
Quello che accade in questi due episodi, al netto del dramma esistenziale di alcuni personaggi, è ben poca cosa. La decisione più importante, l’unica che effettivamente sembra scuotere l’intero assetto della serie – sperando che sia in grado anche di portare con sé una buona dose di novità – è la decisione di prendere una star conclamata per indossare i panni di Marilyn. Le nostre due primedonne vengono di diritto scavalcate da chi è già famoso (ed interpretato da una divinità di Hollywood).
Hell on Earth
Il nono episodio si dedica al post-workshop, che come ben sappiamo non è andato granché bene. Da qui l’idea di coinvolgere una star, un nome di ampio richiamo per il ruolo della Monroe. Le reazioni alla cosa, ovviamente, sono diverse: se Karen – che già doveva ringraziare la sua buona stella per essere stata considerata per un ruolo simile – si getta in altri provini e in una pubblicità in CGI, Ivy fa ritorno al musical precedente in cui faceva da corista. Mi ha sorpreso moltissimo, in realtà, come si sono giocati questa carta: Ivy è palesemente scazzata, per niente professionale e, anzi, fastidiosa. Ho trovato questa scelta poco condivisibile (la seconda volta sul palco, invece, no) perché finora Ivy aveva dato l’impressione di essere sì una primadonna a tratti insopportabile, ma nulla faceva presagire la sua mancanza di professionalità. Nel frattempo con Karen si continua a giocare sull’idea della dolce e sensibile ragazza, ma purtroppo ancora non convince. L’unico aspetto piacevole è l’avvicinamento tra le due: il loro battibeccare è divertente, così come non è affatto male l’esibizione a Times Square. Di certo non diventeranno migliori amiche, come dice Ivy, ma iniziare ad allentare la tensione fra di loro non è una cattiva scelta.
Sul fronte degli altri personaggi, è la fiera del già visto. Non solo Frank capisce del tradimento della moglie mediante una canzone, ma il dramma familiare è arrivato esattamente come previsto. Non c’è grande impatto emotivo: a fronte di un’ottima Debra Messing, marito e figlio non sembrano riuscire a mantenere l’alto livello di dramma, facendolo apparire una farsa assai poco efficace. Per quanto riguarda Eileen e Derek, non si può nemmeno considerare quanto sia scontato il modo in cui la donna riesce a convincere il regista a rimanere. L’unico vero momento degno di nota è tutto volto al modo in cui Eileen mette al suo posto l’assistente insopportabile. Ecco, quello è stato un momento di applauso. In totale l’episodio non si dimostra all’altezza nemmeno questa volta.
Voto: 5 ½
Understudy

Tuttavia, come avevo premesso, questa puntata è interamente piegata sul desiderio di creare l’hype nei confronti della star. Ivy, dopo il pessimo comportamento avuto nel nono episodio (anche se è stata straordinaria nella sua versione “primadonna strafatta”) non può ovviamente essere più considerata come Marilyn: ecco che Derek e gli altri annunciano a Karen che è diventata la sostituta di Rebecca Duvall (il personaggio della Thurman). Anzi, a causa di alcuni ridicoli ritardi della star (non riesce a riportare in America la sua assistente da Cuba), dovrà anche sostituirla nelle prime prove. La mia unica preoccupazione è che la Thurman sia giunta solo per interpretare l’altrettanto originalissimo ruolo della super star che crea disaccordo e problemi.
Per non farci mancare del dramma, la relazione di Karen e Dev inizia a sussultare a causa anche del lavoro di lei, come ampiamente previsto. Dev, infatti, non è stato promosso e, tra un flirt e l’altro, medita seriamente sulla possibilità di trasferirsi a Washington per un colloquio alla Casa Bianca. Abilmente riesce anche a far ricadere tutto il senso di colpa sulla fidanzata che non solo è all’oscuro della mancata promozione, ma viene posta dinanzi alla possibilità – per ora infondata, dato che il lavoro non l’ha ancora ottenuto – di abbandonare la sua passione ed il suo futuro per lui. Insomma, il perfetto esempio di egoismo allo stato brado. Ad esempio di tutto ciò c’è anche la scazzottata con Derek, guarda caso proprio dopo che l’uomo si era appena scusato con Karen per il suo pessimo comportamento. Il tempismo è tutto.
Ivy ha ritirato gli artigli spuntati e si mette anche a dispensare consigli a Derek (con l’ennesimo parallelismo con Marilyn di cui non si sentiva la necessità) e a fare regali a Karen. Tutto per essere inserita nuovamente nel musical. Un’altra sensazionale novità.
Julia piange l’allontanamento del marito, l’avvocato molla Tom. L’unica cosa che mi è piaciuta è invece il bel rapporto che lega Julia e Tom e che annualmente viene celebrato assistendo al loro primo spettacolo.

Voto: 5 ½
È su questo che voglio soffermarmi, come ultimo elemento. Questa serie, in teoria, doveva mostrare la vita dietro Broadway, con tutte le difficoltà e gli imprevisti nella costruzione di un musical per la grande Mela. Invece, si concentra quasi esclusivamente sulle vite dei personaggi – in modo tutt’altro che brillante – e ben poco spazio viene davvero dato al musical stesso. Se le esibizioni musicali originali sono piuttosto interessanti – e la canzone finale del decimo episodio ne è un esempio – la debolezza in questo senso è quando si fanno delle cover di canzoni già conosciute. Se il tanto bistrattato Glee ha fatto delle cover il suo marchio di fabbrica, è comunque una serie che prova a rinnovare buona fetta di queste canzoni. Smash, invece, le ripropone senza guizzo particolare, più perché deve e non perché vuole.
Insomma, l’esperimento finora portato avanti è, a mio avviso, del tutto fallimentare. Smash non riesce ad emozionare, non riesce a coinvolgere né divertire. Auguriamoci almeno che, con il rinnovo in tasca, possano davvero mettersi a fare sul serio.


