
La storia è ambientata tra la seconda e la terza stagione dello show principale: questo permette agli autori di inserirsi in uno spazio temporale relativamente “libero”. Eleven ha infatti appena chiuso il varco con il Sottosopra e Hawkins sembra finalmente aver ritrovato un’apparente normalità; il gruppo può così concedersi un po’ di tregua, senza sapere che presto il caos tornerà nuovamente a travolgerlo. È durante le vacanze invernali all’inizio del 1985 che Mike, Dustin, Lucas, Will, Max e Eleven si imbattono però in nuove e misteriose creature, apparentemente provenienti proprio dal Sottosopra, dando così il via a un’avventura autonoma rispetto alla trama principale.
Si tratta di un’operazione molto simile a quella fatta negli anni da Lucasfilm con il franchise di Star Wars, sempre più orientato verso serie animate – basti pensare alle recenti Tales of the Jedi o Tales of the Empire – capaci di ampliare l’universo narrativo usando personaggi già amati dal pubblico, senza però dover necessariamente dipendere dalla disponibilità degli attori originali.
È però proprio qui che si trova il primo grande limite di Tales from ’85, ovvero il suo essere un prodotto che esiste soprattutto perché il brand Stranger Things è diventato troppo grande per non essere sfruttato ulteriormente, senza che questa esigenza commerciale sia sostenuta da un risultato creativo solido, in grado di andare ad arricchire l’universo narrativo creato dai Duffer.
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La serie introduce comunque anche alcuni nuovi personaggi, pensati per affiancare il gruppo storico. Tra questi spiccano la professoressa di scienze Mrs. Baxter e sua figlia Nikki, una ragazza punk appassionata di invenzioni e tecnologia. La loro presenza serve innanzitutto come espediente narrativo per riepilogare parte della mitologia dello show, ma è anche il tentativo più riuscito della serie di creare qualcosa di realmente nuovo: Nikki, in particolare, si rivela un’ottima new entry. La scrittura lavora con una certa attenzione per inserirla gradualmente all’interno delle dinamiche del gruppo senza dare la sensazione di un’aggiunta forzata; la ragazza è abbastanza diversa dagli altri da portare un’energia nuova, ma sufficientemente compatibile con il tono generale da risultare credibile accanto ai protagonisti storici. Alla fine della stagione è ormai ufficialmente parte della compagnia, ed è inevitabile chiedersi che fine farà, considerando che nella terza stagione della serie principale non esiste alcuna traccia né di lei né di sua madre. Una domanda a cui probabilmente proverà a rispondere la già annunciata seconda stagione dello spin-off.
Nonostante questa interessante aggiunta, tuttavia, i problemi in questo spin-off non mancano: Tales from ’85 adotta una struttura fortemente orizzontale, con episodi collegati tra loro e un’unica minaccia centrale, ma il ritmo sostenuto spesso nasconde una trama che in realtà avanza molto poco. Ci sono continui inseguimenti, fughe e attacchi di mostri, ma raramente si ha la sensazione che la storia stia realmente evolvendo, anzi l’impressione è che spesso giri a vuoto.
Anche la costruzione della mitologia legata alle nuove creature, frutto di un esperimento, risulta piuttosto confusionaria. Il loro modus operandi e perfino i loro obiettivi sembrano infatti cambiare a seconda delle esigenze del racconto: inizialmente vogliono inglobare gli esseri umani per evolversi e riprodursi mentre, con l’avanzare degli episodi, sembrano interessati solo a recuperare il misterioso siero necessario alla loro Regina. La serie, insomma, non riesce a delineare coerentemente questa nuova minaccia, finendo per trasformarla più in un pretesto narrativo che in un elemento realmente interessante dell’universo di Stranger Things.

Nel complesso, a emergere è un limite tipico di molte espansioni dei franchise: come spesso accade con storie aggiunte a posteriori, anche Tales from ’85 si inserisce nella continuity principale in maniera piuttosto forzata. È necessaria una discreta dose di sospensione dell’incredulità per accettare che eventi (e personaggi) di questa portata non vengano mai minimamente citati nella serie madre. Se si prova a cercare coerenza assoluta con quanto già raccontato, il meccanismo inizia rapidamente a scricchiolare.
Anche dal punto di vista visivo resta un certo rammarico. L’animazione è moderna, chiaramente pensata per risultare accattivante per un pubblico giovane, ma forse proprio per questo finisce col perdere parte del fascino nostalgico che definisce l’identità del franchise. Uno stile più vicino all’estetica dei cartoni animati anni Ottanta avrebbe forse aiutato la serie a distinguersi maggiormente e a sfruttare meglio l’ambientazione temporale.
In definitiva, Stranger Things: Tales from ’85 non aggiunge nulla di realmente significativo alla serie principale, né dal punto di vista della mitologia né da quello dell’evoluzione dei personaggi. È un’avventura che si lascia guardare senza troppa fatica, evidentemente pensata soprattutto per il pubblico più giovane affezionato a Hawkins e ai suoi protagonisti, ma che raramente trova guizzi creativi capaci di giustificarne davvero l’esistenza.
Voto: 6
