
La serie prende il via quando Stuart Bloom, storico proprietario del negozio di fumetti frequentato da Sheldon, Leonard e compagni, si ritrova suo malgrado coinvolto in una catastrofe cosmica che mette in pericolo l’intero universo. Da semplice spettatore delle avventure altrui, Stuart è così costretto a diventare l’improbabile protagonista di una missione che lo porterà a viaggiare attraverso universi alternativi, accompagnato da un gruppo di comprimari altrettanto improbabili.
Questa premessa racconta molto delle intenzioni degli autori: se Young Sheldon rappresentava un’espansione più naturale dell’universo narrativo di The Big Bang Theory, Stuart Fails to Save the Universe sceglie invece un’altra strada, rompendo con la comfort zone della sitcom tradizionale per abbracciare una struttura da avventura fantascientifica, ricca di riferimenti alla cultura pop.
La scelta di Stuart come protagonista è senza dubbio peculiare, considerando che si tratta di uno dei personaggi secondari all’interno del cast originale. Nel corso delle stagioni Stuart è diventato un volto familiare, caratterizzato dalla sua insicurezza e da una comicità costruita quasi esclusivamente sul fallimento personale. Trasformarlo improvvisamente nell’eroe destinato a salvare l’universo rappresenta un ribaltamento interessante e potenzialmente molto divertente, ma al termine del primo episodio rimangono diversi dubbi sulla sua capacità di sostenere il peso di una serie interamente costruita intorno a lui.
Al suo fianco ritroviamo alcuni volti già noti agli appassionati di The Big Bang Theory. Bert Kibbler, il professore di mineralogia interpretato da Brian Posehn, mantiene la sua goffaggine e la sua passione scientifica, diventando la presenza più genuinamente comica del gruppo. Denise, introdotta nelle ultime stagioni della serie madre come fidanzata di Stuart, assume invece il ruolo della componente più razionale della squadra, spesso costretta a compensare l’inadeguatezza degli altri. A sorprendere maggiormente è però Barry Kripke, che sembra finalmente abbracciare senza mezzi termini il ruolo di villain.
L’alchimia tra questi personaggi funziona a intermittenza. Le dinamiche di gruppo sono ancora in fase di assestamento e, almeno in questo primo episodio, si ha spesso la sensazione che gli autori stiano ancora cercando di capire quale spazio assegnare a ciascuno. Sono ben pochi i dialoghi che riescono a evocare il ritmo brillante di The Big Bang Theory, mentre la maggior parte sembrano affidarsi soprattutto al richiamo nostalgico esercitato dai personaggi già conosciuti.

“Spoiler: Gary Dies” è ambientato in un universo post-apocalittico popolato da zombie, bande armate e perfino falene giganti. È evidente l’intenzione di ironizzare sui numerosi prodotti televisivi e cinematografici che negli ultimi anni hanno sfruttato questo tipo di ambientazione, accumulando quanti più cliché possibili in un’unica realtà alternativa. L’idea, sulla carta, possiede un discreto potenziale meta, ma il risultato appare piuttosto confuso. La comicità fatica infatti a trovare un equilibrio tra parodia e racconto d’avventura, alternando momenti riusciti ad altri in cui il continuo accumulo di riferimenti finisce per appesantire il ritmo.
Anche il passaggio da una sitcom ambientata nel mondo nerd a una serie di fantascienza che si svolge letteralmente all’interno di quei mondi tanto amati dai protagonisti originali rappresenta un’arma a doppio taglio. Da una parte apre possibilità praticamente infinite per ironizzare sui cliché della fantascienza e del fantasy e trasformare finalmente in realtà gli scenari che in The Big Bang Theory venivano soltanto ammirati. Dall’altra, però, rischia di allontanarsi proprio da ciò che aveva reso unica la serie madre: il modo in cui i riferimenti alla cultura nerd diventavano il linguaggio attraverso cui raccontare i personaggi e le loro relazioni.
Fortunatamente la premessa narrativa lascia intendere che la serie adotterà una struttura prevalentemente verticale, con ogni episodio ambientato in un universo differente. È probabilmente proprio qui che si concentra il potenziale più interessante dello show: cambiare continuamente scenario potrebbe infatti consentire agli autori di giocare con generi e convenzioni sempre diversi, evitando che la formula si esaurisca troppo rapidamente.
In definitiva, questo debutto convince solo parzialmente. Per i nostalgici di The Big Bang Theory rappresenta sicuramente un piacevole ritorno in un universo familiare, arricchito da qualche trovata divertente e da un pizzico di sana autoironia. Per tutti gli altri, almeno per ora, resta però soprattutto un esperimento sì interessante, ma ancora lontano dall’avere la forza e la personalità necessarie per uscire dall’ombra dell’ingombrante serie madre.
Voto: 6-
