria Landini Monti

    4 e mezzo?!
    Ma scherziamo?!
    Non condivido per niente la tua valutazione.
    Io ho trovato la serie incantevole e i due protagonisti adorabili, oltre che bravissimi.
    Capisco che non tutti debbono amare Terry Pratchett (coautore con Neil Gaiman di “Buona Apocalisse a tutti” da cui e tratta la miniserie e cui è fedelissima) e i suoi libri, il suo umorismo, il suo mondo assurdo e paradossale, ma in tal caso dovrebbero sapere che la serie non è fatta per loro già in partenza.
    Io detesto certi tipi di serie come quelle dei supereroi e/o di fantascienza ma non mi ci metto nemmeno a parlarne perché non sarebbe giusto.
    Parto già prevenuta e lo so.
    Good Omens non è un capolavoro e non è perfetta ma a me è piaciuto moltissimo e me la porterò nel cuore.