American Horror Story – 2×05 I Am Anne Frank (Part 2) 3


American Horror Story – 2×05 I Am Anne Frank (Part 2)L’anno scorso abbiamo deciso di creare un dramma familiare. In questa stagione invece ci siamo occupati di un dramma sul posto di lavoro“. Queste sono le parole di Brad Falchuk, co-creatore della seconda stagione di American Horror Story. Ed effettivamente questa è la differenza principale fra le due stagioni: il diverso luogo in cui si svolge la storia.

Anche se la seconda stagione è ambientata sulla costa est americana in un istituto psichiatrico criminale, possiamo dire che rispetto alla prima è cambiata solo la forma, non la sostanza. Così come la prima stagione è stata particolarmente innovativa e nuova – andando oltre i confini della serie tv e cercando di elevarla a qualcosa di più, ad un prodotto tipicamente cinematografico – anche questa seconda stagione non è da meno. Sempre di più si nota la voglia di uscire dagli schemi, di rompere le regole tipiche della serialità televisiva, cercando di sfociare nell’universo filmico che viene citato non solo dalla sigla (per esempio con scene che rimandano ai classici del genere horror), ma anche dalla regia, dalla fotografia e dalla scrittura.

American Horror Story – 2×05 I Am Anne Frank (Part 2)L’occhio sembra andare oltre quello che vediamo, cercando una metafora continua all’interno di tutte le inquadrature e degli stacchi del montaggio della serie. Quello che c’è dentro sembra raccontare quello che c’è fuori, così come i malati mentali rinchiusi nell’istituto non sono altro che le ombre di quelli che stanno fuori o che ci lavorano. La pazzia è il fil rouge che lega i personaggi, dal primo all’ultimo, e risulta quindi incredibile come gli uni possano essere incaricati di curare gli altri. La regia cerca di esternare questo concetto lavorando totalmente al servizio dei personaggi, delle atmosfere e della storia: sono frequentissime le inquadrature spezzate, i violenti schiaffi di macchina, gli stacchi repentini nel montaggio. I movimenti di macchina sono i movimenti dei pazienti: ripetitivi, meccanici, improvvisi e schizofrenici, come i personaggi che vediamo nella sala comune assorti nei loro rituali (gesti ripetuti per ore, senza un motivo apparente, dettati dallo stato mentale).

Se quindi i movimenti di macchina sono i movimenti delle persone, la regia è il cast e la realtà in cui vivono. Le scelte registiche sono sconnesse e repentine, quasi malate proprio come i personaggi. La camera si sposta continuamente, non sta mai ferma, passa da un personaggio all’altro, sbarella, è confusa come sono confusi i pensieri e le parole dei pazienti. Quasi a sottolineare la situazione schizofrenica che troviamo all’interno dell’istituto, quando invece la storia si svolge al di fuori la regia si adatta e cambia. La quinta puntata inizia con un lungo piano sequenza in cui Sister Jude incontra un famoso cacciatore di nazisti e lo fa in casa sua. Qui il luogo è cambiato e i personaggi sono diversi, anche la stessa suora non si presenta in tonaca come invece fa tipicamente all’interno dell’istituto, ma lo fa in borghese. Un altro luogo e altri personaggi possono essere trattati quindi con un diverso approccio. La contrapposizione tra il dentro (montaggio frenetico) e il fuori (lungo piano sequenza) non può che rafforzare la particolare connotazione caotica dell’asyum.

American Horror Story – 2×05 I Am Anne Frank (Part 2)La situazione all’interno dell’edificio è una grande metafora della realtà contemporanea: noi siamo i pazzi rinchiusi, le manie dei pazienti sono le nostre manie. Oltre ad una grande critica nei confronti del nostro presente (che nel manicomio diventa il nostro passato), anche il nostro futuro viene descritto senza speranza. Infatti i due ragazzi che entrano nell’istituto ormai chiuso e abbandonato (nel presente) fanno una brutta fine, forse anche peggiore dei pazzi che in passato vi erano rinchiusi. In questo episodio più che in quelli precedenti la critica risulta ormai evidente. Non solo i personaggi sono deviati, ma anche le immagini sono più distorte, i punti di vista classici cambiano: vediamo riprese dal basso, dall’alto, di lato, storte e mai dritte, per dare una sensazione di spaesamento e tensione, in aggiunta a temi musicali tutt’altro che rilassanti, come la canzoncina che viene ripetuta compulsivamente e ossessionatamente nella sala comune. Le inquadrature sono storte e le figure risultano così allungate e distorte, i personaggi ci sembrano deformati non solo nella loro psiche ma anche a video. La deformità raddoppia.

Ed anche l’episodio al centro della puntata, cioè la permanenza nel manicomio di una donna che dice di essere Anne Frank, ne è un esempio perfetto. Questo personaggio, che possiamo dire soffra la sindrome di Shutter Island, incarna la pazzia nascosta ed evitata. Lei crede davvero a quello che dice, ne è convinta e per convincere gli altri fa di tutto (ruba la pistola al poliziotto, spara al dottore). Poi però il racconto del marito mette tutto in dubbio, ci fa dubitare della sua sanità mentale e iniziamo a non credere più al suo racconto (fino alla sequenza finale, che inaspettatamente mischia le carte intavola e ci confonde del tutto). Questo slalom tra finzione e realtà non è esclusivo della donna, anche gli altri ospiti del centro portano avanti un percorso del genere. C’è chi dice di essere sano (anche se la sua pazzia è evidente), c’è chi dice dice di non aver commesso il crimine di cui è accusato (come Grace, che nega di aver sterminato la sua famiglia, anche se poi la sua confessione arriva senza neanche indagare troppo) e c’è chi è davvero innocente e sano (come Lana, che però viene prima rinchiusa per vendetta e poi rapita a sorpresa).

American Horror Story – 2×05 I Am Anne Frank (Part 2)Lo stretto collegamento tra la finzione scenica e la realtà di chi guarda è sottolineato più di una volta dagli attori. I personaggi spessissimo guardano in camera e parlano direttamente allo spettatore. Kit (nella scena raffigurata a destra), rinchiuso in cella, guarda in camera e chiede “Hai paura?” come se si aspettasse una risposta dallo spettatore, che però non arriva. La domanda però è stata fatta e la riflessione nasce spontanea. Questo stratagemma, che se usato male può spezzare l’incanto narrativo e far cadere la maschera della finzione, rovinando così il rapporto basato sulla distanza che c’è tra lo spettatore e il prodotto visto, è stato bene utilizzato fin dall’episodio pilota con il primo incontro di sister Jude e la giornalista Lana Winters; la scena era caratterizzata da una serie di sguardi in macchina che sembravano quasi andare oltre lo schermo, scanditi da un montaggio serrato che non dava il tempo di rispondere allo spettatore e quindi di venire coinvolti in modo diretto.

American Horror Story – 2×05 I Am Anne Frank (Part 2)Nella puntata cinque, oltre a questo gioco teorico di metafore e rimandi culturali e di genere, si è deciso di delineare meglio i profili di alcuni personaggi, prima fra tutti sister Jude, di cui finalmente conosciamo appieno la storia. Lei è una delle figure più interessanti della stagione e non può che essere considerata una moderna monaca di Monza, una figura manzoniana degna del modello originale. Infatti nel suo curricuclum non mancano né una dubbia moralità, né un omicidio e nel corso delle puntate più di una volta ha avuto voglia o si è immaginata di avere rapporti intimi con il suo superiore, Monsignor Timothy Howard; possiamo in questo episodio spuntare anche la casella “rapporti sessuali”. Jessica Lange è decisamente all’altezza del ruolo, molto più in primo piano rispetto alla passata edizione dello show. Qui infatti interpreta un personaggio molto complesso e sfaccettato; è protagonista e antagonista, è la causa dei problemi e lo strumento per risolverli.

American Horror Story – 2×05 I Am Anne Frank (Part 2)Il secondo personaggio rivelazione della puntata è senza dubbio lo psicologo che, sul trend di una maggiore valorizzazione dei personaggi che nella prima stagione non avevano avuto una parte da protagonista, non poteva che essere il cattivo. È curioso come la stanza delle torture di Bloody Face richiami altri prodotti basati sull’horror e sul thriller. Più precisamente parlo di Saw (nella scena iniziale della saga, i due uomini sono incatenati per un piede e le grandi piastrelle bianche caratterizzano la stanza in cui sono prigionieri) e Dexter, di cui viene richiamata l’atmosfera un po’ asettica, gli strumenti di tortura attaccati al muro e il presagio che presto il corpo della vittima non sarà più un unico pezzo. Il doppio gioco dello psicologo è stata una svolta importante e sarà interessante approfondirla nei prossimi episodi, visto che in questo ne abbiamo avuto solo un piccolo assaggio.

Finalmente iniziamo a capire qualcosa di più sulla strada intrapresa per questa seconda stagione della serie. Dopo aver raccontato il presente (quello della famiglia Harmon) e dopo aver fatto un salto nel passato all’interno dell’istituto, proprio nella settimana che ha portato con sé la notizia del rinnovo della serie per una terza stagione la curiosità cresce sia per gli sviluppi delle prossime settimane, sia per l’ambientazione che si vedrà il prossimo anno. Dove potrebbe essere ambientato il terzo ciclo? Forse nel futuro, magari non troppo lontano. O forse si ritornerà in un presente differente da quello che viviamo ogni giorno? Bisogna solo sperare che circoli qualche rumor sugli sviluppi della serie, che però ho il timore si farà attendere.

Voto: 8

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Informazioni su Davide Canti

Noioso provinciale, mi interesso di storytelling sia per la TV che per la pubblicità (in fondo che differenza c'è?!). Criticante per vocazione e criticato per aspirazione, mi avvicino alla serialità a fine anni '90 con i vampiri e qualche anno dopo con delle signore disperate. Cosa voglio fare da grande? L'obiettivo è quello di raccontare storie nuove in modo nuovo. "I critici e i recensori contano davvero un casino sul fatto che alla fine l'inferno non esista." (Chuck Palahniuk)


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3 commenti su “American Horror Story – 2×05 I Am Anne Frank (Part 2)

  • Attilio Palmieri

    L’episodio più folle di tutti. Asylum picchia fortissimo sul pedale dell’acceleratore estremizzando tutte le sue (già pesantemente radicali) caratteristiche principali. Reagia estrema, flashback surreali, alieni torture, medicina, fede sesso, violenza, tutto al massimo tutto a mille, senza paura. Non esiste medietà, non esiste misura, solo citazioni e panoramiche a schiaffo, scrittura fatta di iperboli su iperboli e attrazioni visive perturbanti e cartoonesche al contempo.
    Questo ci piace tanto.

     
  • MarkMay

    Io metto in campo tutta la mia ignoranza su questo episodio… Non ci ho capito una mazza,questa è la mia recensione xD
    No sinceramente tutta la puntata mi ha pervaso di questa aria di incomprensibilità, però sinceramente la scelta di rendere il dottore bloody face non mi ha convinto più di tanto… Va bene estremizzare e rendere TUTTO fuori dalla normalità,resto però convinto che una dose di umanità (intesa come ragione e razionalità,ovvero quello che ci differenzia dalle bestie) ci voglia per dare più certezze all’utente, e rendere la scrittrice (sconfitta) l’unica persona “sana”. Detto questo è condivisibile anche voler far stappare del tutto la bottiglietta della razionalità,per cui la mia è più una disquisizione soggettiva data dal mio gusto personale. Detto anche che la fine del telefilm è ancora lontana e quindi non si può giudicare l’intero messaggio che vogliono mandare senza aver completato la visione, ho trovato questo episodio (ripeto, forse per ignoranza mia) il meno intrigante sia dal punto di vista della trama orizzontale sia dal punto di vista dello sviluppo verticale,tutto qua… Ripeto non entro nel tecnico perchè non ne sarei ingrado x cui la mia analisi va fatta al netto di ciò…