
Ma soprattutto: dove sta la verità, nel mezzo come si dice o da tutt’altra parte? Tutto questo è Truth Be Told.
Nel 2000 uno dei più apprezzati scrittori americani e professore di fama nazionale viene assassinato in casa sua, durante la notte, mentre moglie e due figlie (gemelle) dormono al piano di sopra. Viene condannato all’ergastolo il giovane vicino di casa, grazie alla testimonianza chiave di una delle due figlie dello scrittore.

La prima di queste tre puntate ci parla proprio di questo, partendo già dal suo titolo: “Monster” è sì riferito a quello che la gente pensa (o che è stata portata a pensare) di Warren, ma anche a quella parte nascosta che c’è in ognuno di noi e che non sempre esce con chiarezza allo scoperto, ma quando lo fa – spesso spinta fuori da contingenze estreme – ci porta a chiederci chi siamo realmente. È molto ben scritta infatti la prima sequenza in cui vediamo insieme Poppy e Warren, diciannove anni dopo la sentenza: lo srotolarsi le maniche del detenuto è immagine metaforica del mettersi a nudo, nel fare vedere a tutti il peso di quello che ci è successo e che ci ha fatto diventare quello che forse abbiamo sempre tenuto nascosto dentro di noi: un mostro, ovvero la personificazione del peso inenarrabile delle conseguenze.

Questo senso di inadeguatezza, solo per essere una donna di colore, attraversa un po’ tutti i momenti di questi primi episodi, senza però essere didascalico e fastidioso: la sequenza in cui Poppy entra nel bar dei motociclisti è sintomatica di questo, dove bastano pochi sguardo e zero parole per farci capire come deve avere vissuto la giornalista per tutta la sua vita.
Ed è proprio anche grazie alla capacità recitativa di Octavia Spencer e a quel suo particolarissimo volto che Poppy risulta essere un personaggio sì deciso ma allo stesso tempo fragile e insicuro, e questo traspare dal rapporto di amore e odio con la sua famiglia, che sembra avere un peso specifico fondamentale nel plasmare lo stile e le decisioni del personaggio principale.
A proposito di personaggi e attori, spicca senza dubbio anche la presenza di Aaron Paul (Warren), anche se in queste prime tre puntate rimane quasi un fantasma che aleggia nelle vite di tutti i protagonisti; molta più importanza al momento è data alle gemelle Buhrman, interpretate entrambe da una sempre bravissima Lizzy Caplan, che fa trasparire l’enorme disagio che entrambe le sorelle stanno vivendo da vent’anni a questa parte, solo con il modo di parlare e con i due magnifici occhi espressivi che si ritrova.
In sostanza, Truth Be Told sembra essere partita davvero con il piede giusto, incanalando fin da subito la curiosità dello spettatore nell’aspettarsi svolte e imprevisti, facendo in modo che i personaggi prendano forma e ci spieghino chi sono con il procedere della storia, legati a doppio filo agli avvenimenti, così da non “perdere tempo” e rendere il tutto molto organico e piacevole.
La speranza è che si continui su questa strada, perché si ha l’impressione che la risoluzione (se mai ci sarà) della matassa potrebbe riservare davvero ottime sorprese.
Episodio 1×01 “Monster”: 7 ½
Episodio 1×02 “Black People In The Neighborhood”: 7
Episodio 1×03 “Even Salt Looks Like Sugar”: 7

A me il primo episodio ha dato talmente fastidio che non ho proseguito. Il mio problema è proprio la questione razziale: mi sta bene se lei si faccia problemi chè lui è della fratellanza ariana e lei è nera, non mi sta bene che possa dubitare del fatto che vada difeso quando in quello stato ce l’ha portato pure lei!
Il personaggio di Poppy è trattato con una benevolenza che puzza di, se posso coniare un termine, POST POLITICALLY CORRECT: è una giornalista che ha raggiunto la fama facendo la hater ma la cosa ci è raccontata come scontata e come se fosse lineare che la stessa persona diventi poi una difensora del “giusto”.
No no no. No.