
In un periodo storico della cultura pop in cui tutti gli studi più importanti in possesso di qualche proprietà intellettuale di successo cercano di costruire un racconto stratificato, interconnesso, e multimediale, un’idea come quella di Star Wars: Visions potrebbe risultare come una boccata di aria fresca. Trattandosi però di un progetto antologico, in cui le puntate non presentano dei collegamenti tra loro o con il canon di Star Wars – se non utilizzando elementi iconici come le spade laser o gli Star Destroyer –, inevitabilmente il risultato a livello qualitativo è un po’ altalenante, e alla fine, se non con qualche rara eccezione, le nove puntate che compongono questa prima stagione lasciano poco o niente allo spettatore.
A livello visivo e registico, non c’è nulla da ridire. Il lavoro tecnico è davvero eccezionale e la magia degli anime funziona perfettamente nella galassia di Star Wars, soprattutto negli epici scontri con le spade laser che – inevitabilmente – costellano queste nove puntate, e con il manierismo tipico del genere, offre davvero qualcosa di nuovo per gli occhi degli spettatori. Pensiamo per esempio al primo episodio (forse il migliore insieme a “The Elder”), dove l’unione dell’estetica della saga a quella del periodo feudale del Giappone, spesso portato in scena da Kurosawa, funziona incredibilmente bene, e la scelta di usare il bianco e nero per dare ancora più spessore ai momenti in cui il colore appare, risulta assolutamente azzeccata.

Quello che pesa, però, anche nei casi in cui il racconto è davvero avvincente e che in qualche modo presenta un cambio di prospettiva interessante a quanto visto già molte volte, è la sensazione che molti di queste storie abbiano troppo poco tempo a disposizione per sfruttare a pieno il loro potenziale, con alcune puntate che finiscono addirittura con dei cliffhanger, come a promettere che ci sarà una continuazione, un fatto tutt’altro che scontato. Per ora, l’unico episodio che sappiamo avrà un prosieguo, è “The Duel”, che vedrà il suo protagonista apparire nel romanzo Ronin: A Visions Novel – in uscita il 12 ottobre di quest’anno – in cui apparirà una versione alternativa degli eventi di Star Wars.
Un altro elemento che stona, e che non è detto sia un problema per tutti, è riconducibile ad alcune scelte stilistiche (non tanto l’animazione, che come già detto prima è uno dei punti di forza) e di design che rendono quasi alienante la visione, collocando la serie troppo lontana dallo Star Wars che conosciamo. È evidente e giustissimo il voler immergere i racconti nell’immaginario giapponese, ma nel corso degli anni la saga di George Lucas è sempre riuscita a prendere in prestito elementi da altre culture e a declinarli perfettamente all’interno della galassia lontana lontana, cosa che non avviene in questa serie.

È curioso come questa serie arrivi quasi in concomitanza con What If…?, che invece sta facendo un ottimo lavoro nel raccontare storie che non sembrano legate alla timeline principale dell’MCU, dando la possibilità agli autori del progetto di sbizzarrirsi come meglio credono, senza però chiudere la porta a una possibile connessione con le controparti live action (e qui, inevitabilmente, è anche merito della scelta di aprire le porte al multiverso). In definitiva, quello che inizialmente sembrava poter essere un ostacolo per molti, ovvero l’animazione anime, è in verità il punto di forza, mentre l’apprezzamento che avrete delle scelte narrative dipenderà anche molto dalla capacità che avrete di dimenticare per un attimo (o meglio, per poco più di due ore), tutto quello che riguarda Star Wars all’esterno del progetto Visions. Per chi invece si dovesse trovare deluso, il consiglio è di andare a vedere (o rivedere) il Clone Wars di Genndy Tartakovsky, da poco disponibile su Disney+, una vera e propria pietra miliare dell’animazione.
Voto: 6 ½
Nota: Tra gli extra legati a Visions che trovate su Disney+, c’è anche una serie di corti in cui i vari autori degli studi d’animazione coinvolti parlano della lavorazione degli episodi e dell’influenza che ha avuto Star Wars sulle loro vite. Si tratta di una chicca molto interessante che merita assolutamente una visione, anche a fronte di puntate davvero brevi che non superano mai i sette minuti.
