Slow Horses – Stagione 6


Slow Horses - Stagione 6Slow Horses è ormai da anni una delle serie più apprezzate e più attese di AppleTV, questo sia per via della qualità intrinseca dello show (tra scrittura, regia e capacità di reinventarsi pur rimanendo fedele al suo stile unico) sia per il tipo di produzione che richiama a una televisione che ormai non esiste più, con le stagioni che escono a cadenza annuale – addirittura alla fine di ogni ciclo di episodi c’è già il trailer di quella successiva.

La serie creata da Will Smith (non il famoso attore ma un suo omonimo autore inglese) adatta per il piccolo schermo la serie di romanzi spy-thriller di Mick Henron; in genere ogni stagione adatta un volume, con qualche eccezione – come, per esempio, quest’ultima annata di cui si parla – in cui vengono presi elementi da più di un libro alla volta per esigenze narrative. Lo show, forte del successo di pubblico e critica, è già stato rinnovato fino a una ottava stagione, con la quale il materiale originale dovrebbe essere esaurito; il sentore è che, se la serie continuerà ad essere così apprezzata, AppleTV potrebbe decidere di rivedere i suoi piani – come ha fatto per esempio con Ted Lasso – e proseguire la programmazione di Slow Horses per ulteriori stagioni. Si può dire che, a differenza di altri prodotti, lo show di Smith si presterebbe a ulteriori annate in quanto la sua struttura è semi-antologica, ovvero ogni ciclo di episodi ha una storia quasi auto-conclusiva e a fare da collante tra uno e l’altro ci sono solo i personaggi che fanno parte del team e l’evoluzione dei loro rapporti.

Slow Horses - Stagione 6Non è ancora tempo, però, di pensare al futuro dello show ma al suo presente e a una stagione, la sesta appunto, che adatta i romanzi di Henron “Joe Country” e “Slough House” nei canonici sei episodi da poco meno di un’ora. In questa annata gli agenti della Slough House devono fare i conti con una ritorsione dei servizi segreti del Cremlino nei confronti dell’MI5 a causa di un omicidio non autorizzato su suolo russo organizzato da Diana Taverner (Kristin Scott Thomas) – ora diventata First Desk dopo gli eventi della quinta stagione. Tra una coppia di spietati sicari sulle tracce degli uomini di Lamb e il ritorno del pericoloso Frank Harkness – un sempre ottimo Hugo Weaving – assoldato da un magnate dell’informazione, tale Damian Cantor (Harry Lloyd), il risultato è un’avvincente storia di inseguimenti forsennati e continui ribaltamenti di fronte, condita da un gradito ritorno molto atteso dai fan, quello del personaggio di Sid Baker (Olivia Cooke) che riprende il ruolo dopo essere stata creduta morta alla fine della prima stagione.

Uno dei punti di forza di Slow Horses è sempre stata la scrittura dei suoi personaggi, il modo in cui interagiscono tra di loro e le linee di dialogo serrate e ficcanti che caratterizzano le relazioni all’interno del team. In questa annata – nonostante sia la prima orfana del suo autore Will Smith, rimpiazzato come showrunner da Gaby Chiappe – non manca questa cura nella scrittura che emerge a maggior ragione quando la trama sceglie di dividere letteralmente il team in gruppi più piccoli: da un lato troviamo River (Jack Lowden), Sid e Coe (Tom Brooke) in fuga dai due sicari già menzionati (interpretati da Kyle Soller, già visto in Andor, e MyAnna Buring, nota negli ultimi anni per The Witcher); nel frattempo Catherine (Saskia Reeves) guida una squadra formata da Shirley (Aimee-Ffion Edwards), Moira (Joanna Scanlan), Flyte (Ruth Bradley) e Louisa (Rosalind Eleazar) alla ricerca di un rifugio sicuro; ultimo ma non meno importante il gruppo formato da Jackson Lamb, interpretato dal sempre eccezionale Gary Oldman, e Ho (Cristopher Chung) mentre cercano di portare in salvo il giovane Reece (Lenny Rush), in pericolo in quanto testimone di un omicidio.

Slow Horses - Stagione 6Dividendo le sottotrame dei personaggi,per poi farle reincontrare nel finale, lo show ha la possibilità di giocare con loro, farli interagire in modi diversi e mostrare tutta la sua abilità nella scrittura dei dialoghi. Ovviamente il focus principale viene messo sul ritorno di Sid, il grande colpo di scena che chiude il secondo episodio, e sul suo rapporto lasciato in sospeso con River: nel poco tempo in cui si sono visti insieme on screen – nella prima stagione in realtà viene detto che lavoravano insieme già da qualche anno, ma gli spettatori li hanno visti interagire solo per sei episodi – si era già intuita la tensione amorosa tra i due che andava oltre la relazione strettamente professionale ma, per l’appunto, non c’era stato il tempo necessario per approfondirla, cosa che viene in parte fatta ora che si sono ritrovati. Il percorso di Sid la porta dall’essere ancora un’agente iper-fedele al Park e, soprattutto, agli ordini della Taverner fino alla realizzazione di essere solo una pedina sacrificabile al fine di risolvere gli errori di qualcun altro: questa presa di coscienza arriva soprattutto dall’interazione con River, quest’ultimo in fase di accettazione della morte del nonno, figura che lo ha cresciuto e che è stato per lui un mentore. Insieme a loro si muove anche Coe che, purtroppo, finisce per essere una delle vittime di questa stagione – Slow Horses è nota anche per essere piuttosto spietata nei confronti dei propri protagonisti – ma non senza aver regalato momenti iconici; da sottolineare, inoltre, come è evidente l’evoluzione che ha avuto il personaggio, passato da non saper gestire il suo PTSD – parlava di rado, non interagiva con i colleghi e aveva momenti di esplosione di violenza improvvisi – ad essere un agente dello Slough House perfettamente integrato, come dimostrano i primi episodi in cui affianca Shirley.

Anche il gruppo tutto al femminile che si raduna nel rifugio indicato da Lamb non se la passa bene: Shirley è risentita nei confronti di Louisa per aver abbandonato la squadra e il lavoro di agente sul campo per un lavoro di ufficio in una multinazionale, Catherine deve di nuovo affrontare i demoni dell’alcool dopo che scopre il coinvolgimento di Lamb nella morte del suo vecchio capo Charles Partner, Moira si trova come un pesce fuor d’acqua trascinata in una situazione più grande di lei, mentre Flyte, licenziata dalla Taverner, si trova trascinata negli eventi da Lamb e finirà per essere un’altra delle morti illustri della stagione. La casa vacanze in cui si nascondono fa da contenitore narrativo per far esplodere le tensioni non risolte all’interno del gruppo, con alcuni scambi di battute e situazioni che, fintanto che non c’è ancora una vera minaccia, fanno sembrare la serie quasi una delle classiche sit-com familiari.

Slow Horses - Stagione 6L’ultima sottotrama, quella che vede protagonista lo stesso Jackson Lamb intento a proteggere Reece, è una delle più divertenti delle tre proprio per via delle interazioni tra Gary Oldman e Lenny Rush. A discapito della grande differenza di età e di esperienza, i due attori sembrano nati per recitare insieme e dimostrano entrambi una grande verve comica oltre che drammatica: Slow Horses è sempre stata una serie eccezionale nel saper combinare insieme più registri.
Se a livello di evoluzione narrativa il personaggio di Lamb è uno dei meno interessanti in quanto anti-eroe classico, scontroso e volgare ma in realtà brillante e soprattutto protettivo nei confronti dei suoi agenti, come se ne sono già visti tanti, c’è da dire che in questa serie funziona proprio come contraltare rispetto agli altri: è lo show stesso a problematizzare il fatto che appartiene ad un’altra epoca – quella della Guerra Fredda ma noi potremmo dire ad un’altra era televisiva – e che è anacronistico rispetto ai tempi attuali, rendendo i suoi comportamenti grotteschi e inadatti al ruolo che ricopre.

Il sesto episodio “Judgment Day”, oltre ad essere perfettamente bilanciato tra azione e conclusione delle varie storyline, è anche atipico nell’economia della serie poiché porta a termine una stagione di Slow Horses, per la prima volta, con un vero e proprio cliffhanger. Questo cambio di stile è forse legato all’avvicinarsi di una possibile chiusura dello show, o forse è connesso al cambio di showrunner e al modo in cui hanno intenzione di gestire la narrazione d’ora in avanti, per rendere gli archi stagionali ancora più coesi e connessi tra loro.

In definitiva la sesta stagione di Slow Horses, nonostante l’uscita di scena del suo creatore e showrunner Will Smith, non delude le aspettative e, anzi, costruisce una delle sue migliori stagioni finora, confermando come la macchina produttiva di AppleTV sia ben rodata e continui a funzionare anche con altri autori al comando. Si può tranquillamente dire che lo show continua ad essere quanto di meglio si possa trovare oggi in quanto a scrittura televisiva, e non solo per quanto riguarda il genere thriller: in questa stagione, infatti, i temi trattati sono molto attuali, dal potere che i colossi dell’informazione esercitano sulla politica alle ingerenze di Stati stranieri nel governo inglese.

Voto: 9


Informazioni su Davide Tuccella

Tutto quello che c'è da sapere su di lui sta nella frase: "Man of science, Man of Faith". Ed è per risolvere questo dubbio d'identità che divora storie su storie: da libri e fumetti a serie tv e film.

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