
Prima di parlare di Dexter, comincio a dirvi cosa non mi ha convinto di quest’episodio, e cioè la parte che veda Debra come protagonista. Ovviamente il personaggio in sé non c’entra niente, tanto mi piacciono lei e Jennifer Carpenter. Mi riferisco alla storia della casa. Ho trovato le sequenze che portano all’affitto qualcosa di fondamentalmente inutile: ci voleva una psicologa per capire che Debra avesse bisogno dei suoi spazi e di un posto che sentisse suo? Certo, il macabro evento che le permette di pagare di meno l’affitto rende la cosa un po’ più simpatica e “nel personaggio”, ma se tutta questa storia non avrà ripercussioni nel lungo termine, si rivelerà del tutto inutile.
Poi c’è l’arrivo di un nuovo personaggio, la Professoressa Porter, che faceva da assistente a Gellar prima che lui sparisse. Mi è sembrata fin da subito una figura ambigua, e fin da subito si capisce che andrà a letto con Quinn. Però credo che la signorina nasconda qualcosa di più che un semplice scatolone con dentro disegni del vecchio Professore, e credo che Quinn avrà un bel po’ di casini per esserci andato a letto così a cuor leggero (d’altronde, come biasimarlo?). Menzione d’onore alla battuta che proprio Quinn fa a Batista nel bar, quando quest’ultimo gli fa notare che potrebbe farsi qualsiasi altra donna: «Ho già speso 80 dollari per lei! Non vorrai mica farmi ricominciare tutto da capo?».

Se questa mia ipotesi fosse vera, si potrebbe fare anche un interessante parallelo fra Dex e Travis. Travis, così comportandosi, ha nella figura del Professore un capro espiatorio per tutto il male che sta facendo; lo stesso si potrebbe dire di Dexter, che ogni volta che sente il suo Dark Passenger chiamare, si scusa con sé stesso ricordandoci che lui è nato nel sangue e che vedere sua madre uccisa in quel modo l’ha portato irrimediabilmente sulla Via Oscura. E’ illuminante a tal proposito il dialogo che hanno Dexter e Travis nella macchina di quest’ultimo. Travis riversa tutte le colpe sul Professore, dicendo che egli è «molto più forte di me», e che l’anziano non ha alcun rimorso per quello che fa. 
Una menzione particolare va anche alla regia e al modo in cui è girata questa scena: la cornice color sangue e la ripresa effettuata praticamente sempre attraverso lo specchio retrovisore dell’auto ci catapultano in un mondo di angoscia e tenebre. La “luce” che Travis tira in ballo nel discorso, qui non c’è neanche lontanamente: i due sono immersi nel sangue, in compagnia solo dei loro incubi peggiori.
A proposito della dicotomia luce-ombra – molto usata in racconti come questo – è importante anche lo scambio di battute che Dexter ha con Brother Sam sulla veranda dell’appartamento. Il contrasto tra l’ottimista e il pessimista è ancora una volta rimarcato, e ancora una volta Dexter racconta la storia dell’omicidio di sua madre per sostenere la sua tesi, e cioè che l’oscurità che ha dentro è impossibile da estirpare, e che lo accompagnerà per sempre. Sam – a proposito, mi unisco ai complimenti a Mos Def per l’interpretazione, non l’avrei mai detto – tenta di far capire a Dexter che la speranza esiste per tutti, ma senza molto successo.

Basta solo guardarsi intorno: come dargli torto?
VOTO: 7 ½

Più che con il Dark Passenger, io il parallelismo lo vedo con Harry.
Sia Dex che Travis vedono la proiezione dei loro rispettivi mentori, ne seguono il codice che gli hanno trasmesso quando erano in vita e si confrontano con loro per affrontare le situazioni.
Ma mentre Harry ha insegnato a Dexter, in un certo modo, a controllare il suo Passeggero Oscuro, Gellar ha spinto Travis ad abbandonarsi ad esso.
Per il discorso dell grandezza di Gellar, penso sia dovuto al modo che i due mentori si sono posti nei loro confronti;
Harry si è sempre posto sullo stesso piano di suo figlio, dialogando con lui ecc, mentre Gellar, da insegnante, mi sembra più il tipo che parla e che si aspetta che gli altri facciano ciò che lui dice, ponendosi perciò su di un piano più alto rispetto a Travis.
“al modo IN CUI”, ovviamente.
questo succede quando uno non rilegge quello che scrive 🙂
Ciao Marco! In effetti il tuo punto di vista è valido, e anche io ci avevo pensato. Infatti mi sono concentrato più sulla “scusa” che usano i due per commettere gl atroci delitti: per quello ho lasciato fuori Harry, perchè Dexter non darebbe mai la colpa a suo padre per quello fa.
I nostri discorsi sono leggermente diversi, ma come ho già detto, anche la tua prospettiva è assolutamente condivisibile. 😉