
Da questo punto di vista Outer Range, nuova serie di Amazon Prime Video creata da Brian Watkins, attinge all’immaginario western a piene mani, ricordando un’altra serie di successo degli ultimi anni anch’essa incentrata su vicissitudini familiari e con un divo di Hollywood come protagonista: Yellowstone. Nel tentativo però di distanziarsi dalla serie con Kevin Costner, Outer Range aggiunge alla sua trama un elemento mystery/fantasy e sceglie un tono decisamente più drammatico e serioso, con un alone di catastrofe imminente che si traduce anche in una fotografia molto cupa e in interpretazioni decisamente sopra le righe.
La storia di Outer Range è incentrata sulla famiglia Abbott, proprietaria di un ranch nel Wyoming e formata da Royal (Josh Brolin), capofamiglia e colui che gestisce effettivamente le attività sul suo terreno, la moglie Cecilia (Lili Taylor), i due figli Rhett e Perry e la figlia di quest’ultimo, Amy. La scomparsa recente della moglie di Perry ha sconvolto gli equilibri familiari, travolti anche dalla scoperta da parte di Royal di un gigantesco “buco nero” all’interno della sua proprietà, un oggetto misterioso che dall’aspetto non sembra di questo mondo. Ad aggiungersi alle problematiche della famiglia Abbott – alle quali si sommeranno dei problemi con la giustizia – c’è la famiglia rivale che vuole prendersi la loro terra, i Tillerson, e una strana ed enigmatica ragazza che si è accampata sul loro terreno. Tutti questi elementi si fondono in quello che sembra un drama familiare molto legato all’ambientazione e al genere a cui si ispira, con delle incursioni legate all’esoterismo e al soprannaturale.

L’idea che sembra sottendere la scrittura del personaggio di Josh Brolin, e in generale quella di tutto Outer Range, è quella di rappresentare a livello macroscopico la crisi del machismo tipico del mondo western: Royal è un uomo decadente che cammina sul filo sospeso di un mondo superato dagli eventi che lo circondano. La crisi di Royal è una crisi interiore che si riflette all’esterno e il grande buco nero con il quale si confronta è una voragine aperta nelle sue credenze e nei suoi valori; non per niente una delle linee di dialogo più esplicative di questi due episodi è proprio un suo discorso sul fatto che persino Dio, il loro Dio – “loro” inteso come della tradizione di coloni americani bianchi e protestanti – li abbia abbandonati. Questa metafora è il grande contenitore tematico nel quale si sviluppa la serie, anche se viene troppo spesso urlata e sbattuta in faccia allo spettatore con le interpretazioni quasi sempre in overacting dei suoi protagonisti: senza fare spoiler, ne troviamo esempi dal già citato discorso di Josh Brolin a tavola agli scatti d’ira che travolgono improvvisamente alcuni personaggi, per non parlare di certi dialoghi che vorrebbero sottolineare l’enigmaticità delle parole in essi contenute ma che spesso fanno sì che i personaggi risultino ridicoli – in tal senso si fa riferimento soprattutto al personaggio di Autumn e in particolare ad alcuni frammenti del secondo episodio.

Molti hanno sottolineato come Outer Range faccia discendere la sua parte mystery da capisaldi della televisione come Lost – e chi non la cita quando si parla di mistero – e Dark – dal quale effettivamente recupera un certo virtuosismo visivo e un tono molto cupo –, ma in realtà si potrebbero citare decine di show dalle quali la serie di Brian Watkins va a pescare qualcosa. La realtà è che si tratta di una serie molto derivativa, che tuttavia riesce a risultare intrigante e a catturare l’attenzione dello spettatore grazie ad alcuni colpi di scena ben piazzati e a un comparto tecnico di alto livello. Difficile dire se gli otto episodi da cui è composta la stagione – distribuiti da Amazon settimanalmente due a due – costruiranno una trama solida e in grado di distinguersi dalle grandi serie a cui si ispira: al momento “The Void” e “The Land”, al netto dei loro difetti, risultano una buona introduzione a una storia che potrebbe spiccare il volo così come accartocciarsi su se stessa.
Voto 1×01: 6½
Voto 1×02: 6
