
Inutile girarci intorno: la questione Gemma viene affrontata assai debolmente. Henry ripulisce casa – adoro i personaggi che dovrebbero vivere ai giorni nostri ma ignari di tutti gli C.S.I. e tutti i crime trovano sempre il modo di rendersi palesemente colpevoli –, pensando che sia stata Siobhan ad uccidere l’amica. Tutto basandosi su un discorso, abbastanza vago, intravisto in un flashback in cui la donna fa capire che è una possibilità che non avrebbe disdegnato. Nonostante tutto quello che, però, la bionda protagonista ha fatto al povero martire sinora, egli continua a proteggerla, senza però prima chiederle numi. Dopo un convincente tira e molla tra i due passati amanti, di un certo impatto, si ricade debolmente nel vuoto, con un rallentamento inspiegabile del telefilm, dopo due episodi che invece erano stati, a dir la verità, piuttosto ritmati. Solo alla fine torniamo a Parigi, con la vera Siobhan che ha fatto sì che altri s’occupassero “dell’affare Gemma”, lasciando intendere che sia la gemella scomparsa la mandante di quello che a questo punto parrebbe essere un omicidio (ma la teoria dei telefilm ci permette di andare con cautela, dato che nessuno è veramente morto finché non se ne vede il cadavere, e qualche volta persino questo non basta).
In più, ci sono dei comportamenti di Bridget che non sono molto chiari. Se il suo tradimento ai danni di Henry, infatti, viene spiegato con il desiderio della donna di ricominciare la propria vita da zero, tirandosi fuori da tutti coloro che la inseguono (la sprovveduta, però, non è a conoscenza della presenza di Siobhan sana e salva), in parte stupisce l’epilogo, ossia il suo porre intenzionalmente le proprie impronte sui cocci del vaso. La mia prima supposizione è che l’abbia fatto per incolpare Bridget e così allontanare i sospetti su di lei che si finge la sorella. Eppure, far sì che l’F.B.I. si interessi ad un caso di scomparsa di persona è una mossa assurda: prima o poi, scavando, qualcuno metterà in conto la possibilità che le gemelle non siano chi dicono di essere, no?
Ma lasciamo per un attimo da parte i progetti machiavellici della nostra eroina e spostiamoci verso quella che è stata la co-protagonista della puntata: Juliet. Quello che sembrava essere un personaggio assolutamente inutile ai fini della trama principale, non solo conferma questa opinione, ma si identifica anche come il peggior concentrato di cliché degli ultimi anni. La ragazza ricca che si scontra, immediatamente, con la ragazzaccia della scuola pubblica, non viene creduta dal padre ma salvata da un professore giovanissimo della sua scuola, che l’ha appena conosciuta. Ed è inutile dirlo, dev’essere una costante americana: hanno messo giù le carte per una relazione professore-studente che è qualcosa di mai visto in nessun altro telefilm finora. Terribile.

Seppure le premesse fossero promettenti, ancora non è ben chiara la necessità di inserire Charlie, il nuovo sponsor di Bridget, se non per un futuro (?) interesse amoroso. E nel caso, sarebbe il secondo sponsor con il quale ci sarebbe del tenero. A voi ogni commento.
Insomma, un episodio che delude, delude tantissimo.
Perché alla fine ti fermi a guardare lo schermo e ti rendi conto che l’unico reale passo avanti è stato l’ultimo secondo, la telefonata di Siobhan da Parigi. Per il resto, invece, si è approfondito poco e si è costruito ancora meno. Con degli ascolti non proprio esaltanti, potrebbe questa non essere stata una mossa molto furba, considerando altresì che ci aspetta una pausa di una settimana.
Voto: 5

