
Lo show è ambientato nell’Inghilterra degli anni ‘20, in una cornice d’epoca con connotati country, infatti gran parte delle scene si svolge nella dimora di campagna della famiglia di Lady Eileen, la protagonista. La casa, affittata dalla madre Lady Caterham per sopperire alle difficoltà economiche successive alla morte del padre – a cui assistiamo all’inizio della serie -, è teatro di una festa aristocratica. La lieta occasione si tramuta però in tragedia quando, la mattina successiva, uno degli ospiti viene ritrovato morto: si tratta di Gerry Wade, amico della protagonista e vittima di uno scherzo escogitato la sera precedente, che coinvolge una serie di orologi ritrovati vicino al cadavere.
Da questo evento prendono avvio le indagini, che coinvolgono tutti gli ospiti e il sovrintendente Battle, ma sin da subito è Lady Eileen, “Bundle”, ad assumere il ruolo centrale nella storia. La sua determinazione a non accettare spiegazioni facili e sbrigative per la perdita dell’amico la spinge a indagare, mettendo in discussione il tentativo di inquadrare il presunto omicidio come uno sfortunato evento.
Questo è uno snodo particolarmente differenziante dell’adattamento, infatti nel romanzo Bundle non è presente al momento dell’omicidio e non è legata alla prima vittima; fare in modo che nella miniserie le premesse siano diverse è fondamentale per la costruzione del suo personaggio per come è stato pensato in questa trasposizione. La protagonista in questo caso non è un’eroina che si improvvisa detective, ma un personaggio che prende in mano la situazione per motivi più personali, muovendosi con intelligenza e coraggio, creando distacco dalla classica figura della giovane nobile a cui è connessa. Così inizia a indagare – e imporsi – in un mondo che vorrebbe relegarla al ruolo di spettatrice, aggiungendo al caso dell’omicidio dell’amico anche il mistero dei “Sette Quadranti”.
La scrittura gioca sul contrasto tra l’apparente bon ton della società d’epoca e i segreti nascosti dietro le porte delle country house, ed è pensata con una costruzione graduale: le prime due puntate sono più lente, dedicate a introdurre i personaggi, le relazioni tra loro e alla costruzione dell’enigma. Durante i primi due episodi non mancano gli indizi e si lavora sulle basi del mistero, anche se in alcuni casi la regia e la fotografia sembrano voler privilegiare l’atmosfera, a scapito del ritmo narrativo.

La natura della misteriosa società dei Sette Quadranti viene chiarita, il meccanismo del complotto prende forma in modo più soddisfacente, si rivelano i ruoli fino a quel momento rimasti nascosti e la reale natura dei personaggi. Così la lentezza iniziale viene trasformata in una costruzione che paga nel finale, in cui capiamo i motivi e i moventi dei crimini e le relative dinamiche, con una conclusione dolce e amara per la protagonista.
Sul piano delle interpretazioni lo show offre volti noti come Helena Bonham Carter e Martin Freeman che – rispettivamente Lady Caterham e sovrintendente Battle – offrono buone performance e arricchiscono il tessuto della storia. Accanto a loro Mia McKenna‑Bruce nel ruolo di Lady Eileen, che dà un carattere forte e incisivo alla protagonista.
Il ruolo di Chris Chibnall (Broadchurch, Doctor Who) – ideatore e sceneggiatore – genera, invece, aspettative precise: da un lato la formula rassicurante e conosciuta del giallo in costume, dall’altro la promessa di una scrittura contemporanea in grado di valorizzare i personaggi. Il risultato è abbastanza centrato: Bundle emerge come il motore emotivo e narrativo, una giovane aristocratica che rifiuta il ruolo passivo e si applica diventando centrale nell’azione.
Nel complesso Agatha Christie’s Seven Dials è una miniserie gradevole, da apprezzare per elementi come la sua cura estetica, il personaggio di Bundle ben costruito e una storia che – come tutti i gialli – dà il suo meglio nel finale. Tre episodi da circa 50 minuti l’uno per un giallo in costume dai toni rinnovati, un forte carattere britannico e una trama soddisfacente, che si lasciano guardare nonostante qualche difetto. Non c’è pesantezza ma una narrazione che si muove in modo più frizzante nella conclusione e si assesta come un buon modo per passare una serata di binge-watching o per una visione più rilassata, stimolante ma non troppo impegnativa.
Voto: 7
