Squid Game – Stagione 3


Squid Game - Stagione 3Il gran finale di Squid Game è finalmente arrivato con la sua terza e ultima stagione. La serie sudcoreana diretta da Hwang Dong-Hyuk, ormai fenomeno mondiale, sviluppa con sei episodi l’arco finale in un viaggio disturbante tra gli angoli più oscuri della morale e dell’etica, in un percorso attraverso l’essere umano e i dilemmi che gli ruotano attorno. Con ben 60 milioni di visualizzazioni nei primi 3 giorni di rilascio, è la prima serie internazionale a posizionarsi al primo posto in tutte le classifiche dei 93 paesi di cui Netflix pubblica la top 10 settimanale.

Con la sua terza parte Squid Game chiude il cerchio, risolvendo le trame lasciate in sospeso dalla seconda stagione e congedandosi dal pubblico con puntate intense, emozioni crude, colpi di scena e riflessioni aperte. La discesa finale infatti si sviluppa tra caos e conflitti, e riapre sulle macerie della ribellione organizzata da Gi-hun/456 (Lee Jung-jae). Dopo il cliffhanger dell’atto precedente ci ritroviamo in un’arena ancora più cinica, dominata da nuove regole e sfide più crudeli. I giochi riprendono così più brutali che mai e i superstiti si trovano a dover affrontare prove che, oltre che fisiche, diventano anche profondamente morali

Il ritmo della narrazione alterna passaggi serrati e pieni di azione ad altri più lenti e riflessivi; in generale prevale l’aspetto action, con livelli di violenza molto più estremi rispetto ai precedenti. Le sfide e di conseguenza le morti sono più brutali, più tragiche anche dal punto di vista morale, soprattutto quando a morire sono personaggi “positivi”.  Questo è il caso di Hyun-ju/120 uccisa a un passo dalla salvezza, Geum-ja/149 che si toglie la vita dopo aver eliminato suo figlio e Jun-hee/222, che si sacrifica per far sopravvivere la figlia. 

Il gioco del nascondino, che si sviluppa in due episodi, è il momento più alto e riuscito di Squid Game 3, ed è anche quello che mette in scena le sequenze più drammatiche: una danza crudele tra istinto di sopravvivenza e disperazione, dove i legami umani – anche quelli in apparenza più forti – si sfaldano e si ricompongono in modo imprevedibile. Tra inquadrature silenziose e ambigue assistiamo alla massima tensione della morte, ma anche a quella imprevedibile della vita.

Squid Game - Stagione 3Ogni episodio aggiunge un tassello al quadro finale, costruendo una tensione che intreccia il dramma individuale di diversi personaggi e alterna scene dentro e fuori dall’arena. Vediamo infatti VIP e Front Man intenti a orchestrare il gioco e il detective Hwang Jun-ho impegnato nelle ricerche del fratello maggiore, Front Man stesso.
Ma è nell’ultima puntata, con lo Sky Squid Game, che la serie raggiunge il suo apice simbolico: torri sospese nel vuoto, accordi e alleanze impossibili, scelte irreversibili. Qui si vede il peggio, il ritorno allo stato animale: tutti possono morire ma pensano di essere artefici del proprio destino, e proprio qui si verifica l’imprevedibile.
Infatti le puntate si snodano tra vittime inaspettate, flashback e qualche ritorno dalla prima stagione, ma al centro della storia c’è la lotta insanabile tra Gi-hun e Front Man, con i valori che entrambi incarnano. Il loro conflitto culmina proprio nell’episodio finale, in cui il protagonista lascia la sua morale e fa sì che – almeno in quel momento – vinca l’umanità sull’egoismo, colpendo nel profondo anche il suo antagonista. 

L’epilogo ci porta quindi a interrogarci sul significato dell’essere umani in un mondo che ci tratta come oggetti: in gioco non c’è solo la condizione economica dei partecipanti, ma quella umana nella sua interezza, tra desiderio di sopravvivere e bisogno di dare un significato a esistenze vuote e ordinarie. Squid Game 3 infatti rispecchia le nostre contraddizioni, esasperandole all’estremo e portando alla domanda: fino a dove è disposto a spingersi l’essere umano?
Si radicalizza infatti il discorso della deumanizzazione già affrontato nei cicli precedenti. I personaggi non sono più soltanto disperati in cerca di riscatto dai propri debiti, ma diventano ingranaggi consapevoli di far parte di un meccanismo spietato. Numeri su cui scommettere: più la serie procede, più i giocatori perdono la loro dimensione umana, con l’unico obiettivo del montepremi. Lo dimostra anche il meccanismo delle votazioni, in cui vince sempre il sì, il gruppo che vuole proseguire, anche quando la quota a persona diventa davvero alta. Ci sono fame e disperazione, e gli organizzatori ne sono consapevoli, quindi procedono spietati nella costruzione di uno show in cui i partecipanti sono pedine da muovere a piacimento. 

Squid Game - Stagione 3Lo dice poi esplicitamente Gi-hun, nel suo ultimo gesto di ribellione: “Noi non siamo cavalli. Siamo esseri umani.” Anche il linguaggio visivo insiste sui corpi umani trattati come bestiame, come carne da macello o oggetti scenici nel teatro del potere.
I VIP osservano i giochi come spettatori annoiati, scommettono sui giocatori con leggerezza, ridendo delle dinamiche che si creano e aggiungendone di nuove giusto per divertirsi un po’ di più. Per loro ogni morte è uno spettacolo, ogni scelta è un modo per rendere interessante un momento vuoto, trasformandolo in un gioco più avvincente. Qui il denaro diventa mezzo per sconfiggere la noia, al caro prezzo di una violenza spietata e senza rispetto per vite che sembrano non contare, in un crescente sadismo che non fa i conti con la disperazione dettata dalla povertà, che spinge i partecipanti a livelli sempre più alti. 

Il terzo capitolo mette infatti in scena con freddezza disarmante – e in modo più forte rispetto alle stagioni precedenti – il divario tra chi lotta per sopravvivere e chi gioca per divertimento. La contrapposizione tra disperazione-noia e povertà-ricchezza fa da fil rouge alla stagione, ed è la critica più feroce e attuale che Squid Game rivolge al pubblico: in un mondo in cui i poveri si uccidono per un’illusione di riscatto, i ricchi si ammazzano di noia.
I giocatori, spinti da debiti, malattie, lutti e traumi sociali, si ritrovano costretti a fare scelte impossibili. Ogni passo è un sacrificio, ogni alleanza è un tradimento potenziale. Il loro dolore è autentico, eppure i VIP nei loro costumi barocchi, nei banchetti sfarzosi e negli sguardi sazi e vuoti, si divertono nell’osservare questo spettacolo.

La genialità della serie risiede anche nel suo riflesso inquietante: noi spettatori osserviamo quello che accade con crescente coinvolgimento: e così Squid Game porta a chiedersi in che modo siamo diversi da questi VIP. Guardiamo lo show perché è avvincente, ma qual è il motivo per cui troviamo così ingaggiante la disperazione altrui?
Il finale spiazza proprio perché rompe la logica del gioco: Gi-hun, personaggio simbolo del percorso trasformativo, decide di sacrificarsi per una bambina che non è nemmeno sua figlia. La sua non è una redenzione solo personale, ma un rifiuto delle regole: in un mondo dove tutto ha un prezzo, solo l’innocenza non si può né comprare né calcolare. E così, a vincere il montepremi non sono i più forti e nemmeno i più astuti: è questo il vero colpo di scena e il lascito di Squid Game. A vincere sono due bambine, figlie di chi ha partecipato al gioco, di chi ha sbagliato e lottato per dar loro un futuro migliore.  

Squid Game - Stagione 3La scelta è potente: il sacrificio di Gi-hun è un gesto simbolico, che sembra spezzare il ciclo dell’orrore. I soldi che hanno mosso tutto vanno a chi non ne comprende ancora il significato e non ne conosce l’origine. È un segnale che ci porta a pensare che solo chi non è ancora stato corrotto può davvero aprire una via d’uscita. La serie chiude con Front Man che affida la figlia di 222 al fratello minore e consegna l’eredità di 456 alla figlia, a Los Angeles. Poco distante, nella scena di chiusura, una reclutatrice (un’inaspettata Cate Blanchett) gioca a ddakji con un uomo. Capiamo quindi che l’organizzazione è ancora attiva e che i giochi stanno continuando in altri paesi: una chiusura amara ma non totalmente inaspettata, che ci mostra che non è il gioco a essere sbagliato in sé, quanto la società che lo rende possibile.

Squid Game ci costringe a fare i conti con la società e ci suggerisce che l’unico modo per cambiare le regole è rifiutare di giocare. Infatti il “creatore” del gioco, Oh Il-nam (001 nella prima stagione) precisava che questo non serviva solo a intrattenere i ricchi ma anche a riempire di senso le vite dei poveri, e siccome entrambe le condizioni rendono l’uomo privo di scopo – a causa degli eccessivi privilegi o della lotta per sopravvivere – lo Squid Game sarebbe servito a risolvere i problemi di tutti.  

Nel suo complesso, Squid Game si rivela quindi molto più realistica di quanto appaia: è un esperimento psicosociale, un racconto corale in forma di gioco mortale sulla solitudine e sulla condizione dell’essere umano nel XXI secolo, che vede il lieto fine riservato a pochi. Dalla prima alla terza stagione, la serie ha mantenuto un equilibrio tra spettacolarità e profondità, costruendo protagonisti sfaccettati e complessi, mai solo buoni o cattivi. Ogni giocatore ha rappresentato un frammento dell’umanità intrappolata tra il desiderio di riscatto e la paura di perdere ciò che resta. Con la sua estetica tra il surreale e il pop, Squid Game ha costruito un immaginario inconfondibile, in cui l’illusione dell’infanzia diventa un incubo mortale. Elementi ricorrenti come le stanze dai colori pastello, i decori infantili, le maschere simboliche e i costumi monocromatici, hanno contribuito a creare l’estetica riconoscibile dello show.  

Squid Game è una riproduzione della realtà: il capitalismo e il denaro regolano tutto, così come l’egoismo, e in questo l’ultimo atto è più spietato. La logica del profitto acceca i partecipanti che inizialmente sognano solo di appianare i propri debiti e redimersi, salvo poi sognare sempre più in grande: una rivalsa, una vendetta, un nuovo inizio. Tuttavia quest’ultimo capitolo è anche quello più carico di un’umanità che coinvolge il pubblico e, alla fine dei conti, lascia soddisfatti. Il risultato è una visione intensa che, per quanto non priva di difetti, riesce nello scopo di intrattenere un pubblico globale e dare una vera chiusura. Assisteremo ad altri Squid Game, in altri luoghi? Uno spin-off non è escluso, visto il finale, ma il rischio di precipitare in quel caso nel già visto è dietro l’angolo.  

Voto Stagione: 8
Voto Serie: 8½ 

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