Julia – Stagione 1


Julia – Stagione 1Se negli Stati Uniti la cucina francese è ancora sinonimo di altissima raffinatezza (e impossibile da frequentare senza ipotecare il proprio appartamento) e al contempo comunque molto popolare, lo si deve anche in parte alla grossa influenza avuta da Julia Child, che con il suo “The French Chef” (e altri programmi a seguire) ha portato al successo la formula del cooking show fino a quel momento relegato in secondo piano.

La popolarità di Julia Child, simboleggiata dalla sua presenza fisica imponente e dalla voce così distintiva, è ancora oggi confermata dai molti prodotti televisivi e cinematografici a lei dedicati – solo quest’anno è uscito un documentario dedicato alla sua figura, ed è ancora popolarissima l’interpretazione di Meryl Streep in Julie & Julia del 2009. La sua cucina, che è poi stato il set televisivo dei suoi primi show, è ancora oggi ospitata al National Museum of American History di Washington. Co-autrice di un libro di ricette di enorme successo, “Mastering the Art of French Cooking,” Child divenne un vero fenomeno televisivo, il cui ruolo nella trasformazione dello stile alimentare degli Stati Uniti è ancora oggi fonte di importanti discussioni. Quel che è certo è che nessuno prima di Julia Child aveva saputo imporsi nell’immaginario collettivo come sinonimo di cucina. E lei ci è riuscita, portando il fascino (e in parte esotismo) della cucina francese nelle case statunitensi.

Julia – Stagione 1La HBO le dedica ora questa miniserie, che si concentra proprio sui suoi primi passi nel mondo della televisione. Ci sono, in verità, due piani paralleli su cui gli autori cercano di muoversi: da un lato c’è la vicenda personale di Child, la sua vita e la sua reazione al crescente successo; dall’altro c’è lo sguardo metanarrativo sulla cultura americana di quegli anni, che si divide tra le aspirazioni ‘serie’ del servizio pubblico televisivo e lo scarso rispetto intellettuale verso il mondo della cucina, nonché verso l’interesse popolare nei confronti della televisione e degli spettacoli sul cibo.
Sono questi i punti su cui la serie si concentra e su cui vale soffermarsi maggiormente. Per quanto riguarda l’aspetto più personale di Julia Child, non si può che iniziare raccontando il modo profondo ed efficace in cui Sarah Lancashire interpreta la cuoca americana. La sua imponente figura e l’ottimo lavoro sulla voce è una pura delizia, capace di spostarsi dalla comicità di alcuni momenti ad altri di maggiore impatto emotivo. Lancashire domina la scena non solo per la somiglianza con la vera Julia, ma soprattutto per la varietà delle sfumature che riesce a donare alla propria interpretazione.

Dopo una vita spesa al seguito del marito in giro per il mondo, in particolare in quella Francia di cui apprezzerà per sempre la cucina (e il vino), i Child ritornano negli Stati Uniti per condurre quella che sembrerebbe una pacifica vita da pensione a Cambridge, Massachusetts. È straordinario vedere, invece, come proprio da questo momento di fallimento, quando la carriera di Paul finisce, quella di Julia può finalmente iniziare sul serio. Se, infatti, il successo del suo libro le porta una certa popolarità, è anche vero che è anche ciò che spinge Julia a cercare di più, a volere qualcosa di più ambizioso. L’inarrestabile ascesa al successo da parte di una donna brillante e capace porta con sé i dubbi e le ansie di dover gestire il costante sguardo degli altri. Prima desiderato e poi temuto, il successo si trasforma in una costante rivalutazione di sé stessa e dei propri rapporti più intimi, incluso un matrimonio che affronta (e vince) uno stravolgimento delle dinamiche familiari, con un uomo che deve adattarsi a una realtà atipica per l’epoca. Questo argomento, in realtà, diventa un po’ il fulcro narrativo della serie: le donne di Julia sono molte e tutte dotate di una personalità più o meno forte, più o meno fedele a Julia Child e che in lei cercano ognuna un pezzo di sé.

Julia – Stagione 1Questo presta il fianco alla critica maggiore che si può fare alla serie Julia, ovvero l’incapacità di affrontare fino in fondo e senza parzialità i temi che si prefigge di trattare. Pur lasciando da parte la questione razziale, che viene affrontata in modo molto debole tramite il personaggio (inventato) di Alice Naman, il vero tallone d’Achille della serie è il voler scrivere un’agiografia di Julia Child senza permetterle di affrontare sul serio i temi più spinosi che la circondano. Ad esempio, è ben noto il rapporto tumultuoso di Julia (e soprattutto di Paul) con l’omosessualità, almeno fino alla crisi dell’AIDS. Questo argomento non solo non viene praticamente toccato dalla serie (se non in una battuta en passant di Paul), ma viene celebrato nella terza puntata con evidente supporto.
Ancor meno riuscito è invece il trattamento dell’argomento femminista che circonda la figura di Julia Child almeno nei primi anni della sua carriera. Il giudizio negativo di una parte del femminismo americano risulta forse ingiusto con gli occhi di adesso, ma all’epoca si discuteva molto su che cosa significasse avere una donna in televisione che insegnasse (soprattutto ad altre donne) come essere più efficienti in cucina. In particolare, è ben noto in rapporto complesso che si genera tra Child e Betty Friedan, la fondamentale attivista nonché autrice di “The Feminine Mystique”. La serie se ne occupa negli ultimi due episodi, raccontando il (fittizio) incontro tra queste due idee, ovvero la possibilità che Child possa proporre un’ideale di donna-casalinga sempre più rinchiusa nelle mura domestiche, trasformando il ruolo subalterno in cucina in una gabbia dorata. La questione è molto complessa e non è il caso di trattarla qui, ma si tratta di un ragionamento comprensibile che si è poi in generale rivelato, se non errato, quantomeno infelice.
Julia Child ha contribuito a rendere la cucina qualcosa di più di un tedioso impegno quotidiano e nel frattempo ha messo in primo piano le donne, grandemente sottorappresentate in televisione (e di conseguenza troppo assenti nelle case americane). Eppure, la serie tratta la questione in modo quasi offensivo: il loro dialogo, inizialmente piacevole, viene deviato da Friedan, che sembra rappresentare le stereotipo della femminista incattivita incapace di godere dei piccoli piaceri della vita, che ‘rovina’ un momento di celebrazione; non solo ferisce i sentimenti della protagonista della serie, diventando inevitabilmente la villain dell’episodio, ma viene rimproverata (direttamente o indirettamente) da tre uomini, incluso l’amatissimo Mr. Rogers (in un finale tutto sommato posticcio). Il tema ritorna con ancora più forza nel finale di stagione, con Julia alle prese con la messa in discussione dei suoi sogni e dei suoi progetti. Il discorso di Paul cerca in parte di delimitare l’argomento, ma fa troppo poco e non si arriva mai in scrittura a problematizzare l’intera questione. Quello che Julia si ritrova a fare e le battaglie in cui è coinvolta vengono al pettine nel settimo episodio, da questo punto di vista il più ricco di possibili approfondimenti; eppure gli autori sembrano troppo spaventati che ogni posizione alternativa a quella della loro protagonista possa rappresentare un difetto e non un arricchimento: ecco, allora, che Julia prova ad affrontare certi temi – perché nel 2022 non si può non problematizzare il contesto in cui si scrive – senza però permettersi davvero di farlo.

Julia – Stagione 1Accettato, dunque, il fatto che la serie non si complicherà la vita, è comunque un piacere seguire gli eventi che circondano la vita di Julia anche e soprattutto grazie a un meraviglioso cast. Se di Sarah Lancashire abbiamo già parlato, menzione speciale va a una grandiosa ed esilarante Bebe Neuwirth, che regala alla sua Ava grandissima umanità nonostante un filtro in apparenza burbero e indifferente. I suoi scambi con David Hyde Pierce, poi, sono i momenti di comicità leggeri più riusciti della serie, permettendo allo show di rimanere interessante anche quando non c’è Julia Child al centro della scena.
Non altrettanto riuscite sono, per ragioni diverse, Alice e Judith. La prima, un personaggio fittizio, non ha una vera storyline indipendente, nonostante si sia scelto di creare ad hoc un personaggio nero, muovendosi in questo modo così pericolosamente vicino al tokenismo. Per Judith Jones, invece, si è scelta una strada insolita: parliamo di una delle editrici americane di maggior successo, colei che ha fatto conoscere agli americani Sartre, Camus, Anne Frank, nonché poi autrice lei stessa di libri di cucina. Nella serie tutti questi aspetti sembrano secondari alla totale dedizione e dipendenza da Julia Child.

Julia è una serie piacevolissima da seguire ma abbastanza innocua. Racconta la storia di una donna atipica e per questo di grandissimo successo, e nel frattempo getta uno sguardo a tratti originale su un’epoca e sui modi infidi in cui il sessismo ha imposto una visione del mondo distorta e ristretta. Il rinnovo per una seconda stagione, però, lascia ben sperare: ci sarà più tempo (e forse più coraggio) per permettere a questa serie di fare il grande salto da piacevole intrattenimento a qualcosa di più memorabile.

Voto: 7 

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Informazioni su Mario Sassi

Ormai da anni ho capito che il modo migliore per trascorrere le ore in aereo è il binge watching di serie TV. Poche cose battono guardare LOST mentre si è sull'oceano.

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