
La serie, tratta dai racconti “Tales of Dunk and Egg” scritti da George R. R. Martin, si inserisce ufficialmente nel canone del mondo di Westeros e lo fa con un primo episodio che chiarisce fin da subito le proprie intenzioni: raccontare una storia più piccola, più umana, senza rinunciare alla ricchezza tematica e all’immaginario che hanno reso questo universo narrativo uno dei più iconici della televisione contemporanea.
Dal punto di vista cronologico, A Knight of the Seven Kingdoms si colloca a metà strada tra House of the Dragon e Game of Thrones. Un’epoca di relativa pace, lontana sia dalle grandi guerre civili dei Targaryen sia dalle minacce che incombono da oltre la Barriera ne Il Trono di Spade. Questa posizione temporale intermedia è tutt’altro che casuale: permette alla serie di muoversi in un contesto già familiare per lo spettatore, ma ancora abbastanza distante da lasciare spazio a nuove storie, nuovi personaggi e nuovi punti di vista.

Ma veniamo al cuore del racconto: la trama e i protagonisti. Senza entrare in dettagli spoiler, la serie segue le vicende di Ser Duncan the Tall, detto Dunk, e del suo giovane scudiero Egg. A differenza delle precedenti incarnazioni televisive dell’universo di Game of Thrones, qui il racconto è molto meno corale e decisamente più concentrato su questa coppia improbabile. Dunk è un cavaliere errante, imponente nel fisico e semplice nei modi, che cerca di farsi strada in un mondo, quello cavalleresco, decisamente violento ed elitario. Egg, al contrario, è un ragazzino sveglio, enigmatico, più consapevole di ciò che lo circonda di quanto la sua età e la sua condizione lascerebbero intendere.
I due sono interpretati rispettivamente da Peter Claffey e Dexter Sol Ansell, e dopo questo primo episodio il giudizio sul casting non può che essere positivo. Claffey riesce a rendere Dunk immediatamente riconoscibile: goffo ma non stupido, dotato di una fisicità che riempie lo schermo ma anche di una sorprendente vulnerabilità. Ansell, dal canto suo, dona a Egg un’aura di mistero, che incuriosisce e invita lo spettatore a voler sapere di più. Entrambi i protagonisti emergono con personalità abbastanza delineate e accattivanti già nel primo episodio, senza però risultare caricaturali. Ed è proprio questo rapporto tra Dunk ed Egg a rappresentare uno dei punti di forza principali della serie. Il loro legame, ancora in fase di costruzione, è il motore emotivo del racconto e sostituisce gli intrighi di palazzo e le macchinazioni politiche tipiche delle altre due serie.
Fin dai primi minuti, A Knight of the Seven Kingdoms si differenzia chiaramente dagli altri prodotti ambientati nello stesso universo. Se Game of Thrones e House of the Dragon raccontano storie epiche, fatte di alleanze, tradimenti, draghi e battaglie colossali, questa nuova serie adotta uno sguardo più intimo, quasi “dal basso”. È la prospettiva di chi vive ai margini della grande Storia, che ci permette di osservare Westeros da un’angolazione inedita e sorprendentemente fresca.
Emblematica, in questo senso, la scena iniziale, che gioca in modo dissacrante con l’immaginario ormai iconico della saga: per pochi secondi sentiamo infatti il celebre tema della sigla di Game of Thrones, solo per vederlo subito ridimensionato, quasi deriso, a sottolineare che questa non è la storia dei grandi re e delle grandi regine. È un momento piccolo ma significativo, che chiarisce subito il tono della serie e il suo desiderio di prendere le distanze dall’epica degli altri due show.

Nel complesso, questo primo episodio di A Knight of the Seven Kingdoms si presenta come una validissima aggiunta all’universo de Il Trono di Spade. Non cerca di replicare pedissequamente ciò che è venuto prima, ma prova a espandere il mondo creato da Martin esplorandone nuove sfaccettature, più intime e umane.
Se queste sono le premesse, il viaggio di Dunk ed Egg promette di essere uno dei più interessanti tra quelli ambientati a Westeros, proprio perché raccontato lontano dai riflettori del potere. Un ritorno gradito e sorprendente, capace di dimostrare che, anche a distanza di anni, l’universo di Game of Thrones ha ancora storie degne di essere raccontate.
Voto: 8
