
Se in The Office il focus era sui dipendenti di un’azienda specializzata nella vendita di carta, in The Paper si esplora, sempre attraverso il genere del finto documentario, il mondo del giornalismo; nello specifico attraverso la redazione del Toledo Truth-Teller, un piccolo quotidiano dell’Ohio in crisi in un mondo in cui anche le testate più importanti faticano a restare a galla. Il racconto parte con l’arrivo del nuovo caporedattore Ned Sampson, interpretato da Domhnall Gleeson, deciso a cambiare le sorti del Toledo Truth-Teller riportandolo al prestigio di un tempo.
La scelta di parlare di giornalismo, anche se attraverso una piccola testata, risulta da subito molto azzeccata, perché permettere di raccontare i grandi cambiamenti che hanno interessato l’editoria negli ultimi anni e, di conseguenza, il nostro rapporto con le notizie, argomenti che si prestano perfettamente al tipo di commedia che ha contraddistinto i vari mockumentary degli ultimi anni. C’è sicuramente un po’ di romanticismo nel modo in cui Ned Sampson porta avanti il Toledo Truth-Teller, ma considerando che abbiamo a che fare con una comedy e che, in un periodo storico in cui sembra sempre avere la meglio il cinismo, un po’ di leggerezza non può che fare bene. Da questo punto di vista, infatti, The Paper sembra avere più punti in comune con Parks & Recreation, altra serie creata da Daniels in quel caso con Michael Schur.

Trattandosi però di una workplace comedy, il successo o meno di The Paper dipende ovviamente dalla forza del cast e, è quasi inutile dirlo, dal riuscire o meno a far divertire lo spettatore. In entrambi i casi, la serie riesce molto bene nel suo intento, ed è un sollievo che sia stata già confermata la seconda stagione. Inevitabilmente verranno fatti dei confronti con The Office, ma bisogna ricordare che la prima stagione, con le sue sole sei puntate, faticò non parecchio, e rivedendola è chiaro come molte cose – soprattutto le personalità dei personaggi – erano ancora degli enormi lavori in corso. The Paper sembra avere un controllo maggiore della situazione, e dopo le prime tre puntate di rodaggio, le cose sono un crescendo fino all’ottimo finale, “The Ohio Journalism Award”.
Da un certo punto di vista, sembra quasi strano vedere oggi una serie come The Paper. Siamo ormai sempre più abituati a prodotti in cui dobbiamo essere conquistati nei primi dieci minuti, altrimenti c’è il rischio che la nostra attenzione finisca sui nostri cellulari o direttamente su un’altra serie di un servizio di streaming concorrente. C’è certamente qualcosa di nostalgico nel dover avere un po’ di pazienza per scoprire il vero potenziale di uno show, ed è un peccato che molte serie finiscano nel dimenticatoio perché non riescono a catturare da subito gli spettatori. È invece proprio grazie a questa sua “lentezza”, che The Paper ha il tempo di sviluppare meglio i suoi personaggi e le dinamiche all’interno della redazione, e una volta arrivati all’ultima puntata, è difficile non affezionarsi a tutti.

Non si può ovviamente non parlare anche di Sabrina Impacciatore, che dopo The White Lotus ha iniziato a lavorare in maniera costante negli Stati Uniti. Il suo personaggio, Esmeralda Grant, offre la giusta dose di pazzia e caos all’interno della redazione, e diventa, insieme a Ken Davis (Tim Key), la giusta antagonista per Ned Sampson. Alcuni dei momenti più esilaranti della stagione la vedono protagonista, come quando trova una foto di Barry da giovane, e inizia ad avere una serie di sogni erotici.
In conclusione, The Paper esordisce con un’ottima prima stagione che sfrutta molto bene l’ambientazione all’interno del mondo del giornalismo; il cast di personaggi ha un enorme potenziale, anche se avrebbe sicuramente giovato avere qualche episodio in più. Se sarà il nuovo The Office è difficile da dire e forse una domanda a cui la serie non dovrebbe nemmeno pensare; sono passati vent’anni da quando siamo entrati per la prima volta negli uffici della Dunder Mifflin, e la televisione è cambiata parecchio. Quello che conta davvero è se Daniels e Koman riusciranno a creare qualcosa di speciale in grado di restare nel cuore degli spettatori nel corso degli anni: alla luce di questa prima stagione gli ingredienti per riuscirci ci sono tutti.
Voto: 7 ½
