
Nonostante tante piattaforme streaming da noi europei accessibili abbiano nella loro libreria di contenuti le prime tre stagioni di L’Attacco dei Giganti, dobbiamo ringraziare Amazon Prime Video e VVVID per una trasmissione in simulcast, in ritardo di solo pochi giorni rispetto alla messa in onda in patria. Questa scelta distributiva è stata vincente e ha catalizzato l’attenzione del pubblico sull’uscita dei nuovi chiacchieratissimi episodi, altra prova del successo di questo tipo di distribuzione rispetto al rilascio di intere stagioni tutte insieme. Un altro dei fattori che hanno alimentato la curiosità per questa quarta stagione è stato il cambio di studio d’animazione: da Wit Studio, che ha curato le prime tre, la palla passa allo studio MAPPA (Kakegurui, Jujutsu Kaisen), chiamato all’arduo compito di non far rimpiangere l’ottimo lavoro delle stagioni precedenti e allo stesso tempo di dare il proprio contributo originale e riconoscibile alla serie.

In tutto il conflitto tra Eldia e Marley risuonano fortissimi gli echi della storia del ‘900: in modo non troppo velato gli Eldiani, che vivono in un ghetto, assoggettati da una potenza straniera ipermilitarizzata, sistematicamente emarginati e sterminati, utili solo per il loro “potere”, rappresentano tutte le oppressioni e le discriminazioni razziali della nostra storia recente, dall’antisemitismo al razzismo verso gli afroamericani. Da questo punto di vista è spiazzante come Isayama, autore del manga e sceneggiatore della serie, scelga di ribaltare completamente il punto di vista ambientando una buona metà di questa prima parte di stagione all’interno del regno di Marley, mostrando le condizioni di vita degli Eldiani oppressi e approfondendo i rapporti di forza che intercorrono nella geopolitica fittizia del mondo de L’Attacco dei Giganti. Il simbolo di oppressione più grande è certamente la convinzione per i giovani di Eldia che l’unico modo che hanno per espiare quella sorta di “peccato originale” del loro popolo – di cui loro ovviamente non hanno alcuna colpa ma che ereditano involontariamente – sia quello di diventare dei “Guerrieri”, ovvero combattere e morire per la nazione di Marley e diventare così cittadini onorari.

La struttura narrativa, dunque, fa un uso molto intelligente di flashback, flashforward e racconti che si svolgono in parallelo, lasciando come sempre molti non detti e dando le risposte tanto attese alle domande che sorgono nei momenti giusti. È il caso per esempio del piano organizzato da Zeke ed Eren, che diventerà poi il centro dei dibattiti che chiudono questa prima parte di stagione: in sostanza la soluzione che propongono è un’utopia eugenetica che si fonda sul far estinguere in modo “naturale” il popolo di Eldia. In questo modo eliminando la forza distruttrice ed ereditaria dei giganti si eviteranno tutte le guerre per appropriarsene e, nella loro idea, questo porterebbe all’eliminazione totale dei conflitti. Una soluzione quantomeno discutibile che porta a galla questioni morali ed etiche molto complesse.

La quarta stagione de L’Attacco dei Giganti dimostra ancora una volta la grande forza narrativa del proprio concept, allargando lo sguardo e portando chi guarda a riflettere su tematiche importanti, oltre che seguire gli avvincenti sviluppi della trama. Questi temi, però, non sono mai proposti in modo sottile e vengono regolarmente sbattuti in faccia allo spettatore – ma questa è una delle caratteristiche tipiche della narrazione del Sol Levante. Lo sviluppo caratteriale di alcuni personaggi e le eccessive lungaggini di alcuni episodi possono risultare fastidiose, ma nel complesso ogni episodio è altamente godibile e interessante, con cliffhanger ben piazzati che tengono altissima l’attenzione. Un’altra menzione d’onore obbligatoriamente va alla sigla, che alterna grigie immagini belliche ai colori sgargianti delle esplosioni, creando un contrasto disturbante accompagnato dalla splendida “My War” del gruppo Shinsei Kamattechan.
Dopo una prima parte di stagione così convincente l’attesa per il finale di serie è ancora più alta; una seconda parte che si preannuncia ricca di azione a giudicare dal finale di “Cielo e terra”. Purtroppo per sapere cosa accadrà dobbiamo attendere almeno fino al prossimo inverno.
Voto: 8
