The Stand – Stagione 1


The Stand - Stagione 1Una pandemia improvvisa, la gente che comincia a morire, chi sopravvive fa strani sogni che sembrano sempre più reali: vi suona in parte famigliare?
Non stiamo parlando della situazione attuale del nostro pianeta, ma della trama di The Stand, miniserie di CBS All Access basata sull’omonimo romanzo di Stephen King, uno dei più apprezzati dell’autore del Maine. Sono quindi riusciti ad adattarlo in maniera decente?

Non c’è solo una risposta a questa domanda, perché il libro è talmente ampio e complesso che per forza di cosa incide sulla qualità del prodotto televisivo, specialmente se chi fruisce la serie tv ha letto e amato il suddetto romanzo, come chi sta scrivendo.
Partiamo da un fatto puro e semplice: era impensabile riuscire a ricreare le stesse atmosfere, spiegare il background dei personaggi, rendere unica nel suo genere la classica lotta tra Bene e Male che nel romanzo non è affatto così scontata e semplicistica come sembra. Il romanzo consta di 929 pagine – parliamo dell’edizione integrale del 1990 – e una miriade di sfumature e sfaccettature che è anche impossibile sintetizzare qui: a fronte di soli nove episodi, anche il più ottimista dei fan sapeva fin da subito che non avrebbe riprovato le stesse emozioni che ha provato leggendo The Stand. Questo non è per forza un male: abbiamo imparato, infatti, che una rilettura tra le righe di romanzi molto famosi può anche essere un plus per la scrittura di una serie o di un film, rendendo più fresco e magari anche più appealing un prodotto per chi conosce già per filo e per segno la storia.

The Stand - Stagione 1Qui spunta il primo “però”: la storia perde un po’ di significato e di appeal se si parla di questa storia in particolare e si cerca di comprimerla in un risicato tempo televisivo. Diciamo subito una cosa in favore degli autori: effettivamente era impossibile riuscire a dare un background molto costruito ai personaggi, facendo vedere cosa e chi erano prima della pandemia – che nel romanzo era fondamentale per capire anche molte delle azioni successive – e, in fin dei conti, tutto sommato con i protagonisti non hanno fatto un brutto lavoro, sempre al netto del fatto di avere di fronte anche spettatori che non conoscono le controparti letterarie. È stato tuttavia un peccato non prevedere almeno una puntata incentrata sulla vita “normale” di alcuni di loro prima che succedesse il tutto, anche in virtù della creazione di quell’atmosfera che avrebbe reso poi tutto più tragico. Intendiamoci, anche il libro comincia in medias res, ovvero nell’esatto momento in cui il virus si propaga, e solo successivamente e molto lentamente ci presenta i personaggi, raccontando chi erano e cosa facevano prima di diventare gli unici sopravvissuti sulla Terra; il problema è che nello show, mancando tutta una parte di flashback necessaria, si ha come l’impressione di andare di fretta, di voler creare subito la comunità di Boulder e il girone dantesco di Las Vegas, senza un vero e credibile dipanarsi degli eventi che avrebbero permesso di empatizzare, in positivo o in negativo, con i protagonisti. Questo, infatti, praticamente non avviene.

Proprio la fretta sembra essere una delle pecche principali di questo show, resa ancora più evidente da alcune direzioni che prende la scrittura delle primissime puntate, dove le scelte di montaggio rendono molto confuso l’ordine di narrazione, scelta che poi viene bruscamente abbandonata dalla terza puntata. La volontà di fare vedere quello che succede dopo e non prima può anche essere interessante in teoria, ma avrebbe dovuto avere un senso stilistico ben preciso all’interno della serie, cosa che invece non ha.

The Stand - Stagione 1Anche la potenza dei due personaggi cardine di The Stand come Mother Abagail e Randall Flagg è abbastanza ridotta, specie per quanto riguarda il personaggio di Whoopi Goldberg, veramente troppo sacrificato all’interno dei singoli episodi. La sua sparizione e la sua morte, inoltre, avrebbero dovuto avere un significato capitale e funzionale al dipanarsi degli eventi e delle scelte dei protagonisti, ma, per come il personaggio viene utilizzato nello show, c’è davvero pochissimo tempo per riuscire ad entrare in empatia con lei, per capirne la natura, i suoi messaggi e il suo ruolo nella vicenda. Molto più presente su schermo è Randall Flagg, che nel libro è il personaggio più carismatico e sexy (in tutte le sfumature del termine); cosa che gli autori tentano di replicare anche qui, facendo di lui però una rappresentazione un po’ stereotipata e sterile del personaggio, che raggiunge forse il massimo nel dialogo che ha con Lloyd Henreid nella prigione nella seconda puntata senza mai ritrovare quella forma. Certamente  troppo poco per far di lui quella figura terrificante che ti calamita con un solo sguardo, una persona che dovrebbe incutere timore solo a guardarla ma che purtroppo si perde nella scrittura pigra degli autori che non riescono a infondere il giusto carisma.

The Stand ha un predecessore, una miniserie tv di quattro episodi del 1994, con protagonisti Gary Sinise e Molly Ringwald: rispetto a quella, questa del 2020 è senza ombra di dubbio di un livello superiore, almeno per quanto riguarda le componenti tecniche: regia, fotografia e scrittura. Su questo non ci sono molti dubbi, ma non possiamo neanche negare il fatto che spesso la sceneggiatura è confusa, che procede col piede sull’acceleratore e che non riesce quasi mai a imprimere forza sui messaggi più profondi che l’opera di King portava con sé, e anche se in qualche caso ci prova il risultato non lascia il segno.

The Stand - Stagione 1Anche il finale – scritto tra l’altro da King stesso che aggiunge il particolare del pozzo che nel romanzo non esiste – lascia un po’ con l’amaro in bocca, pur non distanziandosi tantissimo da quello del libro: il problema di un finale un po’ debole in questo caso nasce a monte, dalle precedenti otto puntate che non hanno reso giustizia fino in fondo a una vera e proprio Bibbia di genere.
Insomma, questo The Stand ci lascia con una domanda tra capo e collo: ne è valsa la pena? La risposta la possiamo trovare in uno dei capitoli finali del libro (che nella serie non c’è, ma che per il modesto parere di chi scrive era fondamentale per capire lo spirito del racconto): quando seduti in veranda, Stu chiede a Frannie: “Pensi che la gente impari mai qualcosa?”. Ecco, la risposta di Frannie è anche quella che daremmo noi alla nostra domanda: non lo so.

Voto stagione: 6

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Informazioni su Ste Porta

Guardo tutto quello che c'è di guardabile e spesso anche quello che non lo è. Sogno di trovare un orso polare su un'isola tropicale.

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