Shrinking – 3×01 My Bad 1


Shrinking - 3x01 My BadGiunta alla sua terza stagione, la serie di AppleTV Shrinking si ritrova a dover affrontare un nuovo banco di prova: se infatti le premesse con cui lo show era partito nel 2023 si basavano sul lutto e sulla sua lenta (o assenza di) elaborazione da parte del protagonista Jimmy (Jason Segel), dopo due annate e soprattutto dopo l’ultimo season finale è stato evidente a tutti come un cambio di rotta fosse ormai inevitabile. La serie – creata da Bill Lawrence insieme al già citato Segel e da Brett Goldstein, anche interprete di Louis – ha nel frattempo creato uno suo universo ben riconoscibile, in cui si trovano mescolati temi tipici sia delle workplace comedy che dei family drama, diventati nel tempo solidi e soprattutto indipendenti rispetto all’argomento principale. Questa season premiere, “My Bad”, è la perfetta dimostrazione della maturità raggiunta dallo show.

La scorsa stagione si era chiusa infatti con la festa del giorno del Ringraziamento, ma soprattutto con il confronto tra Jimmy e Louis in stazione: il fatto che il protagonista sia arrivato a salvare l’uomo che ha causato la morte di sua moglie, e che abbia così deciso di fare un enorme passo avanti nel suo percorso personale, ha costretto la serie a muoversi di conseguenza. Con questa prima puntata, che ha una durata doppia rispetto alle solite, il messaggio arriva forte e chiaro: nel bene (ma anche nel male, come vedremo) tutti i personaggi hanno superato un loro personale ostacolo nelle stagioni precedenti e ora si trovano di fronte alle decisioni che dovranno prendere per il futuro.

Shrinking - 3x01 My BadLa puntata non inizia però da qui. “My Bad” parte subito dall’altro grande tema della serie, cioè la malattia di Paul che è evidentemente progredita: se con lo scorso finale il personaggio interpretato da Harrison Ford aveva abbattuto il muro che lo separava dagli altri con quell’indimenticabile discorso durante la festa del Ringraziamento, ora si ritrova a dover vivere cercando di capire fino a che punto potrà portare avanti il lavoro e la sua vita, e in generale fino a quando potrà essere capace di prendere delle decisioni, soprattutto quelle legate alla sua malattia. Il fatto di essersi aperto alle persone a lui care è qualcosa da cui il personaggio non torna indietro, basti pensare al favore chiesto a Jimmy a inizio puntata (“se mi vedi affondare, riportami su”); far capire al pubblico quanto sia difficile vivere in questo stato è però tutta un’altra storia. È qui che gli autori decidono di agire su un doppio binario che, con un valore sia diegetico che extradiegetico, poggia su un unico punto: l’introduzione di Gerry, un altro uomo che ha il morbo di Parkinson, interpretato da Michael J. Fox.

Non è la prima volta che Fox torna in televisione per interpretare un uomo con la sua stessa malattia – talvolta anche in chiave estremamente cinica, come ricorderanno gli spettatori di The Good Wife –, ma in questo caso il valore aggiunto è di gran lunga diverso. Il confronto tra Paul e Gerry è quello tra due uomini che non si conoscono ma che al contempo sanno benissimo di cosa ciascuno di loro stia parlando: e, di rimando, grazie alla presenza di Fox il pubblico percepisce l’autenticità di quelle parole, delle paure espresse, di quel “Fuck Parkinson’s!”, e persino quanto possa essere vera una sorta di invidia per uno stadio della malattia precedente al proprio, i cui sintomi che sono laceranti per uno diventano per l’altro il ricordo di quando si stava meglio. È così che l’inizio dell’episodio ci introduce senza alcun sospetto uno dei sintomi possibili del Parkinson, le allucinazioni, permettendoci di ricordarlo senza farci troppo caso per poi restituirlo in maniera inaspettata e devastante alla fine della puntata.
Basterebbe questo a descrivere quanto l’andamento della serie sia una continua montagna russa emotiva, che sullo stesso tema fa passare dalle risate (l’idea di Paul di coprire il tremore della mano con una coperta davanti a un paziente con il rischio che possa poi sembrare qualcos’altro) alla commozione (il matrimonio di Paul e Julie, che si sposano per tutelarsi al meglio ma che sono soprattutto uniti dall’amore) fino al terrore per l’aggravamento dei sintomi in quell’ultima scena in cucina, che chiude circolarmente l’episodio con Michael J. Fox, ma con toni del tutto diversi.

Shrinking - 3x01 My BadIn realtà ciascuno dei personaggi offre al pubblico un’esperienza simile, seppur in modalità differenti e non con le stesse intensità. La conversazione tra Jimmy e Louis, che sono non a caso su una panchina – l’equivalente, in questa serie, di un setting di psicoterapia al di fuori dello studio – ci permette ad esempio di vedere i passi avanti compiuti da entrambi e al contempo le difficoltà che tutti e due si trovano ancora a dover affrontare: “At some point you’re gonna have to restart your life”, dice il protagonista, e noi sappiamo benissimo quanto questa frase abbia una doppia lettura per Jimmy. Se infatti possiamo aspettarci che il consiglio di “ricominciare a vivere, a un certo punto” arrivi da un terapeuta a un uomo che non riesce a ripartire a causa del suo senso di colpa, sappiamo anche quanto tempo ci sia voluto allo stesso protagonista per rimettersi in piedi dopo la morte della moglie, e quanto ancora ce ne vorrà se osserviamo la sua vita da un punto di vista affettivo: nel corso di “My Bad” sono ben due le volte in cui Jimmy dirà a Paul che non ha alcuna intenzione di risposarsi o di trovare un’altra persona, a dimostrazione di come il suo percorso preveda ancora diversi blocchi da superare.

Alla solitudine per scelta che questa situazione mette in evidenza se ne somma un’altra, tanto inevitabile quanto indesiderata: la figlia Alice è ormai a un passo dal college e questo allontanamento, naturale e necessario, non può che gravare su Jimmy e sulla ragazza stessa con un peso decisamente diverso rispetto a quello di qualunque altra famiglia. È stata di certo una scelta saggia quella di mostrare come anche Alice (Lukita Maxwell) abbia avuto delle difficoltà a pensarsi lontana da casa: abbiamo osservato negli anni anche il suo lutto, ma forse mai così tanto come in questa puntata, in cui la paura di lasciare le persone che costruiscono la sua famiglia allargata diventa più grande dei sogni per il suo futuro.
Shrinking - 3x01 My BadAnche qui Shrinking affronta il tema con la giusta dose di commozione e risate, senza rinunciare a momenti di riflessione e di crescita per entrambi i personaggi, aiutati in questo caso da Sean: figura ibrida tra amico, parente, paziente e coinquilino, il personaggio interpretato da Luke Tennie in qualunque altra serie farebbe storcere il naso, ma in questo show – che non ha mai fatto mistero di non tenere più di tanto in considerazione l’etica e la deontologia professionale – è riuscito a trovare il suo posto, in un impensabile equilibrio all’interno di questa grande famiglia disfunzionale.

Ed è proprio parlando di famiglia che non si può non considerare quella che si sta preparando ad allargarsi con l’arrivo di una figlia. Dopo aver accettato di diventare genitori e di coinvolgere Liz (Christa Miller) come tata per il futuro, anche Brian e Charlie (David Kawaoka) si ritrovano a dover capire quali saranno i loro passi successivi: se nella scorsa stagione l’ostacolo più grande era stato, soprattutto per Brian (Michael Urie), quello di capire se fosse davvero pronto a diventare padre, ora che la decisione è stata presa bisognerà sciogliere nodi altrettanto importanti, tra i quali uno ha più carattere d’urgenza degli altri. Quanto sarà possibile coinvolgere Ava, la madre biologica, nelle loro vite? È un dilemma molto serio, che sembra quasi incoerente con lo stile di uno show come questo, in cui chiunque fa parte della vita di tutti – e non sempre in maniera appropriata; eppure in questo caso sarebbe stato sciocco non considerare tutti gli aspetti di un tema che prevede potenziali tensioni all’orizzonte. Non stupisce che la coppia risulti incapace di escludere Ava dalle loro vite (peraltro con il beneplacito finale di Liz), ma bisognerà vedere come questo sodalizio proseguirà, soprattutto quando la gravidanza sarà giunta al termine.

Shrinking - 3x01 My BadIn qualche modo tutti i personaggi in questa season premiere vengono messi alla prova, o quantomeno si ritrovano a dover fare i conti con i loro desideri per il futuro. Gaby (Jessica Williams) sembra aver finalmente trovato un equilibrio nella sua relazione con Derek, ma è nell’ambito lavorativo che si sente incastrata ed è questo che la porta a voler organizzare a tutti i costi il matrimonio perfetto per Paul e Julie (Wendie Malick): l’idea di sentirsi davvero utile, di poter fare la differenza per qualcun altro, è proprio quello che le sta mancando nella sua attività di terapeuta, e non sorprende dunque vederla così coinvolta nell’organizzazione della cerimonia. Ma ora che anche questo evento si è concluso, quale sarà il prossimo passo? Gaby coglierà il suggerimento lavorativo di Paul, e con quali conseguenze per il suo personaggio e per la narrazione stessa?

Se stiamo alle parole che Paul rivolge a Sean (lasciato dalla dottoressa Sykes proprio per ragioni relative a piani futuri), sarà lo stesso universo a mostrare la strada: “La vita è una conversazione con l’Universo. […] Il Campo è una forza energetica intelligente che sa chi dovresti essere e che continuerà a mostrarti quali sono le aree su cui devi lavorare di più. Lo farà ancora e ancora, fino a quando non inizierai a farlo”. Sembra quasi una dichiarazione d’intenti per la serie e in particolare per questa stagione, che ha tutte le carte in regola per essere quella in cui ogni singolo personaggio dovrà lavorare su di sé non più per superare un lutto, una perdita o un trauma, ma per capire davvero chi è e che cosa desidera dalla propria vita.
Shrinking - 3x01 My BadIl fatto che tale quesito sia uguale per tutti, dalla giovane Alice fino a Paul, che del suo futuro deve occuparsi in termini di qualità e di quantità in maniera ben diversa da tutti gli altri, è ciò che rende Shrinking una serie speciale, capace di comunicare su diversi livelli anche contemporaneamente e di farlo con un tono che non risulta mai fuori luogo, neanche quando si passa dalle lacrime alle risate nell’arco di pochi secondi. L’esempio perfetto è proprio il discorso di Jimmy al matrimonio: la concessione da parte di Paul di una sola frase per celebrare il rito diventa l’espediente comico che tiene in piedi contenuti ricchi di emozione e di affetto, che forse da soli sarebbero stati troppo melensi e che invece, grazie a questo stratagemma, risultano calibrati alla perfezione.

“My Bad” rappresenta quindi un ottimo inizio per questa terza stagione di Shrinking. L’idea di proporre una premiere doppia (dal secondo episodio si tornerà alla durata standard di trenta minuti) è in linea con l’intento che la serie sembra voler portare avanti: far ripartire tutti i personaggi da un nuovo punto delle loro vite, non improvvisato (in quanto naturale epilogo del percorso precedente) ma al contempo diverso da quello con cui era iniziata la seconda stagione. Si sente aria di novità, e niente come un matrimonio come quello di Julie e Paul poteva esprimerlo meglio: non resta che attendere dove ci porteranno le evoluzioni di tutti i personaggi e quali saranno i segnali che l’Universo mostrerà loro nelle prossime puntate.

Voto: 9


Informazioni su Federica Barbera

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.


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