1992 – 1×01/02 Episodio 1&2

1992 - 1x01/02 Episodio 1&2Con un debutto che ha interessato cinque paesi europei (Italia, Inghilterra, Germania, Irlanda e Austria), 1992 ha iniziato la sua corsa su Sky con due dei dieci episodi che cercheranno di raccontare, tra la realtà storica e la finzione televisiva, uno degli anni più controversi della storia italiana.

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In un paese come il nostro, abituato a tratteggiare storie che dividono spesso il bene e il male con l’accetta, offrendo il più delle volte una realtà patinata o di comodo, raccontare le vicende che hanno portato alla luce Tangentopoli era già di per sé un fattore “a rischio”. Non siamo un popolo abituato a giudicarsi a distanza ravvicinata, e ciò che è accaduto nei due anni precedenti il crollo della Prima Repubblica è qualcosa che ci influenza tuttora: non solo perché a livello storico una ventina d’anni non conta poi molto (e la presenza attuale di volti protagonisti di quell’epoca ne è la riprova), ma soprattutto perché è in quel periodo che si trova il germe di quanto stiamo vivendo ancora oggi.
1992 - 1x01/02 Episodio 1&2Del resto, non è un caso che questa idea sia il punto di arrivo di un processo ben diverso, che aveva alla base il progetto di raccontare l’intero ultimo ventennio: questo è stato invece tagliato a favore di un periodo più circostanziato, che sfrutta però proprio il suo essere “origine di tutte le cose” per narrare non solo il passato, ma anche il nostro presente.

Se fosse un genere letterario 1992 sarebbe un ibrido che mescola l’accurato affresco storico con la finzione e la fantasia. Nel romanzo storico sono fondamentali i personaggi di finzione”
– Giuseppe Gagliardi, regista –

Ciò che colpisce di questa serie – e che ha paradossalmente creato la maggior parte delle critiche – è proprio la decisione di andare controcorrente rispetto alla tradizione del racconto “all’italiana”: chi si aspettava una fedele ricostruzione di tutta la vicenda, o chi si era già preparato a riconoscere in ogni personaggio sullo schermo il suo corrispettivo reale, si è trovato davanti ad una forte delusione. Certo, ci sono Di Pietro, Borrelli, Mario Chiesa (e come potrebbero non esserci); ma la storia è portata avanti da sei personaggi totalmente inventati, che incarnano – in maniera più e meno riuscita – valori, ideali, tematiche o semplicemente “tipi” dell’epoca.

1992 - 1x01/02 Episodio 1&2A guidare il gruppo troviamo Leonardo Notte (Stefano Accorsi, ideatore del progetto), consulente di Publitalia e al momento personaggio più interessante tra quelli proposti: al di là del “passato misterioso”, che di certo costituisce un cliché non a suo favore, Notte rappresenta il tipo di persona in grado di sfruttare qualunque situazione per il suo tornaconto personale. Il suo lavoro, che inizialmente coinvolge solo l’ambito pubblicitario televisivo, si espande e comincia a toccare il mondo della politica – un connubio che sappiamo benissimo, con lo sguardo di oggi, quanto avrebbe determinato gli anni successivi. Lo dice lo stesso Dell’Utri: “In Italia non si fa business senza la politica”, e per quanto questa sia solo una tra le tante frasi che non rendono giustizia ai dialoghi cui assistiamo – non esattamente il fiore all’occhiello di queste due puntate –, è anche vero che ha il pregio di sintetizzare nel minor numero di parole possibili un concetto che tutti noi ben conosciamo.

Dialoghi, si diceva, che spesso rappresentano quasi una voluta provocazione, un appiattimento volontario per raccontare senza filtri una realtà ricca di segreti, eppure costantemente esibita, come fosse un trofeo. “Gli anni ’80 sono uno stato mentale”, dice Notte e, benché la frase suoni ridicola, coglie esattamente il pensiero di chi nel decennio precedente aveva speso qualunque risorsa e sperava in quello successivo di poter continuare a vivere in una bolla di ricchezza garantita, alla faccia della crisi e dei risultati che quell’ostentata opulenza stava già portando a galla. Se consideriamo quante e quali sono le conseguenze che ancora oggi paghiamo per quel tipo di atteggiamento, non può che emergere fastidio e disapprovazione per frasi così spudoratamente false, colpevoli, dirette ed esplicite senza alcuna vergogna.
Non sempre, però, questo sforzo può dirsi riuscito e in alcune situazioni (forse un po’ troppe in sole due puntate) si assiste ad un’esagerazione di questo tipo di appiattimento: se in casi come quello precedente la “frase-slogan” serve a far passare un concetto diretto e allo stesso tempo spudorato, in altri si va oltre questo obiettivo, e si finisce col rendere i dialoghi un insieme di frasi fatte e scontate (“Lei per chi vota?” “Moana!” “Perché?” “La amo”).

1992 - 1x01/02 Episodio 1&2Gli altri personaggi, come si diceva, rappresentano dei “tipi” dell’epoca: dall’aspirante showgirl disposta a tutto pur di essere “come la Cuccarini”, al reduce di guerra che diventa per una serie di eventi esponente di spicco della Lega Nord; dall’agente di polizia (malato di HIV come conseguenza della tristemente nota vicenda delle sacche di sangue infetto) che crea quasi magicamente le occasioni poi sfruttate da Di Pietro per gettare le basi di Mani Pulite, alla figlia di un industriale coinvolto nello scandalo. E forse è proprio nella compresenza di personaggi al limite dello stereotipo che si trova la nota dolente di questi due episodi: pur partendo da presupposti validi, l’accumulo di tutte queste “caratteristiche tipiche” in personaggi diversi, che si dividono la scena senza soluzione di continuità, suscita l’effetto contrario. Più che rappresentare un’epoca si finisce in alcuni momenti con l’andare oltre, sfociando nel macchiettistico e nel poco credibile.

Casa Vianello è la casa degli italiani.

1992 - 1x01/02 Episodio 1&2Non sono solo i personaggi a soffrire di questa sindrome dell’accumulo, ma anche le tematiche messe in gioco per rappresentare l’inizio di questo periodo così turbolento. La differenza, qui, sta nel fatto che risulta evidente quanto l’esagerazione, l’eccessiva compresenza di problematiche di stampo diversissimo e l’intrecciarsi di ambiti apparentemente contingentati siano una perfetta rappresentazione di quell’anno: dodici mesi che ci vengono – e ci verranno – raccontati con scadenze precise, segnalate dalle date sullo schermo, e che proprio per questo non possono tralasciare nulla. Si va da Sanremo a “Non è la Rai”, dalle elezioni all’omicidio di Salvo Lima – la cui notizia sulle note della sigla di Casa Vianello sta a simboleggiare proprio il caos tematico, nonché una riflessione sottile, eppure pesante come un macigno, su quale sia la vera natura della “casa degli italiani”.

1992 - 1x01/02 Episodio 1&2Gli eventi reali si intrecciano con quelli di finzione, in modo simbolico (un cinghiale in fuga a rappresentare la sfida di Di Pietro alla politica e a Craxi in particolare) e anche più pratico, quando l’intervento in un crimine di strada da parte del reduce dell’Iraq Pietro Bosco diventa un modo per raccontare l’ascesa politica della Lega Nord, a base di interventi contro “gli altri” (qui gli albanesi) e di frasi demagogiche come “tutti a casa!” – che, di nuovo, chiudono il cerchio arrivando fino a noi. Si cerca dunque un legame non solo tra realtà e finzione, ma anche tra questo binomio e il nostro presente: è difficile non vedere in Veronica Castello (una bravissima Miriam Leone) i casi delle Olgettine, ed è ancora più arduo rimanere distaccati davanti al discorso di Notte sulle ragazzine di “Non è la Rai”, se si pensa soprattutto a quanto labile sia diventato il concetto di “minorenne” negli anni.
Si prova in tutti i modi, insomma, a dare uno sfondo a questi personaggi, e di farlo ricreando un’epoca difficile eppure ricca di riferimenti, come quelli musicali, parte riuscitissima di queste due puntate. Se per le musiche originali dobbiamo ringraziare Boosta dei Subsonica, per tutto il resto si è affondato a piene mani in qualunque genere di quegli anni, e sembra quasi naturale (almeno per chi quel periodo l’ha vissuto) passare senza troppi problemi da “Non Amarmi” a “Everybody Hurts”.

La gente lì fuori è orribile. Non io. Non lei. Gli altri.

Cosa possiamo quindi dire di questo nuovo prodotto di Sky? Sarebbe facile, fin troppo, mettere queste puntate a paragone con le prime due di Gomorra e vedere da che parte pende l’ago della bilancia; sarebbe facile perché è la prima cosa che fa uno spettatore quando per anni è abituato a vedere in patria solo prodotti di scarsa qualità, e che appena comincia a intravedersi più di un esempio positivo inizia subito a fare paragoni, a fare la punta alle matite di questo o quel progetto. Una solida, vecchia abitudine nostrana, che porta ad essere pignoli in certi ambiti e terribilmente ciechi in altri. La verità è che il paragone non sussiste perché i termini del racconto sono profondamente diversi, così come lo stampo da cui nascono e gli obiettivi prefissati.

1992 - 1x01/02 Episodio 1&2Rimanendo dunque nell’ambito di 1992 si può dire che l’esordio (premiato da ascolti molto alti, in media 670mila per le due puntate) abbia gettato delle basi molto interessanti, forse un po’ troppo confuse in alcuni momenti, ma è evidente che la sfida fosse davvero molto difficile e che qualunque tipo di nuovo esperimento abbia la necessità anche di un periodo di rodaggio: considerato che il progetto (secondo i creatori e sceneggiatori della serie) prevede tre stagioni, per arrivare fino al 1994, c’è tutto il tempo per permettere al racconto reale di bilanciarsi in modo più giusto con la narrazione finzionale.
Il cast è mediamente buono, a parte qualche interpretazione non proprio adatta (Tea Falco nei panni di Bibi Mainaghi è per la maggior parte del tempo inascoltabile) e uno Stefano Accorsi nei panni di Stefano Accorsi – insomma, il solito.
Le buone intenzioni ci sono, il tempo per aggiustare il tiro non manca: 1992 ha le carte in regola per diventare un buon esempio di serialità televisiva italiana.

Voto 1×01: 7½
Voto 1×02: 7

 

Federica Barbera

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.

11 Risposte

  1. Son of the Bishop scrive:

    Un prodotto sicuramente meno arrogante e presuntuoso di Gomorra, che sebbene non l’ abbia apprezzato particolarmente l’ ho trovato decisamente più scorrevole e piacevole, della serie di Sollima.
    Comunque niente di eccezionale, ma tutto sommato neanche malvagia.

     
  2. Rorschach scrive:

    Il tempo di guardarlo e torno a commentare, Sky ha tutta la mia fiducia

     
  3. sixfeet scrive:

    Premetto che, nonostante l’enorme sforzo di marketing per promuovere la serie, non avevo aspettative particolarmente alte per questa serie. Per una ragione sola, la presenza come protagonista principale di Stefano Accorsi. Qualcuno dovrebbe spiegargli che per dare un po di intensità interpretativa ad un personaggio non basta alzare le sopracciglia ogni 10 secondi. Il problema è che non è stato neppure il peggiore.
    E’ un peccato, perché, a parte qualche situazione un po surreale, l’impalcatura di base per fare un ottima serie c’era tutta, dalla storia avvincente alle ambientazioni.
    A questo punto mi chiedo: Gomorra ci ha insegnato che in l’Italia è piena di ottimi attori se solo si ha la voglia di cercarli non fra i soliti noti. Basta girare fra i teatri di prosa e amatoriali sparsi in Italia. Che cosa non ha funzionato qui nel casting (sempre che ce ne sia stato uno)?

     
  4. Teresa scrive:

    Io l’ho trovato tremendo. Non salvo nulla. La sto valutando come serie tout court, non come serie italiana. Tea Falco è terribile, e Accorsi secondo me è proprio un “cane maledetto”. Ancora mi ricordo quando in Romanzo Criminale (il film) c’era la scena tra lui e Rossi Stuart in commissariato, e lì si poteva vedere bene la differenza tra un bravo attore e uno negato per quel mestiere.

     
  5. winston smith scrive:

    Premetto che, non avendo Sky, per ora non vedrò la serie (in caso di buone recensioni nel tempo, magari ne comprerò il cofanetto sotto Natale a patto che non mi sparino 30 euro di prezzo (e se non vi sembra tanto, contate che con 50 euro ho comprato 8 stagioni di 24, giusto per porre le cose nella giusta prospettiva) come hanno fatto per Gomorra – ragione per cui non ho ancora visto nemmeno Gomorra). Delle serie Sky ho finora visto solo Romanzo Criminale (sempre in dvd, non essendo stato abbonato a Sky nemmeno ai tempi dell’uscita della loro prima serie originale degna di nota): un’ottima prima stagione a cui fa seguito una seconda di livello inferiore, ma non è questo il punto che voglio trattare in questo commento. Ciò che mi preme chiedere a voi, cari amici di Seriangolo, è quanto segue: possibile che, a parte storie tratte da fatti reali, non si possa realizzare una serie drama di un certo livello in Italia (sotto la tutela di Sky)? Perché, detto in tutta franchezza, di certo farei volentieri a meno di fatti che conoscono pure i neonati perché ripetuti ossessivamente (spesso e volentieri in maniera del tutto superficiale e/o surrettizia dagli organi di (dis)informazione che vanno dalla A di Aria che tira alla Z di Z di Gad Lerner senza farsi mancare una sola lettera dell’alfabeto – anche se qui sfociamo in un campo minato da cui è meglio stare alla larga, almeno per ora -) almeno quando vedo una serie; per anni ci siamo lamentati dell’indecenza del nostro operato nel comparto seriale, ma, ora che pian piano lo stiamo avendo, a me pare né più né meno che una prosecuzione del Ballarò di turno. Possibile che un’idea originale non venga a nessuno? E meno male che abbiamo pure vinto un Oscar con Sorrentino (impresa mitica, fra l’altro, perché lo abbiamo vinto per un film senza trama, invero stupendo, ma pur sempre senza trama)! Mi sa che ci mancano gli sceneggiatori, più che gli attori, sebbene concordo con sixfeet sul giudizio dato alle capacità espressive di Accorsi, che in ogni pellicola in cui l’ho visto all’opera non ha mai cambiato registro di una virgola. Insomma, continuerò a leggere le recensioni sperando che il prodotto meriti almeno una visione, però che pesantezza (non la recensione, eh, ma l’approccio alla serialità di Sky).

     
    • Federica Barbera scrive:

      Il problema che sollevi non è affatto banale, lo capisco ma credo che vada contestualizzato separando quello che è “il sogno medio dello spettatore seriale italiano” da quello che è la realtà. Ora, noi partiamo da un background “seriale” praticamente inesistente, in cui le prove di bravura di questi ultimi anni si contano sulle dita di una mano monca (Romanzo Criminale, Gomorra, Boris); partiamo da un percorso che è quello della fiction, che se non ci mostra garko e la arcuri intenti in chissà quali loschi rapporti, ci racconta la vita di qualche santo, di qualche papa, di un mafioso a caso, di un prete, di un medico.. insomma, lo sappiamo, è inutile che lo racconti io. Ci sono state diverse dichiarazioni negli anni che hanno raccontato di come autori di un certo livello abbiano proposto prodotti di registro diverso e abbiano ricevuto porte in faccia senza pietà, al grido di “ma ti sembra che possiamo mandare in onda questo quando abbiamo problemi a parlare di *argomento a caso* in orario di pranzo?”

      Io credo che aspettarsi la rivoluzione dal nulla sia un’utopia a cui dovremmo smettere di credere, perché (soprattutto nel nostro paese) a livello televisivo ci si muove alla velocità dei bradipi. Sta cambiando il modo di raccontare, di mettere in scena, di girare le serie, e credo che per arrivare ad avere un cambio anche nel tipo delle storie rappresentate ci vorrà tempo. Ho trovato personalmente piuttosto naturale e nient’affatto casuale l’idea che questi nuovi tentativi, nella direzione di una serialità seria (scusate il gioco di parole), siano partiti proprio da quella nostra realtà raccontata tante volte nel modo sbagliato: come se si volesse in qualche modo ripartire da lì, correggendo il tiro su quello e abituando il pubblico (che non è composto solo da noi spettatori compulsivi di serie tv) innanzitutto ad un modo di raccontare diverso, prima di passare a tematiche effettivamente differenti.

      Tutto questo per dire che! Certo, anch’io – come tutti – aspetto quel momento in cui non sarà solo la realtà italiana ad ispirare prodotti di questo tipo; ma d’altra parte non sono affatto stupita che la strada seguita sia questa.

      Tornando a 1992 (e rispondendo un po’ anche agli altri): sul cast, tolti i casi estremi già citati in recensione e nei commenti, non sarei così amaramente delusa, secondo me ci sono dei discreti attori che certo, non sono ai livelli di Maria Pia Calzone o di Cerlino, ma che non sono neanche la peggio feccia che potessimo trovare. Piuttosto, temo che la presenza di Stefano Accorsi (nei panni di Stefano Accorsi, come appunto dico in recensione) sia come attore che come ideatore abbia fatto frettolosamente giudicare il prodotto, bollandolo come “solita roba italiana” invece di fare un minimo sforzo per vedere se ci sia qualcosa di effettivamente diverso.
      Questo non vuol dire che debba piacere per forza, anzi; però tra l’eccellenza e lo schifo ci sono tanti giudizi, e, almeno per come la penso io, non credo che la persistenza di errori soliti (come ho spiegato, ad esempio, i dialoghi) debba affossare completamente quanto di positivo ci si può trovare. L’idea di parlare del 1992 e di presentarlo come sfondo di vicende assolutamente inventate, invece che “come al solito” come fedele ricostruzione degli eventi, è secondo me un’idea da non sottovalutare proprio perché è qui che si inserisce quel tentativo di cambiamento di cui parlavo prima.

      Poi, per carità, a ciascuno il suo: a me non piace urlare al capolavoro tanto quanto non mi piace il “fa schifo” generale e globale, perché li ritengo modi di sentire troppo di pancia. 1992 non è un capolavoro, non è eccezionale, ma a suo modo (e trascinandosi dietro certi difetti ben noti) sta provando a fare qualcosa di diverso. Fosse anche solo per quello, io credo che un po’ di fiducia se la meriti, soprattutto dopo soli due episodi.

       
    • Rorschach scrive:

      ma lo ***** ti fa così schifo?

      Ricordiamo agli utenti che non è possibile parlare di modi illegali con cui vedere le puntate. La Redazione

       
  6. Travolta scrive:

    Mi sono messo a vederlo la prima volta e dopo 10 minuti ho chiuso il pc.
    Ci ho riprovato il giorno dopo e francamente a parte,per me, la bellezza (ahime’ non bravura) esorbitante di Miriam Leone non e’ che sia quel granche’ magari non da cazziarlo dopo 10 minuti come ho fatto la prima volta ma ad essere buono piu’ di 6-6,5 non gli avrei dato.
    Vedremo il seguito.

     
  7. Firpo scrive:

    Ricordiamci che Sky ha in cantiere Diabolik. Sperando lo faccia perchè non ne ho sentito più parlare.
    Ma se va in porto e viene fuori una bella serie, come spero, forse, forse avremo veramente qaulcosa di mai visto prima nella serialità italiana.

     
  8. Alberto scrive:

    Davvero complimenti a Federica Barbera per la recensione delle prime 2 puntate e anche per il lucidissimo commento successivo, del quale condivido ogni rigo. Avercene, di appassionati e opinionisti così sottili!

     

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