
La trama resa nota dalla stessa Apple TV non lesina in spoiler per quanto riguarda il classico trope “è ancora viva” e già questo ci anticipa un elemento fondamentale: non è la scoperta il nodo centrale del racconto, ma il come si sia arrivati a quel punto. Seguendo quindi le stesse indicazioni presenti nel materiale promozionale, è possibile riassumere la trama nel seguente modo: il protagonista della storia è Ian Ridley (Patrick Brammall), ex detective e ora operatore centralinista di emergenza della polizia, che undici anni prima ha visto la sua vita cambiare per sempre quando la figlia Maggie, chiamata Mags, è stata rapita a tre anni e mai più ritrovata. Lo vediamo quindi in un presente fatto di solitudine e di storie passeggere, divorziato da Debbie, ex moglie e madre della bambina scomparsa, ora incinta e sposata con un poliziotto, ma con la quale è rimasto in rapporti più o meno buoni; se la donna sta cercando di andare avanti con la sua vita, Ian viene mostrato come un uomo che non è mai riuscito a fare i conti con quanto accaduto, e che spesso ha cercato sollievo e conforto nell’alcol. Deduciamo dalla storia che il suo cambio di lavoro è stato dettato proprio da quanto successo e che l’uomo ha trovato una sua nuova dimensione come operatore del numero d’emergenza 000 (l’equivalente australiano del 911 americano o del nostro 112) per essere d’aiuto alle persone nei momenti più difficili della loro esistenza.
La storia, basta sul romanzo The Dispatcher di Ryan David Jahn, prende le mosse da un momento preciso di questa vicenda, ossia dal ritrovamento del corpo di una bambina nel bosco: questo elemento sconvolgerà la vita di Ian e dell’ex moglie Debbie, che si troveranno davanti a una potenziale “chiusura” di un dolore infinito come quello di una figlia scomparsa nel nulla undici anni prima, ma anche davanti alla riapertura di una ferita mai davvero rimarginata. Questa scoperta ha tutto il potenziale per mandare in frantumi quella parvenza di equilibrio che la famiglia (Ian e Debbie, ma anche il figlio Dean, che era in casa con la sorellina la sera del rapimento, e il nuovo marito Bill) hanno a fatica costruito. Ma non finisce qui: perché, come già anticipato dalla stessa Apple TV, forse la bambina non è mai morta; forse la ragazzina, ora quattordicenne, è proprio quella che una sera chiama lo 000, confusa riguardo al suo nome e alla sua identità.

Se dobbiamo riporre le nostre speranze nei personaggi, il terreno diventa invece piuttosto scivoloso. Da una parte abbiamo un fitto mistero sugli autori di questo rapimento, sulle loro motivazioni e sul grado di colpa concreta che questi hanno, con un corollario di personaggi il cui coinvolgimento non è ancora noto e che per questo costituiscono un interessante gancio per la visione dei prossimi episodi; dall’altra parte, però, abbiamo un protagonista che è un cliché ambulante. Non c’è nulla di nuovo in lui: è il classico detective che si ritira dal suo lavoro dopo un caso che gli ha cambiato la vita (qui è una vicenda personale, ma l’abbiamo visto in tutti i modi anche con casi estranei), che cerca di mantenersi sobrio con grande difficoltà, che fallisce in questo finendo per mettersi nei guai, e che, ovviamente, davanti alla riapertura del caso pretende di poter tornare a fare il detective in nome della sua autorità passata e del suo coinvolgimento, in questo caso paterno. Se non si è ancora stanchi di uomini che vogliono decidere cosa fare, chi informare e che ruolo avere nelle vite degli altri in base al loro dolore interiore che li fa sentire legittimati a qualunque cosa, Last Seen potrebbe essere la goccia che farà traboccare il vaso.

Arrivati in fondo a questi episodi introduttivi, che comunque lasciano una certa voglia di proseguire nonostante i déjà vu narrativi, si aprono quindi due possibili scenari: quello di averne abbastanza del tema in questione e di non avere più intenzioni di perdere altre ore della propria vita dietro all’ennesimo genitore che ribalta il mondo per dimostrare che “quella ragazzina è sua figlia”; oppure quello della curiosità che certi indizi produttivi, di piattaforma e di ambientazione si lasciano dietro.
La scelta, inutile dirlo, è strettamente personale – e del resto, nessuno vieta di pensarla nel primo modo e di decidere comunque di provare a vedere quanto sia profonda la tana del bianconiglio: Last Seen si presenta infatti come un prodotto ben fatto sotto certi aspetti, tra cui spicca quello recitativo. Se si avrà la pazienza di arrivare in fondo e la compostezza per sopportare un’eventuale delusione, potrebbe anche rivelarsi una scelta soddisfacente, anche se ora è troppo presto per poterlo dire. Quello che invece possiamo dire con assoluta certezza è che, qualora si decida di non vederla, di certo non si starà perdendo la serie dell’anno.
Voto 1×01: 6½
Voto 1×02: 7+

Bah, io ho guardato una 40ina di stagioni varie ed eventuali, e come quasi sempre da AppleTV non esce niente di entusiasmante.
Se neanche il pilot entusiasma, di solito abbandono, i cambi di rotta sono veramente rari.