Un terzo della stagione è già alle spalle e il plot si è finalmente delineato. L’episodio è ancora poco esaltante per gli standard a cui la serie ci ha abituati, ma siamo su una rotta decisamente promettente.
La famiglia, di sovente possessiva e violenta, sembra ormai l’esatto mirino degli autori. Ritornano infatti i Mickens, sempre più intenzionati ad addomesticare la loro bestia a scopo di lucro: Tommy, così contento di saper leggere da occupare un considerevole minutaggio intriso di orgoglio infantile, torna al canile preparandoci ad un bis della stagione 3. Sebbene la sottomissione del cane selvaggio imborghesito sia stata un’intensa scena di abuso familiare, le prospettive future devono necessariamente portare ad un’evoluzione/decesso dei personaggi, essendo vicino il pericolo Noia/ripetitività.
La sottotrama più innocua in questo senso è quella di Sam che gioca a fare il paparino con la figlia di Luna, in attesa che il padre lupo mannaro marchi il territorio. Non serve continuare.
Quella più disturbante è ancora la storyline di Jason, vittima di gang-bang procreative bifolche e sovrannaturali che svelano una gerarchia a dir poco esilarante: tra uncle-daddies, sister-cousins e brother-husbands, il poliziotto guadagna all’interno del clan di Hotshot i titoli di Ghost-daddy, per via delle capacità riproduttive e Panther-man, ovvero sommo capo della famiglia allargata al posto di Felton (R.I.P. Redneck In Peace). La genesi delle sue ansie gerarchiche sta ovviamente nel suo rapporto, ormai marcio, con Crystal: Big Momma Kitty (hilarious!), ubriaca di potere e senso di appartenenza, è ancora accecata dalle prospettive di salvezza della sua specie. La sua è una favola ai limiti della decenza: la principessina promessa al cattivo fugge dal suo regno in disgrazia e vi fa ritorno tra le braccia del principe azzurro, sulle cui spalle pende il futuro di suddetto regno. Fin qui tutto normale se non fosse che, per assumere il comando di tal reame di pezzenti, il principe deve giacere con tutte le sorelle-mogli, ripopolare il deserto, squartare la gola del cattivo e sottoporsi a mutazioni genetiche di dubbia efficacia. L’ostentazione dell’abuso e della sessualità turbata trovano infine requiem negli stralci di innocenza di una ragazzina. 
Come se gli incesti non fossero abbastanza ecco arrivare mamma Bellefleur, animale da salotto, a scombinare le carte di Bill. Grazie ad un veloce ripasso dell’albero genealogico, il re della Louisiana si scopre attore di un assurdo incesto secolare, dato che è SEI volte padre della sua compagna di letto Portia. Una sequenza per sorridere tra conversazioni educate, Bill incestuoso bisecolare e Andy, pargolo scostumato costretto a fermarsi con gli ospiti quando preferirebbe essere in giro a drogarsi. Sorrisi a parte, Bill promette ambiguità maggiori nel suo ruolo di burocrate per l’autorità. Egli non sembra re, nonostante la sete di potere notata da Pam (“You like the feel of it don’t you…that crown”), ma un mero esecutore dell’Autorità che deve seguire il protocollo. Pena: la vera morte. Sono certamente tempi duri per la propaganda vampiresca e Nan Flanagan è irremovibile, decisa e scocciatissima dall’interesse di Bill verso inutili wicca. Per lei tutte le streghe sono assimilabili a quelle di Salem: ”un gruppo di puritane isteriche che avevano bisogno di una buona scopata”. Ma Bill ha già annusato la realtà di una strega tornata dal ‘600 per completare il “Massacro spagnolo” dei vampiri. Questa ipotesi azzeccata può sembrare forzata allo spettatore ma è un escamotage narrativo per accorciare i tempi, altrimenti non succederà mai nulla di sensazionale.
Infatti la storyline portante della stagione che riguarda la strega-villain stenta a prendere quota. 

Veniamo agli ormoni. Sookie e Alcide sembrano destinati a vedersi sempre nel momento sbagliato per incontrarsi, in senso biblico, perciò la loro tensione sessuale rimane debitamente sullo sfondo, mentre Debbie marca il territorio da brava lupa. La fata, da parte sua, ha una fila considerevole da soddisfare e il primo ad aver staccato il numero è Eric. 
Eric, cucciolo irrequieto ancora ubriaco di fata, sguazza nella solare felicità di non preoccuparsi di nulla, ma è costretto a tornare nell’oscurità. Il sole brucia ma le stelle non bastano. Questa ritrovata malinconia del vampiro porta ad un delirio romantico che quasi conquista un bacio fatato dalla sua mamma-babysitter, ma Bill, l’amore accantonato, è già pronto ad interrompere l’idillio. Si tratta del tormento del mostro nell’accettare la sua situazione unito a dinamiche da coiti interrotti di cui nessuna serie trash fa a meno. 
Il ritorno di Demon Baby segna infine una svolta, o almeno un’azione esilarante, che annulla le mie considerazioni sulla potenziale suggestione di sua madre Arlene: con pennarello alla mano il neonato bastardo scrive sul muro (monellaccio) “Figlio non tuo” a grandi lettere, replicando al monologo teneramente paterno dell’adorabile Terry. 
Quello che più emerge a questo punto della stagione è dunque la diramazione della trama in due tronconi di storyline: uno riguarda la famiglia, quella disfunzionale, quella maledetta, quella distaccata dalla società fino a quella malata. L’altro è il grande scontro protagonisti vs cattivo della stagione, che però sembra volersi prendere del tempo per agire: come dicevo più su c’è una certa burocrazia da compilare (sogni, libri che cadono) prima di possedere una wicca accogliente e consumare la vendetta (o il massacro iniziato secoli addietro).
Nonostante la deficienza di sorprese spiazzanti continuiamo a godere del trash auto consapevole di True Blood, non dimenticandoci del patto narrativo della “sospensione dell’incredulità” e attendendo l’episodio successivo sempre con maggior fervore.
VOTO: 7 e mezzo, con buone aspettative per il futuro.


Splendida recensione e ottima analisi soprattutto sulla storyline di Jason che a me è piaciuta fin dalla prima puntata, nonostante l’avessi detestata nella scorsa stagione. La vicenda di Jason è davvero agghiacciante ed è pervasa da una vena grottesca che però non la rende più leggera. Il tema della favola romantica che nasconde il marcio è uno dei temi portanti di TB, come testimonia la frase “devil in a sunday hat” più volte ripetuta nel corso della serie. Crystal è stata il devil in a sunday hat di Jason, con le sue promesse e le sue frasi d’amore, ora ritortesi contro di lui. Jason, come personaggio, da tutto ciò esce rinforzato e approfondito, perché rischiava di rimanere incastrato nel ruolo di macchietta comica per sempre.
Sono d’accordo sul fatto che la storyline delle streghe non è ancora decollata. Marnie non è ancora abbastanza inquietante, anche se quello che ha fatto a Pam è un segno di cosa effettivamente potrebbe combinare a tutti i vampiri se la strega iniziasse a possederla completamente. Vorrei che gli autori si concentrassero più sul suo personaggio e sul creare la suspence necessaria ed evitassero le lungaggini su personaggi quali Sam o Tommy che, pur avendo un loro senso in uno show corale come TB, rischiano di rendere le puntate eccessivamente frammentate e di annegare la storyline principale.
Riguardo agli “ormoni”, dissento. Tra “il fomento ormonale da fan di Charlaine Harris” e “l’ilarità consapevole da fan del trash” (cito perché mi piacciono entrambe le definizioni ^^) ci può essere tutta una gamma di vie di mezzo, da parte di chi guarda. Personalmente non mi sento di rientrare in nessuna di queste due categorie: la crisi ormonale l’ho passata da un pezzo e il trash mi piace, ma non ne faccio *La* ragione per cui guardare questa serie. Non trovo la svolta romantica tra Sookie ed Eric artificiosa né la vedo come un elemento trascurabile nell’economia di questa quarta stagione se non dell’intera serie. Dopotutto, l’elemento unificante di TB, quello che collega le varie stagioni e permea l’intera serie, non risiede in questa o quella creatura soprannaturale e neppure tanto nel trash (che pure ci sta ed è un marchio di fabbrica grandioso), ma nelle relazioni tra i personaggi e in come esse si evolvono. L’amore fa parte di queste relazioni ed è giusto che venga esplorato. JMO. 🙂
Grazie! In realtà concordo con te anche sulla questione romantica-relazionale. Non a caso parlavo di due modi “usuali” per guardare ai triangoli, forse i più comuni. Del resto tutto, dal cinema alle serie tv, provoca reazioni e interpretazioni dalle diverse sfumature 😉
L’unico elemento che ho davvero trascurato, per ora, è proprio la sottotrama di Sam, le cui apparizioni hanno abbassato il tono dell’episodio. Al contrario della rinascita malinconica e tenera dello sceriffo tutto d’un pezzo che risveglia l’interesse di Snooki-Sookeh, attratta più dal binomio tormentato eros-thanatos che dalla sicurezza dell’Eric “regolare”. Quindi non ritengo la storia inutile all’economia della serie, anzi è la conseguenza maggiore della storyline wicca e un’esplorazione ulteriore del personaggio di Eric che, strappato alle sue memorie e al suo atteggiamento prepotente, può realmente conquistare la fata.