
Nello scorso episodio abbiamo avuto un finale apertissimo. Qui, come già succedeva ad altre serie (cito Alias tra le tante), l’epilogo di quanto avvenuto è in realtà trattato assai rapidamente (i fratelli Winchester, con l’aiuto di Bobby che è tutt’altro che morto, fuggono dall’ospedale), per fare un salto in avanti di tre settimane. Ho apprezzato notevolmente che Dean si sia rotto una gamba: dopo sette stagioni e innumerevoli anni di battaglia, finalmente i fratelli Winchester si rompono qualche parte del corpo; peccato, però, che la cosa venga sfruttata troppo poco, con un opportunistico salto in avanti fino alla guarigione. Tuttavia, ha dato quel tocco di realismo che alla serie mancava da tempo, lasciando da parte l’alone di supereroismo da cui erano afflitti Sam e Dean.
Se la storia principale è stata messa da parte (ma non completamente, come vedremo poi), questa volta si preferisce costruire un episodio apparentemente slegato, ma che, a dispetto degli anni passati quando gli episodi stand-alone erano senza problemi evitabili, qui ha il sapore dell’approfondimento psicologico. Per quanto sia obiettivamente difficile continuare un’analisi sui protagonisti, dato che dopo sette stagioni ormai sono piuttosto conosciuti, gli autori effettuano un interessantissimo parallelismo tra la situazione di Sam e un avvenimento del passato: la caccia di un Kitsune, una creatura che uccide le vittime per nutrirsi di parte del loro cervello. Con dei flashback piuttosto azzeccati, veniamo a sapere che un giovane Sam era stato mandato dal padre a caccia di questa creatura che si rivela essere, tra l’altro, la prima cotta del ragazzo (fa sorridere la telefonata in cui chiede consiglio a Dean su come si parli ad una ragazza). Rincontrata la Kitsune Amy molti anni dopo in quanto causa di altre morti sospette, Sam deve fare i conti con una donna che ha avviato una vita normale ma che per il bene del figlio è costretta ad uccidere.
In tutto ciò, Sam si rivela nuovamente all’altezza della situazione, rendendosi quanto mai conto di essere anche lui un “mostro” che cerca di vivere la sua vita e di gestirla. Eppure, proprio quando sembra che Sam abbia risolto i problemi con sé stesso, ecco arrivare il problema Dean. Il fratello maggiore, infatti, dopo aver ripetuto in più di un’occasione la sua idea su Sam (con qualche rotella fuori posto), non riesce più a fidarsi di lui. E lo fa capire chiaramente quando uccide Amy, la Kitsune che Sam aveva evitato di sopprimere basandosi sulla sua promessa di controllarsi. Con questo assassinio, è come se Dean avesse “ucciso” il fratello, avesse reso chiaro che egli non può più credere che Sam sia in grado di controllarsi e gestirsi da solo.
Ora, considerando che nelle scorse stagioni la questione fiducia-sfiducia tra i fratelli è stata ampiamente approfondita, mi auguro che non sia nuovamente messa in gioco, se non in maniera più approfondita e realistica. Piuttosto, rende comunque evidente che Dean non sta bene, che è davvero stanco di questa vita e che ha assoluto bisogno di riposo. Bisogna ora vedere dove tutto ciò porterà.

Insomma, Supernatural continua ad interessare, soprattutto se mantiene questa maturità anche negli episodi riempitivi, indispensabili in una serie che ne ha più di venti.
Voto: 7
Nota: Mentre Sam sgattaiola fuori di casa, si sente chiaramente dalla televisione la pubblicità di “My bloody Valentine 3D”, il film horror il cui protagonista è Jensen Ackles (Dean).

