
Le vicende di Travis e di Dexter, messe più volte in parallelo grazie al denominatore comune “Dark Passenger”, subiscono un’accelerata da un punto di vista di analisi psicologica, anche se purtroppo non con i medesimi risultati.

Non più sdoppiamenti, dunque, non più azioni viste come frutto di qualcun altro, ma solo lui, che da alunno diventa insegnante alla ricerca di discepoli: la necessità non è solo di aiuto fisico, ma soprattutto di conferma della sua nuova posizione dominante. Non a caso, proprio per questo motivo, va a scegliere chi nei filmati non si limita ad apprezzare il suo lavoro, ma manifesta la volontà di sottomettersi senza riserve alle decisioni di Gellar.
Il percorso di Dexter non è altrettanto ben costruito, anche se i presupposti mi avevano portato a pensare il contrario. L’incontro con Sam – a dispetto di quanto da lui stesso dichiarato in questa puntata – ha avuto su di lui una grandissima influenza, che l’ha portato a spaziare dai dubbi su ciò che egli è (solo buio? O forse anche luce?) a piccole deviazioni (che potremmo chiamare “ricadute”) come quella del ritorno di Brian – in una puntata che, per quanto sia stata resa in modo discutibile, ha avuto dalla sua alcune intenzioni di base tutt’altro che scontate. Eppure, se questo vacillare tra certezze e dubbi ha un senso in un percorso più ampio, ciò a cui assistiamo in questa puntata ha dello sconcertante: Dex agisce e reagisce in modo contraddittorio, dando da pensare che la confusione non sia tanto nella sua testa, quanto in quella degli autori.
Anche se tutti noi lo vorremmo serial killer freddo e spietato (ah, prima stagione! come ci manchi!), con sguardo un po’ più critico bisogna ammettere che i dubbi che Dex ha cominciato a porsi negli ultimi tempi sono più che legittimi, se consideriamo che quello davanti a noi è un essere umano e non una macchina; quindi accetto di buon grado il suo scontro con Harry e il suo insinuare sempre lo stesso interrogativo su cosa sarebbe stato lui senza il codice. Se fino ad ora aver messo in dubbio “le regole” significava solo voler agire al di fuori di queste, adesso assume un’altra valenza, diventando un “magari, senza codice, non sarei diventato un assassino di professione e qualcuno avrebbe potuto aiutarmi”. In questo senso trovano spazio alcune sue riflessioni come “I guess we’ll never know”, riferito al suo ineluttabile destino da serial killer con o senza Harry, e le sue constatazioni sul gioco di Louis (“Who would choose to be a serial killer?” su tutte).

Cosa succede, amici? La noia? La sindrome da F4 di Boris? Sdoppiamento di personalità in vista pure per voi?

Sugli altri personaggi c’è davvero poco da dire. Quinn è ormai la parodia di se stesso e la sua parabola discendente mi fa davvero solo una gran tristezza; Laguerta compare giusto il tempo per ricordarci quanto è bella la nostra vita senza di lei; Batista – lasciato solo dal suo Sancho Panza ubriaco – si ritrova ad essere messo KO da Travis, che per di più lo usa come “segno del destino” per capire il luogo dove si svolgerà il Tableau dell’Assenzio: qualcos’altro che renda Angel ancor più burattino, no?
Una puntata sicuramente migliore della precedente – anche l’uccisione di Holly è stata piuttosto ben fatta – dove i paralleli tra i personaggi sono ben pensati e stanno a simboleggiare delle ottime intenzioni: purtroppo la resa non è sempre all’altezza e procede con scarsa stabilità, buttando dentro elementi a caso senza preoccuparsi troppo delle conseguenze. E spiace, perché si potrebbe fare molto meglio di così.
Voto: 6 1/2
Note:
– per prepararci al prossimo Tableau, ecco qui il riferimento all’Assenzio nell’Apocalisse: chissà cosa succederà al Miami Metro Police Department: “Poi suonò il terzo angelo, e cadde dal cielo una grande stella, ardente come una torcia; e cadde sulla terza parte dei fiumi e sulle fonti delle acque. Il nome della stella è Assenzio; e la terza parte delle acque divenne assenzio; e molti uomini morirono a cagione di quelle acque, perché eran divenute amare”.
– arrivo sicuramente in ritardo, ma ho scoperto da pochissimo che Travis è interpretato da Colin Hanks, figlio del leggendario Tom: come si fa ora a guardarlo con gli stessi occhi?!

“Deb che si infatua del fratello, visto come unico in grado di salvarla sempre: grazie, no”
Sarebbe una cattiveria enorme da parte degli sceneggiatori, considerando che i due attori hanno da poco divorziato.
D’accordissimo sull’appiattimento di Debra e delle sue abilità investigative… per evitare uno sviluppo prevedibile (ma che qualsiasi sceneggiatore in gamba avrebbe potuto rendere appassionante) ne inventano uno altrettanto prevedibile e facilone? Non so Dexter, ma questa stagione ha reso ME più religiosa: che Dio o chi per lui faccia il miracolo e salvi la serie
“Anche se tutti noi lo vorremmo serial killer freddo e spietato (ah, prima stagione! come ci manchi!)” lo puoi dire forte…… inoltre nn mi spiego come lui giustifichi le sue lunghissime sparizioni con la sorella e con la babysitter……non è mai a casa…..ed è un padre! mah
sì, in effetti il suo costante “c’hocccosedaffare” non è molto credibile…. e che potrà mai avere uno che agli occhi di tutti è un banale papà ematologo?! un torneo di briscola chiamata ventennale? la partita di risiko più lunga del mondo?! XD
Opto per la partita a Risiko più lunga del mondo. xD
ed abita di fianco a Batista adesso…….. ma nessuno sente o vede nulla, mai…nemmeno quando Jamie passa notti intere a vegliare il bambino….cioè, io capisco che se dovessere preoccuparsi di questo aspetto il telefilm non andrebbe avanti, ma sarebbe carino vedere come può questa persona destreggiarsi negli aspetti di una vita normale!
ultima cosa: Quinn mi fa una pena immensa, spero che smettano di rappresentarlo così decaduto!!!
l’involuzione di quinn è allucinante, se pensiamo che in precedenza era arrivato ad essere una seria minaccia per dexter, ora sembra un deficiente fatto e finito, tutt’altro personaggio.