
Ribadiamolo: la morte di Etta era evitabile. Non si è capito per quale motivo gli autori abbiano ritenuto necessario spingere l’acceleratore sulle vicende inserendo il motivo della vendetta. Un argomento abusatissimo di per sé, per quanto l’utilizzo che ne viene fatto in questo episodio sia magistrale. Non si possono usare mezzi termini per definire la profondità con cui gli autori di Fringe sono scesi nell’animo umano, costruendo un episodio sotto il punto di vista emozionale a dir poco perfetto. Non si può, purtroppo, dire la stessa cosa della trama: ad otto episodi dalla fine di Fringe, la Storia non si muove, non fa passi avanti. In questo episodio, tutto sommato, l’unico elemento di trama è la scena finale: il resto, speranze e poco più.
La morte di un figlio è un dolore atroce (come dice all’Osservatore lo stesso Peter): è come se ti strappassero qualcosa dal corpo, ti aprissero una ferita che non può essere rimarginata. Figuriamoci, quindi, cosa può accadere a due genitori che, dopo aver ritrovato la figlia, sono costretti a dirle addio nuovamente. Quali le reazioni possibili? Beh, due. Una rappresentata da Olivia, l’altra da Peter.

È quindi in quest’ottica che si vive tutto il processo d’accettazione del dolore di Olivia, quel suo iniziale rifiuto nel rivedere la figlia in cassetta, da bambina. Non può e non vuole dover scendere a patti con il destino che, a dirla mediante le sue stesse parole, le ha ridato la figlia solamente per potergliela togliere di nuovo. Un destino crudele, ma davanti a cui la donna non può che capitolare. E tutto scatta quando capisce che Etta non era solamente sua figlia, ma simbolo di qualcosa più grande: una ragazza da cui farsi ispirare e che ispirava tutti coloro che lottano per la libertà in un mondo schiavo degli Osservatori.
È per questo che la donna, anche su spinta di un sempre ottimo Walter, tende la mano a Peter, ne richiede la presenza per poter superare insieme il dolore e non perdersi lungo la via. Lei chiama, ma Peter in realtà non risponde, perché la strada che l’uomo ha intrapreso per “superare” il dolore non è quello di accettarlo, bensì di alimentarsi di esso per non rendere vana la morte di Etta. Nonostante i nobili propositi, Peter è piegato dalla vendetta, una vendetta che gli dona una tale sicurezza di sé da essere ingannato da una mosca. Non può accettare che gli osservatori (o meglio, gli osservatori di seconda generazione) non siano soggetti almeno fisicamente alle emozioni. Non può accettare di dover combattere contro chi non ha umanità, contro chi è apparentemente sulla Terra solo per dominarla. Si illude, così, per tutto l’episodio, di poter riuscire in un obiettivo così grande da ritenersi quasi impossibile; ed il suo fallimento lo tormenta, lo distrugge. Commette così il più grande errore che poteva permettersi, in questo momento: per distruggere gli Osservatori, decide di diventare uno di loro. Senza sapere quali possano essere le reazioni all’inserimento del chip nel suo corpo, è ormai sempre più indirizzato verso un sentiero che, speriamo, solamente Olivia potrà cambiare e riportare sui lidi più sicuri dell’umanità.

Questo episodio di Fringe ha, quindi, reso evidente la situazione attualmente vigente in questa serie: in vista del finale, gli autori sono perfettamente in grado di giostrarsi i propri personaggi, scandagliare l’animo umano con delicatezza e professionalità, ma non riescono a far quadrare i conti relativi alla trama che ha sempre più virato da “X-Files” a “Battlestar Galactica”, con la perdita dell’aspetto più “oscuro” e “scientifico” in favore di una fantascienza un po’ troppo marcata (ed abbiamo parlato di mondi paralleli per anni, eh).
Voto: 7 ½


Per quanto mi riguarda, ho trovato l’episodio brutto, sotto certi aspetti anche noioso, e il finale mi ha dato molto fastidio. Concordo sul fatto che la trama non va avanti. Ho apprezzato molto questo approfondimento psicologico che fin dalla prima puntata si è verificato, ma siamo alla quinta puntata e ancora non abbiamo visto nulla. La morte di Etta non l’ho sentita come una cosa negativa, però bisognerebbe “giustificarla”, ovvero avviare qualcosa che ci faccia capire perché gli autori hanno scelto questa strada, altrimenti davvero si rischia di prenderlo come una mossa “da spettacolo”, fine a sé stessa (e possibilmente, come hai detto tu, sarebbe bello che la motivazione non fosse semplicemente una ricerca di vendetta, fin troppo scontata). Peter Osservatore non ce lo vedo, non ho capito sinceramente questa scelta da parte degli autori.
Anna Torv è bravissima, a me piace molto, ma sinceramente Olivia mi sta un po’ rompendo le scatole: per quattro puntate non ha fatto che starsene buona, adesso piange la figlia (con estrema difficoltà, tra l’altro)…insomma, mi manca la vecchia Olivia combattiva. Mi manca la vecchia Fringe, gli effetti speciali, i colpi di scena, l’azione. L’approfondimento psicologico ci sta, ma così è troppo, bisogna ingranare (anche perché la serie quest’anno finisce).
in sostanza d’accordo con la recensione, ma il mio voto sarebbe stato decisamente più basso.
è vero che l’aspetto umano qui viene trattato come fringe sa fare (e ok, hanno recuperato quella roba orrenda che è stata la reazione alla fine della scorsa puntata) ma fringe ormai si sta reggendo solo su quello, e più ci avviciniamo alla fine senza una trama e più personalmente divento insofferente davanti a puntate in cui – tolte pochissime cose – non ci si scosta di un millimetro.
non si può, non si può avere così poche puntate a disposizione e prendersi tutto ‘sto tempo per dire praticamente nulla. mobbasta! XD
hei ma io avevo commentato! l’altro giorno avevo anche chiesto delucidazioni sul cubo e sul warmhole! che fine ha fatto il mio commento? sono sicuro di averlo inviato, e me lo ha anche visualizzato. mi era successa la stessa cosa con l’ultima recensione di american horror story, ma ho pensato che avessi semplicemente dimenticato di inviare, ma questa volta sono sicuro di averlo fatto! i miei commenti vengono cancellati? o c’è qualche errore nel sistema? qualcun’altro ha/ha avuto il mio stesso problema?
@moonacre In effetti stiamo avendo dei problemi tecnici, probabilmente è dovuta a questo la sparizione del tuo commento!
@alessala Come ho scritto nella recensione, a me personalmente è piaciuto molto l’approfondimento emotivo dei personaggi, mentre concordo perfettamente con l’idea che sia sparita completamente la trama e l’essenza di Fringe. Voglio nuovamente le “farfalle con le lame”, i mostri e le altre peculiarità di Fringe (oltre a qualcosa di cui parlare, eh!). Hanno optato per una via troppo fantascientifica e si sono dimenticati il cuore della serie. Peccato.
Non sono per nulla preoccupato del fatto che la trama, o meglio, la ricerca della memoria perduta di Walter non vada avanti spedita come Noi vorremmo, ( nessuna madeleine che scateni i ricordi purtroppo) perchè ritengo che il tutto si possa risolvere, senza scandalo, in un paio di episodi. Infatti sarebbe sufficente la visita di Settembre, cosa che mi aspetto prima o poi.
Credo infatti sia più un bisogno nostro quello di capire quale sia il piano per vincere gli Osservatori e che gli autori abbiano voluto in questo episodio concentrarsi su un cambiamento fondamentale che forse hai tralasciato nella recensione: Peter sta diventando esattamente come suo padre, Walter.
“Na ine kalitero antropo apo ton patera toy” (fonetica): quante volte ce lo siamo sentiti ripetere nel corso delle precedenti 4 stagioni? Peter è cresciuto con questa frase in testa, “sii un uomo migliore di tuo padre”, ha fatto di tutto per essere diverso dal padre, lo ha abbandonato in un manicomio, lo ha rinnegato.
Eppure, la morte di Etta e il desiderio di vendetta lo ha di fatto trasformato in un giovane Walter e lo si può vedere attraverso la fermezza con la quale decide di affrontare gli Osservatori senza fare troppi calcoli sugli eventuali ostacoli proprio perchè si convince che la sua intelligenza e la sua esperienza sono in grado di abbattere qualsiasi barriera. Crede persino di essere superiore agli Osservatori quando in modo quasi infantile, Si convince di poter leggere la mente dell’osservatore preso in ostaggio.
La trasformazione in giovane Walter si esplicita in maniera iperbolica quando si inserisce alla base del collo il congegno appena estratto dalla testa dell’osservatore ( questa invece l’ho trovata una trovata piuttosto rimediata…..), senza far di conto con le conseguenze che il “trapianto” può causare a lui, al rapporto con Olivia e Walter sopratutto e con il mondo in generale.
Lo fa preso dalla disperazione, il suo piano fallisce miseramente, le capacità nelle quali credeva ciecamente sono inesorabilmente sconfitte dalla superiorità degli Osservatori e a quel punto l’obiettività e la logica vengono spazzate via dal sentimento più forte: la vendetta
Quindi ripeto quello detto all’inizio: per me è stato un episodio fondamentale per la stagione in corso e il mio voto non può essere che alto
voglio specificare che non hai tralasciato la reazione di Peter, anzi, questa è descritta assai bene, secondo me forse non l’hai messa in relazione con Walter e tutto quello che ha rappresentato per Peter