
Girate nella bellissima ma in questo caso cupa Tenerife, le 8 puntate di 30 minuti (massimo) l’una sono in realtà uscite lo scorso venerdì, 19 marzo, in ritardo di un anno a causa delle restrizioni per l’emergenza sanitaria, che hanno bloccato le riprese dello scorso marzo.
La storia si apre con la protagonista e voce narrante Coral (Verónica Sánchez, La Gloria e L’amore, Il Molo Rosso) che presenta il club ‘Le Spose di Tenerife’, luogo in cui lavora come prostituta dopo un passato difficile. Di fianco a lei le amiche Gina (Yany Prado) e Wendy (Lali Espósito) con con cui ben presto si troverà a scappare per fuggire dagli scagnozzi di Romeo, il protettore che le tiene sotto tiro. Le tre donne si trovano infatti nel mezzo di una discussione con quest’ultimo, che durante la colluttazione però viene colpito, creando il panico e causando la loro fuga. Una prima puntata ricca di azione e colpi di scena che prospetta una serie tutta al femminile, che cerca di trattare tematiche forti come l’oppressione e lo sfruttamento delle donne e la ricerca della loro indipendenza.

Inoltre i villain, a partire da Romeo (Asier Etxeandia, Velvet) fino agli scagnozzi interpretati da Miguel Ángel Silvestre (Lito in Sense8, Narcos) e da Enric Auquer – che nella storia sono fratelli –, appaiono i cattivi per eccellenza senza se e senza ma e sono abbandonati totalmente a una dimensione macchiettistica e un po’ grottesca.
Fin da subito Sky Rojo si presenta promotrice di un ritmo veloce e incalzante, una caccia all’uomo con caratteristiche di un road movie ma dal tono tragicomico, che cerca di sdrammatizzare la gravità degli eventi che le ragazze si trovano ad affrontare con l’utilizzo di una comicità che però si rivela inizialmente abbastanza superficiale. Il risultato di questo tentativo è la messa in scena di un numero di gag sempre più inverosimili che, al posto di creare un’omogeneità e una coerenza nella tipologia di racconto, sembrano un’accozzaglia di battute e situazioni già viste e sentite, sommate fra di loro senza un particolare senso logico. Un’altra scelta stilistica messa in atto da Alex Pina è quella di ispirarsi al pulp tipico dei film di Tarantino, con tanto di splatter, oggetti relativamente contundenti che infilzano la carne come fosse burro spalmabile e sangue che schizza ovunque, allontanando di fatto tutte le persone non dedite a quel tipo di narrazione, senza però una ragion d’essere e una motivazione forte che le diano credito.
Il formato breve di circa 30 minuti crea un procedimento di sottrazione che porta quasi tutte le scene a raffigurare le nostre beniamine intente a fare azioni avventatissime o a scontrarsi con gli altri personaggi, con il risultato che questi ultimi riducono la loro esistenza a elementi di riempimento per l’arena o antagonisti del caso e nel frattempo non siamo nemmeno in grado di provare una vera empatia o immedesimazione per il trio, che appare sempre distante. Non c’è una scena in cui una di loro permetta di entrare, di scavare oltre la situazione di circostanza per cercare un conflitto che non sia fra quelli evidenti; le pochissime informazioni che si sono ottenute a fine puntata sono quelle date da Coral come voce narrante, a dimostrazione che non si è in grado di trasmetterle in una maniera più incisiva e meno didascalica.
Comunque, non tutto e non per tutti è una serie da accantonare: se si è appassionati del genere caricaturale, anche non fatto benissimo, la puntata può assolutamente piacere, è fresca, dinamica e gli attori sono per la maggior parte bravi e convincenti, salvo qualche eccezione. Resta comunque evidente che la costruzione della trama action e ad effetto superi e sia preponderante rispetto alla profondità dei suoi personaggi e al tentativo, anche troppo esplicito, di trattare temi importanti che rimangono però sempre sulla superficie. Confezionare un prodotto ‘semplice’ e facilmente decifrabile non è sempre un male, anzi, è intrattenimento e spesso molto divertente – lo stesso Pina ha realizzato una delle serie in questo senso più riuscite degli ultimi anni. Il problema in questo caso – la grande differenza – è nei legami, perché in una storia possono anche esserci imprecisioni o buchi di trama da giustificare, ma se la narrazione non ti porta ad interessarti dei protagonisti è difficile pensare di continuare la stagione.
Voto: 5

