
Boss è trasmesso e prodotto dalla Starz, canale via cavo a pagamento nato nel 1994 e di proprietà della Liberty Media Corporation, conglomerato industriale specializzato in audiovisivi, editoria quotidiana, periodica e libraria. Nata per trasmettere film di prima visione, dal 2005 la Starz inizia a mandare in onda prodotti originali per concorrere con le rivali Hbo, Showtime e Fx. I successi di Spartacus e Torchwood della passata stagione accrescono la sua visibilità, ma è con Boss, ideata e sceneggiata dal trentacinquenne Farhad Safinia, che avviene il vero salto di qualità.
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Chicago città seriale.

I due termini di paragone più appropriati per rapportarsi a questa serie sono sicuramente The Chicago Code – per quanto riguarda il contesto e il rapporto politica/potere – e The Wire (in particolare la terza stagione) per quanto riguarda lo stile visivo e narrativo. Proprio come la serie della Hbo, Boss si presenta fin da subito con tutti i crismi della serie quality: sigla raffinata, con il bellissimo brano Satan your kingdom must come down cantata da Robert Plant; andamento lento e calibrato di ogni storyline; sviluppo corale della narrazione; regia dallo stile fondamentalmente freddo e misurato; una o più big star alla regia o alla scrittura (in questo caso Gus Van Sant è regista del pilot ed executve producer). La Chicago di Boss presenta una rete di interessi pubblici e privati, tra amministrazione comunale, statale e società civile talmente fitta da proporsi come una nuova Baltimora (di nuovo The Wire), e forse ancora di più, vista la specificità della sua amministrazione: come ci insegna Alderman Gibbons (interpretato da Delroy Lindo) nella succitata serie creata da Shawn Ryan, a Chicago l’amministrazione vera e propria è delegata ai consiglieri comunali (aldermanni) i quali sono una sorta di feudatari delle proprie circoscrizioni (in tutto cinquanta). Il sindaco ha così il compito prioritario di ottenere l’appoggio politico degli aldermanni e per farlo, come ci mostra (e dimostra) in più di un’occasione Tom Kane, può spesso essere costretto a camminare tra il lecito e l’illecito.
Personaggi

Meredith Kane (Connie Nielse): moglie di Tom e matriarca della famiglia. Figlia dell’ex sindaco di Chicago, ha ereditato dal padre un’infinita quantità di contatti all’interno dell’estabilishment cittadino, potere in grado di spostare la maggioranza dei voti e che negli ultimi anni ha favorito l’elezione di Kane.
Emma Kane (Hannah Ware): figlia di Tom e Meredith e da loro ripudiata da anni per motivi legati al suo passato. Attualmente lavora in una chiesa in cui si divide tra sermoni ai fedeli e assistenza medica ai malati.
Alex Zajak (Jeff Hephner): candidato a Governatore dell’Illinois, il giovane delfino di Kane intratterrà una relazione amorosa con una donna dello staff del sindaco, ma preservando la famiglia dove la moglie rappresenta il vero stratega.
Kitty O’Neill (Kathleen Robertson): assistente del sindaco, donna tuttofare, ragazza sensuale e dalle forme sinuose, sarà centrale negli equilibri tra Meredith, Tom e Zajak.
Ezra Stone (Martin Donovan): braccio destro del sindaco da decenni, con lui ha portato a termine tutti i trionfi politici e insieme sono riusciti ad insabbiare i reati e ad esaltare la stabilità della leadership di Kane.
Sam Miller (Troy Garity): giornalista del Chicago Sentinel, indaga sulla malattia di Kane, da questi nascosta in tutti i modi, e soprattutto sul suo passato e sulle sue malefatte, scagliandosi come può contro le corporazioni che le coprono.
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Power is power

La costruzione del personaggio di Kane, grazie anche alla debordante interpretazione di Grammer, è essenziale ad un discorso che dal particolare va all’universale, dall’amministrazione della maggiore città dell’Illinois arriva all’autoritarismo di un leader carismatico. Ciò che probabilmente è di maggiore rilevanza nella serie creata da Farhad Safinia sta nella messa in scena del personaggio, nell’aura mitica che gli viene costruita attorno: esattamente come ha fatto all’inizio degli anni Settanta Francis Ford Coppola con Vito Corleone (attorno ad un altro corpo straripante, quello di Marlon Brando), Safinia crea un personaggio talmente affascinante, talmente sfaccettato che, nonostante faccia delle cose spregevoli per violenza e disonestà, c’è sempre qualcosa che spinge a parteggiare per lui. Tom Kane è il potere, è quella cosa che tutti in fondo desiderano e che attira sguardo e ammirazione come una calamita, tanto che, quando minaccia a destra e a manca di scatenare la furia della sua collera, lo spettatore non vede l’ora che questa arrivi.
Voto: 9

Mi avete invogliata a vederlo… vedremo se il telefilm sarà all’altezza della recensione! 😀
terminata ora la prima stagione e devo dire che mi ha veramente entusiasmato! Peccato solo non poter disporre di 3/4 stagioni.
Boss è una perla e gli anni la renderanno sempre più famosa e apprezzata, in tutti i circuiti. Come è stato per The Wire e come sarà per Treme.
L’ho conosciuto grazie a voi e devo davvero ringraziarvi. Davvero una delle serie più belle e intense degli ultimi anni. Ho visto solo la prima stagione, perchè ho capito che la seconda non è all’altezza. Ma quasi quasi mi basta; una perla sotto tutti i punti di vista.