
La serie si apre con due episodi che, pur mantenendo un tono in buona parte introduttivo e interlocutorio, gettano le basi per un racconto intimista e sorprendentemente empatico, raccontato attraverso lo sguardo di un cyborg programmato per uccidere, ma che preferisce guardare soap opera ambientate nello spazio.
Questa prima stagione è tratta dal romanzo breve All Systems Red (2017), primo capitolo di una fortunata saga che ha fatto incetta di premi (Hugo Award, Nebula Award). Martha Wells ha creato un universo non particolarmente originale ma comunque accattivante, incentrato su un cyborg che è riuscito a disattivare il proprio modulo di controllo per vivere “libero”, ma che sceglie comunque di continuare a lavorare per i suoi creatori/padroni, cercando rifugio nelle fiction che guarda compulsivamente. Chris e Paul Weitz, creatori e showrunner della serie, decidono di non stravolgere il tono del materiale di partenza: anche Murderbot, così come il romanzo, è infatti caratterizzato dalla costante presenza della voce narrante fuori campo del protagonista eponimo (interpretato da Alexander Skarsgård), permettendo allo spettatore un accesso immediato e profondo al suo flusso di pensieri.

Con questi due episodi la serie punta molto sulla presentazione dei personaggi e sui conflitti che si vengono a creare, limitando, forse anche per ragioni di budget, i set spettacolari e le scene d’azione. Al centro di queste dinamiche c’è, ovviamente, Murderbot: nonostante la sua natura artificiale, si tratta di un personaggio molto umano, con cui è facile empatizzare. Alexander Skarsgård dà voce a un flusso di coscienza che alterna disprezzo per l’umanità a struggente bisogno di connessione. La sua interpretazione riesce a far trasparire umorismo, disagio e vulnerabilità in modo perfettamente misurato, tratteggiando un personaggio assimilabile sotto alcuni aspetti a una persona neurodivergente. Noma Dumezweni porta sullo schermo una dottoressa Mensah carismatica e razionale, che riconosce subito in Murderbot qualcosa che va oltre la macchina, mentre David Dastmalchian, nel ruolo di Gurathin, incarna invece un atteggiamento più ostile nei confronti del cyborg, di cui non riesce a comprendere del tutto la natura e le intenzioni. Insieme agli altri quattro membri del team, formano un gruppo eterogeneo ma al tempo stesso unito nell’opposizione alla schiavitù di fatto operata dal Corporation Rim nei confronti dei cyborg.
In queste prime puntate, Murderbot riesce nell’impresa non banale di mantenere un tono coerente ed equilibrato tra ironia e introspezione. La voce fuori campo guida lo spettatore in un viaggio interiore senza mai appesantire la narrazione, alternando momenti comici, frutto dello scarto tra ciò che il protagonista dice e ciò che realmente pensa, con scene in cui mette a nudo la sua crisi esistenziale, dovuta al fatto di aver potenzialmente conquistato la libertà senza sapere però bene cosa farci. Il principale difetto, per chi si aspetta un ritmo serrato, è forse la lentezza con cui si dipana il racconto: i primi due episodi costruiscono lentamente i presupposti emotivi della storia, sacrificando l’azione in favore dell’atmosfera, ma questa scelta dovrebbe dare i suoi frutti sul lungo periodo, permettendo allo spettatore di entrare nel mondo interiore del protagonista.
Al netto di queste considerazioni, Murderbot potrebbe essere molto apprezzato dagli estimatori della fantascienza speculativa che si focalizza su questioni esistenziali più che tecnologiche, interrogandosi di fatto su cosa significhi essere umani. Insomma, chi ha amato serie come Devs, Humans o Tales from the Loop troverà qui pane per i propri denti, mentre i fan del libro troveranno un adattamento rispettoso del materiale originale.
Nel complesso, i primi due episodi di Murderbot rappresentano un inizio solido per una serie che sembra voler coniugare riflessione e intrattenimento, all’interno di un contesto fantascientifico intimista. La narrazione privilegia il punto di vista del protagonista, offrendo uno sguardo originale e spesso ironico sul rapporto tra umani e intelligenza artificiale, senza rinunciare a momenti di tensione e coinvolgimento emotivo. Non è ancora chiaro se la serie verrà rinnovata per una seconda stagione ma, se gli sviluppi futuri manterranno la stessa cura nel racconto e l’equilibrio tra introspezione e azione, Murderbot potrebbe ritagliarsi uno spazio interessante nel panorama della fantascienza televisiva contemporanea.
Voto 1×01: 7
Voto 1×02: 7
