
E non è che non li abbia, ma se nei due film la vorticosità della trama faceva chiudere un occhio su qualche elemento rivedibile, questo viene più difficile con la lentezza dei due recenti episodi e la piattezza dei suoi personaggi.
Avevamo lasciato Benjamin Franklin Gates (Nicolas Cage) reduce dalla scoperta della leggendaria città d’oro, e in procinto di rivelare il contenuto della pagina 47 del libro segreto dei presidenti degli Stati Uniti. Ora troviamo invece Jess Valenzuela (Lisette Olivera) alla ricerca di un tesoro pre-colombiano, obiettivo già cercato dal padre – un cacciatore di tesori ucciso dagli uomini del misterioso Salazar. A darle il primo indizio è il già noto ex agente Sadusky (Harvey Keitel), e dopo l’iniziale reticenza, la protagonista scopre che il tesoro è legato alla sua famiglia più di quanto potesse inizialmente pensare.

Ad essere forzati sono anche tanti aspetti relativi alla trama o, per meglio dire, diverse scene trattate con superficialità e maldestrezza al fine di far proseguire la vicenda-caccia al tesoro. Come l’ex agente FBI Peter Sadusky, inizialmente descritto come malfidato ma che non ci pensa due volte a svelare tutto alla protagonista appena incontrata, o ancora la scena nella loggia massonica in cui Jess si accorge che sull’altare c’è una stella diversa dalle altre e che quella è la chiave per il primo indizio – da un fermo immagine, però, quelle stelle sembrano tutte uguali. Insomma, sono tutti dettagli che regia e sceneggiatura hanno preferito trascurare pur di far entrare più trama possibile negli episodi: tra scene inutili e dialoghi tirati per le lunghe, l’unica cosa degna di nota e che genera un po’ di interesse è il colpo di scena nel finale della seconda puntata, col quale la serie si guadagna un grosso punto a favore in extremis. Rimane il fatto che la lentezza di alcune scene è quasi esasperante, nonostante l’inizio in medias res del primo episodio “I’m a Ghost – le cose addirittura peggiorano con le sequenze piatte e anonime a inizio della seconda puntata “The Treasure Map”.

La trama è piuttosto scarna, ma questo la rende nitida e scorrevole e con la potenzialità di infittirsi nei rimanenti otto episodi, a patto che a prendere un po’ più di forma siano anche i personaggi. Già, perché i protagonisti spiccano in negativo per la loro bidimensionalità, anche quando l’interpretazione non è affatto male: è questo il caso di Tasha, con Zuri Reed (The Get Down) che regala quella che forse è la miglior prestazione attoriale di tutto il cast (anche di quella di Zeta Jones di cui parleremo tra poco), seppur interpretando il classico personaggio dell’amica-aiutante nera il cui ruolo consiste esclusivamente in una rivedibile linea comica e nel fare domande alla protagonista, così da permettere a quest’ultima di spiegare al povero e ottuso pubblico cosa sta succedendo.
La cattiva interpretata da Catherine Zeta Jones, Billie, è quanto di più stereotipato si possa immaginare: elegantemente vestita, sempre accigliata, senza scrupoli e mossa solo dalla voglia di ricchezza (anche se di soldi e potere sembra già averne abbastanza, come del resto molti cattivi della storia del cinema e della tv). La protagonista, Jess, non è da meno, con la sua inverosimile abilità nel risolvere enigmi e “notare cose che nessun altro noterebbe”, e una background story raffazzonata e poco ispirata. Poi, a dirla tutta, anche Liam, il nipote di Sadusky, con la sua chitarra e la camicia sbottonata sembra uscito da un episodio di Camp Rock, che insieme alla colonna sonora in chiave pop rock moderno, a tratti fa sembrare National Treasure un nostalgico prodotto di Disney Channel – e no, il fatto che la serie sia su Disney Plus non è più una scusa.

Voto 1×01: 5 ½
Voto 1×02: 6
