
Queer as Folk non è stata certo la prima serie a parlare di omosessualità, ma lo ha fatto con un linguaggio e un coraggio visivo che non aveva paragoni. Invece di chiedere il permesso di esistere mostrandosi in una versione ripulita e accettabile per il grande pubblico, entrando in punta di piedi, Queer as Folk fece dell’eccesso e dell’esplicito il proprio marchio di fabbrica e mostrò scene che, sulla televisione americana, non s’erano mai viste. Dal punto di vista narrativo, nonostante siano stati introdotti argomenti molto seri, si usò un generale formato da soap opera, costruendo costanti amori, passaggi di coppie, e alcuni personaggi che, per quanto iconici, erano anche assorbiti in un certo edonismo.
Ora Queer as Folk ritorna, stavolta nelle mani di Stephen Dunn, per Peacock in dieci episodi (su STARZPLAY anche in Italia a partire dal 31 luglio). Passati più di vent’anni – che nella percezione comune sembrano due secoli – dalla prima messa in onda, lo show deve adattarsi agli estremi cambiamenti che sono avvenuti nella società (in questo caso americana), prendendo una serie di decisioni importantissime: da un lato si sceglie di far esplodere di colori e rappresentanza i personaggi principali, non limitandosi più a un totale dominio di maschi bianchi, dall’altro si inserisce una vicenda drammatica che funge da collante per tutta una nuova direzione.

Il cuore di questo primo episodio è il ritorno a New Orleans di Brodie (Devin Way), il quale era partito per la scuola di medicina a Baltimora e ora si ritrova, per motivi non del tutto ancora chiari, di ritorno nella sua città natale (da segnalare che la madre è interpretata da Kim Cattrall). Intorno a lui orbitano, in vario modo, Ruthie (Jessie James Keitel) e Shar (CG), alle prese con una prossima genitorialità, Noah e Daddius, rispettivamente ex e miglior amico di Brodie, i quali nel frattempo hanno iniziato una relazione in segreto. Largo spazio è poi dato a Mingus (Fin Argus), teenager con il desiderio di affacciarsi sul mondo delle drag queen. Da questo primo episodio si possono già immaginare certi discorsi che si faranno nella serie; il grosso, però, è ancor tutto da definire e a volte ci si può sentire un po’ persi nel pilot per la grande moltitudine di personaggi introdotti e i loro collegamenti personali.
Alcune delle dinamiche relazionali che caratterizzavano il prodotto originale sembrano qui intravedersi sotto un simile profilo – in particolare la coppia protagonista –, ma per il resto questa nuova incarnazione pare promettere molto di più di quanto ci si sarebbe atteso. Questo accade anche perché le vicende personali e uniche dei protagonisti si collegano con la tragedia che irrompe nella seconda metà del pilot e che senza dubbio condizionerà il resto della stagione: era da poco iniziato il 12 giugno 2016 quando un uomo entrò nel Pulse, famoso locale gay di Orlando, in Florida, e uccise 49 persone, ferendone molte di più. È stata una delle stragi americane con più vittime e ha lasciato una ferita indelebile nella coscienza della comunità queer americana, a nemmeno un anno dalla legalizzazione dei matrimoni omosessuali che aveva dato l’illusione di una diversa accettazione.

Queer as Folk si ripresenta in questo 2022 in una nuova versione e con un pilot coraggiosissimo. Ritornano alcuni dei punti forza della serie madre, inclusa la passione per alcol, droghe e sesso esplicitamente mostrati, ma accanto ai vari triangoli amorosi e scandali sentimentali si intravede una narrazione solida e con grandi ambizioni. La varietà del proprio parterre di personaggi, poi, promette una serie che vuole ancora essere influente molti anni dopo la prima ideazione, e sembra avere certo quantomeno gli strumenti a propria disposizione per riuscirci. In un’epoca in cui certi diritti che sembravano totalmente acquisiti vengono di nuovo messi in discussione, Queer as Folk vuole tornare a parlare di comunità e accettazione: non ne abbiamo mai abbastanza.
Voto: 7½
