
Questa nuova serie è l’adattamento del libro The Brass Verdict, secondo romanzo della serie incentrata sui casi dell’avvocato difensore Mickey Haller, famoso per studiare i casi non in un comodo ufficio, ma in giro per la città a bordo di una delle sue Lincoln. Qui lo ritroviamo appena uscito da un rehab per curare la sua dipendenza da antidolorifici e alle prese con le difficoltà di ricostruire la propria reputazione. L’occasione perfetta arriva quando un suo ex-collega viene ucciso e Haller eredita tutti i suoi casi, compreso quello più scottante e che potrebbe mettere potenzialmente a rischio anche la sua stessa vita.
La figura di Mickey Haller era già stata portata sul grande schermo nel 2011 nel film dallo stesso titolo con Matthew McConaughey, ma l’ampio materiale e i tanti personaggi poco si prestavano ad essere condensati in 120 minuti. Il formato televisivo sembrava quindi ora la scelta più ovvia, una scelta che pemette sicuramente di dare il giusto spazio all’ampia cerchia di protagonisti di questa storia, sebbene anche in questo pilot si abbia a tratti la sensazione che siano tutti soffocati dal poco minutaggio a disposizione.

Forse da un personaggio come David E. Kelley e dalla sua collaborazione con Ted Humphrey (storico showrunner di The Good Wife) ci si poteva aspettare qualcosa di più sofisticato, ma i due scelgono un approccio il più onesto e divertito possibile al materiale e costruiscono un prodotto per tutti e perfettamente godibile (ideale per una piattaforma come Netflix attualmente alle prese con il suo primo vero momento di crisi). Il pilot infatti non ha grandi ambizioni, ma non fa neanche finta di averne e questa è paradossalmente la sua carta vincente. La serie si impegna a fare il suo lavoro, costruisce dei personaggi perfettamente caratterizatti anche con poche battute e dà vita a dialoghi serrati ed asciutti che scandiscono il ritmo di un episodio che scorre velocissimo.
Il personaggio di Mickey Haller può sembrare il classico “genio” della professione però tormentato dal canonico “fatal flaw” (la dipendenza da oxycodone in questo caso), ma la serie evita di costruire un personaggio maledetto o larger than life: si rimane su un registro medio, che fa di Lincoln un average man con un particolare talento/passione per il suo lavoro e che cerca di rimanere a galla barcamenandosi nella “normalità” di due divorzi, vecchi traumi, omicidi di ex-colleghi e la miriade di casi che si trova a gestire contemporaneamente. Inutile dire che Manuel Garcia-Rulfo (6 Underground, From Dusk Till Dawn) è una piacevolissima scoperta e ha il volto perfetto per un personaggio a tratti sfrontato, a tratti estremamente umano e fragile.

Si potrebbe forse criticare un approccio indeciso alla struttura, in bilico tra l’essere un procedural con il tipico caso settimanale e un prodotto da una trama più forte e forse più adatto allo streaming. Il pilot percorre entrambe le strade e per un momento sembra quasi perdersi e non prendere una strada precisa. Il tutto cambia nel momento in realtà in cui il caso settimanale serve a introdurre un nuovo personaggio chiave per la storia, ma sarà da vedere come la serie saprà gestire questa doppia identità nelle prossime puntate.
The Lincoln Lawyer non rappresenta nessuna grande novità nel panorama televisivo, anzi sembra forse un tipo di show che gioca sul sicuro e che segue una formula che non ha nulla di innovativo. Ha il potenziale per poter spingere su un registro maggiormente drammatico (due divorzi, una dipendenza da farmaci, casi dalla dubbia morale), e invece sceglie la strada della normalizzazione, quasi come ad evitare quella trappola e puntare invece su un tono più leggero e scanzonato. La scommessa è vinta e seppure The Lincoln Lawyer non cambierà la vostra vita, rimane comunque un intrattenimento valido con il probabile obiettivo di farvi trascorrere qualche searata piacevole durante l’imminente stagione estiva.
Voto: 7
