Last Seen – 1×01/02 The Dispatcher & The Call 1


Last Seen - 1x01/02 The Dispatcher & The CallPrimo show di Apple TV a essere interamente creato e girato in Australia, Last Seen è una miniserie thriller in sei puntate, di cui le prime due sono uscite insieme il 9 settembre e che si concluderà il 7 ottobre con il series finale. L’esordio ci mette davanti a un tipo di storia ben nota e che, proprio per questo, non spicca per originalità: se dovessimo contare i prodotti audiovisivi in cui abbiamo un figlio o una figlia scomparsi molti anni prima, ritenuti morti e poi riscoperti in un generico altrove, saremmo davanti a un numero a due cifre piuttosto alto. Ciò premesso, proviamo a capire se ci sono elementi di questa storia abbastanza validi da farci proseguire nella visione.

La trama resa nota dalla stessa Apple TV non lesina in spoiler per quanto riguarda il classico trope “è ancora viva” e già questo ci anticipa un elemento fondamentale: non è la scoperta il nodo centrale del racconto, ma il come si sia arrivati a quel punto. Seguendo quindi le stesse indicazioni presenti nel materiale promozionale, è possibile riassumere la trama nel seguente modo: il protagonista della storia è Ian Ridley (Patrick Brammall), ex detective e ora operatore centralinista di emergenza della polizia, che undici anni prima ha visto la sua vita cambiare per sempre quando la figlia Maggie, chiamata Mags, è stata rapita a tre anni e mai più ritrovata. Lo vediamo quindi in un presente fatto di solitudine e di storie passeggere, divorziato da Debbie, ex moglie e madre della bambina scomparsa, ora incinta e sposata con un poliziotto, ma con la quale è rimasto in rapporti più o meno buoni; se la donna sta cercando di andare avanti con la sua vita, Ian viene mostrato come un uomo che non è mai riuscito a fare i conti con quanto accaduto, e che spesso ha cercato sollievo e conforto nell’alcol. Deduciamo dalla storia che il suo cambio di lavoro è stato dettato proprio da quanto successo e che l’uomo ha trovato una sua nuova dimensione come operatore del numero d’emergenza 000 (l’equivalente australiano del 911 americano o del nostro 112) per essere d’aiuto alle persone nei momenti più difficili della loro esistenza.
La storia, basta sul romanzo The Dispatcher di Ryan David Jahn, prende le mosse da un momento preciso di questa vicenda, ossia dal ritrovamento del corpo di una bambina nel bosco: questo elemento sconvolgerà la vita di Ian e dell’ex moglie Debbie, che si troveranno davanti a una potenziale “chiusura” di un dolore infinito come quello di una figlia scomparsa nel nulla undici anni prima, ma anche davanti alla riapertura di una ferita mai davvero rimarginata. Questa scoperta ha tutto il potenziale per mandare in frantumi quella parvenza di equilibrio che la famiglia (Ian e Debbie, ma anche il figlio Dean, che era in casa con la sorellina la sera del rapimento, e il nuovo marito Bill) hanno a fatica costruito. Ma non finisce qui: perché, come già anticipato dalla stessa Apple TV, forse la bambina non è mai morta; forse la ragazzina, ora quattordicenne, è proprio quella che una sera chiama lo 000, confusa riguardo al suo nome e alla sua identità.

Last Seen - 1x01/02 The Dispatcher & The CallCome si diceva, è chiaro sin dalle premesse quanto lo scopo della serie non sia la scoperta, che infatti viene già svelata nelle trame promozionali, ma il come si sia arrivati a una situazione simile. I primi due episodi, “The Dispatcher” e “The Call”, non perdono tempo nel mostrarci la realtà dei fatti, ma tirano il freno a mano sulle intenzioni e sulle consapevolezze delle persone che hanno a che fare col caso; sono puntate d’esordio che coinvolgono al punto giusto, con una tensione costruita pazientemente che dosa le rivelazioni con il contagocce. La regia, affidata a Christian Schwochow (The Crown) per tutti e sei gli episodi, è piuttosto buona, eccezion fatta per alcune scelte, soprattutto nella conclusione del primo episodio, che sanno di già visto tanto quanto le premesse narrative. La scrittura di Kris Mrksa si prende il suo tempo, nonostante le puntate siano poche, e non cede alla fretta di voler mostrare tutto subito: dopo due puntate gli spettatori hanno abbastanza informazioni per aver capito cosa sia accaduto tecnicamente, ma non sufficienti a soddisfare i numerosi “perché” dietro ai personaggi, né a spiegare il loro grado reale di coinvolgimento. Questo è di certo un ottimo modo per portare il pubblico a voler quantomeno andare avanti con una storia che, per il resto e come già detto, è stata vista, letta e sentita in tutte le salse; se nelle prossime puntate la costruzione doserà allo stesso modo rivelazioni e mantenimento della tensione al giusto livello, può darsi che la miniserie riuscirà nel suo intento di essere accattivante nonostante tutto.

Se dobbiamo riporre le nostre speranze nei personaggi, il terreno diventa invece piuttosto scivoloso. Da una parte abbiamo un fitto mistero sugli autori di questo rapimento, sulle loro motivazioni e sul grado di colpa concreta che questi hanno, con un corollario di personaggi il cui coinvolgimento non è ancora noto e che per questo costituiscono un interessante gancio per la visione dei prossimi episodi; dall’altra parte, però, abbiamo un protagonista che è un cliché ambulante. Non c’è nulla di nuovo in lui: è il classico detective che si ritira dal suo lavoro dopo un caso che gli ha cambiato la vita (qui è una vicenda personale, ma l’abbiamo visto in tutti i modi anche con casi estranei), che cerca di mantenersi sobrio con grande difficoltà, che fallisce in questo finendo per mettersi nei guai, e che, ovviamente, davanti alla riapertura del caso pretende di poter tornare a fare il detective in nome della sua autorità passata e del suo coinvolgimento, in questo caso paterno. Se non si è ancora stanchi di uomini che vogliono decidere cosa fare, chi informare e che ruolo avere nelle vite degli altri in base al loro dolore interiore che li fa sentire legittimati a qualunque cosa, Last Seen potrebbe essere la goccia che farà traboccare il vaso.

Last Seen - 1x01/02 The Dispatcher & The CallL’ambientazione in Australia (la serie è stata girata nello stato di Victoria) costituisce di per sé un fattore positivo se non altro per la novità, ma non solo: anche a livello narrativo, senza addentrarci nel territorio degli spoiler, i grandi spazi australiani rendono plausibili dei livelli di reclusione e di allontanamento dalla società che costituiscono una premessa narrativa fondamentale per alcuni snodi già presenti nei primi due episodi. Se quindi vogliamo trarre qualche elemento positivo da queste puntate, abbastanza almeno da farci proseguire nella visione, possiamo concentrarci su due fattori: il dispositivo narrativo abusato e l’assetto produttivo. Nel primo caso, anche se può sembrare controintuitivo rispetto a quanto detto finora, non si può non vedere come l’utilizzo di un trope già adoperato in mille modi sia qui utilizzato senza essere mascherato da qualcos’altro: insomma, c’è una schietta consapevolezza in questo uso che, se da un lato può far pensare all’ennesima serie uguale alle altre, dall’altro (complice la messa in onda su Apple) potrebbe nascondere un colpo di scena inatteso. Apple TV in genere non punta le sue fiches su serie nate narrativamente stanche, quindi si può ancora sperare che, dietro questa scelta così spudoratamente già vista, ci possa essere spazio per un’inversione in corsa, o una rielaborazione del tema dall’interno – essere cautamente ottimisti è ancora una strada praticabile. A sostegno di questa idea (che rimane un’ipotesi, non corroborata dai primi due episodi) c’è l’assetto produttivo, tra cui troviamo 60Forty Films, già dietro ad altri prodotti Apple come Slow Horses e Hijack, noti per il loro successo di pubblico e critica: essere nella stessa batteria di produzione di queste serie è un segnale che può dare qualche speranza.

Arrivati in fondo a questi episodi introduttivi, che comunque lasciano una certa voglia di proseguire nonostante i déjà vu narrativi, si aprono quindi due possibili scenari: quello di averne abbastanza del tema in questione e di non avere più intenzioni di perdere altre ore della propria vita dietro all’ennesimo genitore che ribalta il mondo per dimostrare che “quella ragazzina è sua figlia”; oppure quello della curiosità che certi indizi produttivi, di piattaforma e di ambientazione si lasciano dietro.
La scelta, inutile dirlo, è strettamente personale – e del resto, nessuno vieta di pensarla nel primo modo e di decidere comunque di provare a vedere quanto sia profonda la tana del bianconiglio: Last Seen si presenta infatti come un prodotto ben fatto sotto certi aspetti, tra cui spicca quello recitativo. Se si avrà la pazienza di arrivare in fondo e la compostezza per sopportare un’eventuale delusione, potrebbe anche rivelarsi una scelta soddisfacente, anche se ora è troppo presto per poterlo dire. Quello che invece possiamo dire con assoluta certezza è che, qualora si decida di non vederla, di certo non si starà perdendo la serie dell’anno.

Voto 1×01: 6½
Voto 1×02: 7+


Informazioni su Federica Barbera

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.


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Un commento su “Last Seen – 1×01/02 The Dispatcher & The Call

  • Mattia

    Bah, io ho guardato una 40ina di stagioni varie ed eventuali, e come quasi sempre da AppleTV non esce niente di entusiasmante.
    Se neanche il pilot entusiasma, di solito abbandono, i cambi di rotta sono veramente rari.