
“Sanctuary” parte senza Mando e ci mostra un interessante contrasto con quello che abbiamo visto finora: il villaggio su Sorgan è pacifico, tecnologicamente limitato, con dei bambini che giocano con un pallone fatto di rami, nella prima apparizione del calcio in Star Wars. È una pace che dura poco, perché gli abitanti vengono attaccati da un gruppo di klatooiniani – apparsi per la prima volta ne Il Ritorno dello Jedi – che ricordano un’orda di orchi della Terra di Mezzo (uno di loro è Sala Baker, stuntman neozelandese che ha interpretato Sauron nella trilogia de Il Signore degli Anelli) . Il tutto dal punto di vista di una madre, Omera – Julia Jones – che cerca di proteggere la figlia. Una scelta non casuale in un cold open che in pochi istanti riassume perfettamente la tematica principale della puntata e della serie: essere un genitore.
La saga di Star Wars ha sempre ruotato attorno ai figli e all’eredità – positiva o meno – dei loro padri. Il Luke di Episodio IV è dopotutto il George Lucas adolescente che non voleva lavorare nel negozio del padre a Modesto in California per poter inseguire i propri sogni. The Mandalorian, però, ha un nuovo narratore, Jon Favreau, che cambia prospettiva e racconta la storia di chi deve crescere qualcuno. Nella nuova trilogia Han e Leia sono sì i genitori di Ben/Kylo, ma il rapporto viene esplorato dopo la rottura, quando entrambi devono confrontarsi con il loro fallimento.

Da fan di Star Wars è quasi naturale cercare di collegare qualcosa di nuovo a personaggi del passato, ma come si è visto nel caso di The Last Jedi questo può anche avere degli effetti negativi. I fan hanno passato due anni a chiedersi chi fossero Snoke o i genitori di Rey, e nel momento in cui le loro teorie non si sono rivelate vere hanno ingiustamente criticato l’ottimo lavoro di Rian Johnson, che ha invece saputo ribaltare queste aspettative e non per il semplice gusto di farlo, ma perché era il modo migliore per far crescere i personaggi. The Mandalorian è la dimostrazione che Star Wars può e deve distaccarsi dalla sua comfort zone per lasciare spazio a nuove voci.

Se fino a questo episodio The Mandalorian è stato un western nello spazio, nella quarta puntata la serie omaggia i film Kurosawa. “Sanctuary” ricorda infatti I Sette Samurai, dove un gruppo di samurai viene assoldato per difendere un villaggio. Non è la prima volta che una struttura del genere appare in Star Wars; già nella seconda stagione di The Clone Wars nell’episodio “Bounty Hunters”, Anakin, Obi-Wan e Ahsoka facevano la stessa cosa. La battaglia contro i klaitooniani ricorda molto Il Ritorno dello Jedi, una lotta tra chi impugna un bastone e chi ha invece dalla sua il prodigio tecnologico imperiale dell’AT-ST, che ha le sue origini nella guerra in Vietnam, e che Lucas ha più volte citato come fonte d’ispirazione per lo scontro di Episodio VI. Bryce Dallas Howard riprende l’AT-ST come se fosse un mostro della foresta, una scelta che rappresenta il punto di vista degli abitanti del villaggio che non avevano idea di che diavolo fosse il bipede imperiale.

Il mandaloriano è pronto a tutto pur di dare a baby Yoda quell’infanzia che lui non ha mai potuto vivere a causa della guerra. Quando Omera gli dice, “He could be a child for a while. Wouldn’t that be nice?”, la risposta di Mando è un “It would” con voce roca, spezzata, che rivela tutte le emozioni di qualcuno che sta sempre più rivedendo sé stesso in baby Yoda. È un momento molto toccante, che funziona grazie alla somma di tutti quei piccoli momenti sparsi nei precedenti episodi che ci hanno lentamente rivelato chi è Mando. È chiaro che questa pace non può durare in eterno, e l’arrivo del cacciatore di taglie nel finale è una brusca interruzione che ricorda a Mando che baby Yoda non potrà mai essere al sicuro, e che il loro cammino è destinato a proseguire insieme.
In un’epoca di prestige TV dove spesso si sente la frase “un film di dieci ore”, The Mandalorian fa un passo indietro e accetta in tutto e per tutto il formato televisivo. Sembra quasi un ritorno a serie come Flash Gordon che hanno ispirato il primo Star Wars, con qualche strizzatina d’occhio al mondo videoludico. “Sanctuary” è la calma prima della tempesta, l’ultimo momento di pace per Mando e baby Yoda che anticipa una seconda metà di stagione in cui gli attacchi di Imperiali e dei cacciatori di taglie si faranno più frequenti e la posta in gioco sarà sempre più alta.
Voto: 8
