
Ciò che salta subito all’occhio di Wonder Man è il fatto che non assomigli per niente agli show Marvel che lo hanno preceduto: per cominciare ci troviamo di fronte ad una comedy vera e propria. Lo confermano il tono del racconto, gli equivoci in cui incappano i protagonisti, il modo in cui sono strutturati i dialoghi e, soprattutto, il formato: la serie è, infatti, composta da soli otto episodi da 30 minuti, ognuno dei quali dotato di una propria verticalità all’interno di un racconto più ampio ma che non dà mai l’impressione di essere un lungo film diviso in pezzi. Alla guida dello show, inoltre, c’è un veterano della comedy degli ultimi anni, ovvero Andrew Guest, già tra gli autori di Community e Brooklyn Nine-Nine, che ha co-creato Wonder Man insieme a Destin Daniel Cretton, regista per la Marvel di “Shang-Chi and the Legend of the Ten Rings” e futuro regista del nuovo “Spider-man: Brand New Day”. La mano di Guest alla scrittura si nota anche nella scelta di concentrare la narrazione sulla relazione che si crea tra i due protagonisti dello show, ovvero Simon Williams (Yahya Abdul-Mateen II) e Trevor Slattery (Ben Kingsley, che riprende il ruolo dopo aver già interpretato il personaggio in “Iron Man 3”).

La chimica tra i due attori e le situazioni da buddy movie che si vengono a creare nel corso degli episodi sono certamente la base portante di Wonder Man, oltre che la cosa migliore dello show. I dialoghi sono spesso esilaranti e la linea comica, qui incarnata interamente da uno straordinario Ben Kingsley, non supera mai il limite, rimanendo divertente ma senza trasformare il personaggio in una macchietta. A rendere ancora più evidente la bravura del cast è il tema meta-televisivo della recitazione all’interno della serie, che vede gli attori interpretare a loro volta degli attori che devono recitare delle parti, un meccanismo narrativo che ricorda alcune serie recenti come Barry o The Kominsky Method. Episodi come “Self-tape” e “Callback” sono esemplari in tal senso e fanno brillare il talento dei protagonisti; il secondo episodio citato in particolare è un segmento televisivo eccezionale, tutto ambientato all’interno della villa del regista Von Kovak (Zlatko Burić) e incentrato sulla scelta dei due attori principali per il suo nuovo film.

Wonder Man vorrebbe anche essere una serie che fa satira sull’industria cinematografica contemporanea, quell’industria che vede registi di fama internazionale scegliere di girare il remake di un film di supereroi degli anni sessanta o che trasforma una persona comune in una star per poi divorarlo dall’interno distruggendo la sua reputazione. In certi momenti riesce anche ad essere efficace ma non ha certo la brillantezza di un The Studio, anzi: ne risulta da questo punto di vista una copia appannata e poco coraggiosa. Si tratta forse del lato meno riuscito dello show, per quanto per essere una serie inscritta nel grande universo Marvel faccia già più di quanto ci si aspettasse da questo punto di vista. E questo anche solo perché ci regala un bell’episodio in bianco e nero, “Doorman”, che racconta in modo originale e senza spiegoni di sorta il motivo per cui la carriera di Simon è così a rischio a causa dei suoi poteri, dando ulteriore spessore al suo dramma.
In definitiva Wonder Man si rivela, piuttosto a sorpresa, un’ottima comedy e uno dei prodotti Marvel in tv, insieme a WandaVision e Agatha All Along, ad aver saputo sfruttare al meglio questo media per trasporre dei racconti nuovi e diversi, rispetto a quelli già visti al cinema, di questo grande universo narrativo.
Voto: 8½

“La vita è una recita” e per gli americani far parte dello showbiz sembra essere un’ossessione e al qui citato sicario (Barry) aggiungerei anche il mafioso Chris Moltisanti (The Sopranos) che desidererebbe tanto scrivere per il cinema, ma il supereroe che vuole interpretare un supereroe mi mancava, anche se Wanda e Vision nel loro show (e a loro insaputa) recitavano così come, nell’altro universo cinefumettistico, colui che diventerà il Joker (o forse no) tenta disperatamente di calcare un palcoscenico. Mi è piaciuta moltissimo questa versione comedy sul classico tormento dell’eroe schiacciato dai suoi superpoteri, scritta bene, mai ridondante e con uno splendido cast.