
A queste si unisce The Irregulars, un nuovo crime/mystery drama targato Netflix e creato da Tom Bidwell, che annovera tra le sue intenzioni quella di mostrarci l’universo di Sherlock in una chiave totalmente inedita e lontana dalla classica figura del geniale investigatore che siamo abituati a vedere.
Si tratta di un distanziamento che appare subito ben chiaro alla luce del fatto che i protagonisti di questa serie non sono Sherlock e Watson, ma i cosiddetti Irregolari di Baker Street: un gruppo di adolescenti senza famiglia che condivide un passato tormentato e una vita nei bassifondi della Londra vittoriana. Si tratta di personaggi appartenenti all’universo di Conan Doyle (appaiono, infatti, in Uno studio in rosso e in Il segno dei quattro) che vengono assoldati dai celebri Sherlock e Watson per aiutare nelle investigazioni. Il motivo per cui vengono assoldati è dovuto alla loro vita di strada, che permetterebbe loro di ricavare informazioni preziose a cui Sherlock e Watson non potrebbero avvicinarsi. Gli otto episodi di questa serie si concentrano dunque sulle bizzarre avventure affrontate dai quattro Irregolari Bea (Thaddea Graham), Jessie (Darci Shaw), Spike (McKell David) e Billy (Jojo Macari), a cui poi si unirà presto Leopold (Harrison Hosterfield), un giovane erede alla corona inglese che, innamorato di Bea ed attratto dall’autenticità del legame che i quattro condividono, decide di scappare dai fronzoli e dagli obblighi della vita a corte per unirsi agli Irregolari e per aiutarli a risolvere i misteri.


Si tratta di una novità rischiosa perché, per quanto la forte presenza del sovrannaturale possa aiutare lo show a distinguersi dalle numerose rivisitazioni dell’universo di Sherlock, gli elementi che hanno reso tanto amato quest’ultimo, come la deduzione logica e la lenta ma razionale ricerca di ogni più piccolo dettaglio che possa aiutare a risolvere i casi, qui vengono a mancare. Il vero problema sta nel fatto che ciò che caratterizza la specificità di questo show non è abbastanza forte per rimediare a tale svuotamento: The Irregulars, per sottolineare la sua unicità e versatilità, compie l’errore di voler attingere da una sorgente fin troppo vasta di diversi generi, finendo per risultare dispersivo e per non lasciare mai davvero il segno in nessuna direzione. Questa dispersività purtroppo condanna gran parte della riuscita dello show, perché impedisce anche agli stessi protagonisti di essere analizzati con la dovuta coerenza e profondità. È un problema soprattutto se si pensa a come le figure di Sherlock e di Watson (interpretati rispettivamente da Henry Lloyd-Hughes e Royce Pierreson) siano state volutamente messe da parte per dare spazio alle avventure e alle personalità degli Irregolari. Si tratta di una decisione in sé molto intrigante, perché ha permesso allo show non solo di distinguersi dagli altri, ma anche di rappresentare i due in maniera peculiare, mostrandoceli dal punto di vista dei vivaci e giovani Irregolari. I due, soprattutto Sherlock, appaiono come due figure sinistre, ben lontani dall’immagine vivace, geniale e brillante a cui in genere vengono accostati.

Purtroppo, la versatilità che Tom Bidwell avrebbe voluto dimostrare si è trasformata in un’arma a doppio taglio: non riuscendo a dare alcuna direzione precisa allo show, anche le novità più interessanti introdotte in The Irregulars non riescono mai davvero a colpire nel segno, condannando gli episodi a una massiccia dose di dispersività e di leggerezza. Nonostante questo, la serie resta nel complesso godibile e, in alcuni tratti, anche emozionante. Il cast, soprattutto per quanto riguarda i più giovani, si è di certo ben immedesimato nell’interpretazione di questa particolare rivisitazione ed ha contribuito a rendere The Irregulars uno show capace di intrattenere positivamente. Peccato solo che lo squilibrio e la dispersività citati in precedenza impediscano al nuovo prodotto di Tom Bidwell di distinguersi e di lasciare il segno quanto avrebbe potuto e voluto, impedendogli di spiccare fra le numerose rivisitazioni dedicate all’universo di Conan Doyle.
Voto: 6
