Wonder Man – Miniserie 1


Wonder Man – MiniseriePreso atto delle difficoltà attuali dell’Universo Cinematografico Marvel – che, preda della disperazione per il calo di pubblico e qualità dei suoi prodotti ora punta il tutto per tutto sull’evento “Avengers: Doomsday” – e della superhero fatigue che affligge tutta la cultura pop contemporanea, la Casa delle Idee sforna su Disney+ una nuova miniserie sotto l’etichetta “Marvel Spotlight”: la serie è tratta da un personaggio ben poco conosciuto al di fuori dei fan più accaniti nonostante la sua lunga storia editoriale, ovvero il Wonder Man del titolo. A sorpresa questo prodotto si rivela essere una delle serie più riuscite del MCU degli ultimi anni, se non di sempre.

Ciò che salta subito all’occhio di Wonder Man è il fatto che non assomigli per niente agli show Marvel che lo hanno preceduto: per cominciare ci troviamo di fronte ad una comedy vera e propria. Lo confermano il tono del racconto, gli equivoci in cui incappano i protagonisti, il modo in cui sono strutturati i dialoghi e, soprattutto, il formato: la serie è, infatti, composta da soli otto episodi da 30 minuti, ognuno dei quali dotato di una propria verticalità all’interno di un racconto più ampio ma che non dà mai l’impressione di essere un lungo film diviso in pezzi. Alla guida dello show, inoltre, c’è un veterano della comedy degli ultimi anni, ovvero Andrew Guest, già tra gli autori di Community e Brooklyn Nine-Nine, che ha co-creato Wonder Man insieme a Destin Daniel Cretton, regista per la Marvel di “Shang-Chi and the Legend of the Ten Rings” e futuro regista del nuovo “Spider-man: Brand New Day”. La mano di Guest alla scrittura si nota anche nella scelta di concentrare la narrazione sulla relazione che si crea tra i due protagonisti dello show, ovvero Simon Williams (Yahya Abdul-Mateen II) e Trevor Slattery (Ben Kingsley, che riprende il ruolo dopo aver già interpretato il personaggio in “Iron Man 3”).

Wonder Man – MiniserieLa storia, infatti, è quella di Simon, un aspirante attore e amante del cinema, che cerca di ottenere un ruolo importante a Hollywood sostenuto dall’esperto Trevor, la cui reputazione tuttavia è macchiata dagli eventi di “Iron Man 3” in cui ha interpretato un terrorista internazionale in mondovisione facendosi chiamare “Il Mandarino”. Proprio quest’ultimo è costretto a stringere un accordo con l’FBI per non finire in galera: deve indagare e portare prove sulla vera natura di Simon, ovvero il fatto che abbia dei poteri e che sia potenzialmente una minaccia per l’ordine pubblico. I due stringono da subito un legame professionale e personale – sebbene inizialmente in malafede da parte di Trevor – che li porta a diventare amici e a sostenersi l’un l’altro nell’inseguimento dei loro sogni e delle loro ambizioni.

La chimica tra i due attori e le situazioni da buddy movie che si vengono a creare nel corso degli episodi sono certamente la base portante di Wonder Man, oltre che la cosa migliore dello show. I dialoghi sono spesso esilaranti e la linea comica, qui incarnata interamente da uno straordinario Ben Kingsley, non supera mai il limite, rimanendo divertente ma senza trasformare il personaggio in una macchietta. A rendere ancora più evidente la bravura del cast è il tema meta-televisivo della recitazione all’interno della serie, che vede gli attori interpretare a loro volta degli attori che devono recitare delle parti, un meccanismo narrativo che ricorda alcune serie recenti come Barry o The Kominsky Method. Episodi come “Self-tape” e “Callback” sono esemplari in tal senso e fanno brillare il talento dei protagonisti; il secondo episodio citato in particolare è un segmento televisivo eccezionale, tutto ambientato all’interno della villa del regista Von Kovak (Zlatko Burić) e incentrato sulla scelta dei due attori principali per il suo nuovo film.

Wonder Man – MiniserieAd affiancare la narrazione character driven di Wonder Man è presente, ovviamente, anche la trama orizzontale di cui si è parlato, sebbene sembri quasi passare in secondo piano rispetto allo sviluppo degli archi personali di Simon e Trevor. La trama action, se così possiamo chiamarla, che dovrebbe allineare lo show all’impalcatura più classica delle serie Marvel è sì presente, ma intelligentemente messa ai margini e utilizzata solo come interruttore narrativo per muovere la storia in avanti e creare una minaccia per il protagonista. Il villain dell’occasione è l’agente del Damage Control ( una sezione speciale dell’FBI) P. Cleary, interpretato da Arian Moayed (Succession) che riprende il ruolo dopo le sue apparizioni in “Spider-man: No Way Home” e nella serie Ms. Marvel: la sua caccia all’uomo non è spinta dal desiderio di voler tenere davvero la gente al sicuro da qualcuno di potenzialmente pericoloso, bensì dall’esigenza di fare un arresto importante per evitare di essere licenziato, un dettaglio che rende il personaggio ancora più spregevole e pericoloso, poiché alla ricerca di un mero capro espiatorio e nient’altro. La marginalità di Cleary in Wonder Man è esemplare di quanto lo show scelga sapientemente di prendere le distanze dalle precedenti uscite televisive del MCU evitando, per esempio, di mostrare il classico scontro eroe-villain alla fine della serie, ma anche decidendo di rivelare i poteri di Simon solo in pochi e specifici momenti.

Wonder Man vorrebbe anche essere una serie che fa satira sull’industria cinematografica contemporanea, quell’industria che vede registi di fama internazionale scegliere di girare il remake di un film di supereroi degli anni sessanta o che trasforma una persona comune in una star per poi divorarlo dall’interno distruggendo la sua reputazione. In certi momenti riesce anche ad essere efficace ma non ha certo la brillantezza di un The Studio, anzi: ne risulta da questo punto di vista una copia appannata e poco coraggiosa. Si tratta forse del lato meno riuscito dello show, per quanto per essere una serie inscritta nel grande universo Marvel faccia già più di quanto ci si aspettasse da questo punto di vista. E questo anche solo perché ci regala un bell’episodio in bianco e nero, “Doorman”, che racconta in modo originale e senza spiegoni di sorta il motivo per cui la carriera di Simon è così a rischio a causa dei suoi poteri, dando ulteriore spessore al suo dramma.

In definitiva Wonder Man si rivela, piuttosto a sorpresa, un’ottima comedy e uno dei prodotti Marvel in tv, insieme a WandaVision e Agatha All Along, ad aver saputo sfruttare al meglio questo media per trasporre dei racconti nuovi e diversi, rispetto a quelli già visti al cinema, di questo grande universo narrativo.

Voto: 8½


Informazioni su Davide Tuccella

Tutto quello che c'è da sapere su di lui sta nella frase: "Man of science, Man of Faith". Ed è per risolvere questo dubbio d'identità che divora storie su storie: da libri e fumetti a serie tv e film.


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Un commento su “Wonder Man – Miniserie

  • Boba+Fett

    “La vita è una recita” e per gli americani far parte dello showbiz sembra essere un’ossessione e al qui citato sicario (Barry) aggiungerei anche il mafioso Chris Moltisanti (The Sopranos) che desidererebbe tanto scrivere per il cinema, ma il supereroe che vuole interpretare un supereroe mi mancava, anche se Wanda e Vision nel loro show (e a loro insaputa) recitavano così come, nell’altro universo cinefumettistico, colui che diventerà il Joker (o forse no) tenta disperatamente di calcare un palcoscenico. Mi è piaciuta moltissimo questa versione comedy sul classico tormento dell’eroe schiacciato dai suoi superpoteri, scritta bene, mai ridondante e con uno splendido cast.