
Del resto, ce l’ha dimostrato in questi ultimi anni il successo di show come American Horror Story, Castle Rock, The Haunting, The Terror, o il più recente Lovecraft Country.
Ogni network sembra in cerca della propria antologia, ognuna con la sua propria cifra stilistica autoriale. Ultimo arrivato della lista, questo Monsterland su Hulu, che rispetto agli altri sembra voler puntare su quel retrogusto nostalgico che ci riporta agli anni Ottanta e Novanta, alle estati passate a suon di Tales From the Crypt, Are you Afraid of the Dark? o Goosebumps. Ogni episodio è una storia diversa con una sua peculiare ambientazione, ognuna tratta dall’antologia di racconti horror di Nathan Ballingrud, “North American Lake Monsters: Stories”.
Il pilot della serie è anche quello che presenta, come biglietto da visita, i volti più conosciuti del numeroso cast: Kaitlyn Deaver (Justified, Unbelievable) e Jonathan Tucker (Kingdom, Justified, Westworld). La storia, ambientata nelle periferie senza via d’uscita di Port Fourchon, in Louisiana, ci introduce ad un mondo freddo e spietato di una lotta tra poveri, in una cittadina dove aleggia lo spettro di un serial killer, e con protagonista una ragazza madre su cui pesa un passato di abusi domestici. È quindi chiaro fin da subito, ed è questo l’aspetto più riuscito, che il vero horror sia proprio quello reale che circonda la vita della protagonista.

L’ingresso dal nulla del soprannaturale non fa, purtroppo, che svilire la cifra stilistica dell’episodio (rendendolo in un certo senso piu canonico), oltre che ingarbugliare senza alcun motivo una trama che fino a quel momento brillava proprio per la sua semplice ed efficace linearità. Quando questo accade, si ha quindi la sensazione di aver assistito a quasi quaranta minuti di presentazione della storia, che poi viene complicata e risolta con molta fretta nel giro di dieci minuti, con una conclusione che nella sua tragicità finisce per perdere molto del suo potenziale.
L’episodio ha il pregio di mettere in scena un personaggio femminile indubbiamente interessante, una ragazza che detesta il suo ruolo di madre, costretta ad una vita che non ha scelto, ma che si è sentita obbligata a percorrere (forse per rimorso, o forse per convenzione sociale), salvo poi rimanerci intrappolata senza alcun sostegno o aiuto da chi la circonda o dal contesto sociale. Nel tratteggiare la sua personalità, la serie sembra volere rifiutare case stregate, fantasmi, demoni, o mostri, per concentrarsi su un orrore molto più vicino e tangibile, e quindi ancora più spaventoso.

Ormai, ruotare una storia (o un’intera serie) sul concetto di “i veri mostri siamo noi e non le creature soprannaturali” non rappresenta più un elemento di novita o di rottura, a meno che non sia accompagnato da un approccio originale (come sta facendo benissimo Lovecraft Country). Monsterland dunque fornisce buoni spunti, e spicca per delle interpretazioni che elevano indubbiamente il valore del prodotto, ma in molti suoi aspetti appare confusionario nella direzione che vorrebbe prendere, mancando di personalità o semplicemente di una struttura che ne identifichi un’idea precisa che faccia da cifra stilistica all’intero progetto. Rimane un prodotto godibile (e in questo si collocherebbe piu in un palinsesto estivo che pre-Halloween), ma destinato probabilmente a perdersi presto nella marea di serie horror che hanno dimostrato di essere più al passo con i nostri tempi.
Voto: 6
