
Va così a finire che al termine di ogni episodio, non importa quale o di quale stagione, l’ispirazione è massima. Con nessun altro prodotto televisivo al mondo viene una tale voglia di imbracciare uno strumento, seguendo una filosofia go with the flow. Treme è letteralmente terapeutico, perché terapeutica è la musica di New Orleans. Provare per credere.
3×06 – Careless Love


Ritroviamo, come d’abitudine, personaggi talmente multidimensionali e ben costruiti da non perdere mai di credibilità: potrebbero reggere il colpo anche se la sceneggiatura fosse una terribile barzelletta. Il lavoro di Simon e Overmyer si dimostra ancora una volta certosino, con personalità dipinte anche per propositi simbolici. Basti pensare a quanto Davis e la sua dolce ignoranza (in senso buono) rappresentino al meglio i contrasti della città. Genuino, sanguigno, ispirato ma ingenuo, proprio come Nola. In lui è evidente il lento passaggio dalla musica suonata alla musica prodotta, dettato sia dalla necessità di rinnovare il mercato discografico locale, sia da una forzata “panchina” a cui lo costringono l’alcolica Mimi e il produttore dell’opera.

Anche il percorso di Antoine rappresenta una rottura rispetto a un passato più turbolento. Batiste è protagonista attivo di un cambiamento impressionante, da quando è insegnante. Quello che all’inizio gli sembrava un ripiego è ora una mission che va oltre gli scopi meramente didattici. La cosa positiva di questi momenti, nello show, è l’aspetto didascalico della narrativa di Antoine: i suoi input di storia della musica rivolti agli alunni, i commenti tecnici, le lezioni di vita quotidiana, sono dediche utili anche a tutti noi spettatori. Un’ora di Treme equivale a un’ora di lezione di musica? Ci siamo ormai molto vicini, anche se paradossalmente in questa stagione è calato un po’, rispetto ad altre, il minutaggio dei live.
Come prevedibile già in occasione della diagnosi del linfoma, per Albert Lambreaux la cura personale viene dopo i suoi doveri di Big Chief, dal momento che non ha nessuna intenzione di iniziare la chemio prima del Martedì Grasso. Ancora una volta è questo il personaggio che spicca di più come dignità, grazie anche alla forza dell’esperienza e alla passione per la tradizione musicale. La stessa tradizione che ha convinto Janette a tornare a N.O. Il suo business partner sembra però fare di tutto per porre questo fondamentale aspetto in secondo piano, e assimilare il ristorante a un qualsiasi modello di business capitalistico, con tanto di responsabile di comunicazione e marketing. Janette è evidentemente turbata da cotanta bullshit; il suo scopo era un altro, più puro e incontaminato. È come se, per usare un parallelo musicale, chiedessero a un cantautore già affermato di suonarsi tutti gli strumenti, anche quelli che non padroneggia, di registrare, mixare, distribuire e pubblicizzare il suo disco; quando invece, in teoria, l’artista dovrebbe solo limitarsi a partorire il prodotto della sua sensibilità. Il Do It Yourself sembra più applicabile a chi deve far gavetta, piuttosto che a professionisti affermati come Janette. Il problema è che, oltretutto, anche il prodotto stesso ha perso il suo ruolo di centralità. Lo staff, la comunicazione, il marketing & PR, l’estetica del locale e di chi lavora in sala dettano le regole. Sono ormai nuovi aspetti di trasversali filosofie commerciali, applicabili anche al musicbiz, in cui si tende a concentrare tutta l’attenzione sul bombardamento mediatico finalizzato alle vendite. Puntare sulla quantità significa in molti casi perdere terreno in termini qualitativi. E viceversa.
3×07 – Promised Land


Nella prima parte dell’episodio ci sono tuttavia momenti più critici e cupi, che per la famiglia Lambreaux sono veicolati da un crudo documentario su Katrina. Il volto scurissimo di Clarke Peters e lo scambio di sguardi del suo personaggio con Delmond, conditi da pesante silenzio e reciproca indignazione, creano un momento intensissimo e da pelle d’oca. È di vitale importanza, infatti, che Simon ci ricordi, di tanto in tanto, di che cosa stiamo parlando, di ciò che è successo e che non va dimenticato. Katrina, per quanto distruttivo, è stato un pretesto che ha portato a galla, insieme ai cadaveri, l’avarizia peggiore e l’abuso di potere, anche burocratico. Ed è saggio, e naturalmente di forte impatto antitetico, che tale promemoria venga “piazzato” proprio negli episodi più spensierati. 

“Keep yourself clean” è un consiglio facile da seguire quando ci si trova dalla parte del vizio. Se la linea però è stata oltrepassata, sfociando nel peccato, non c’è retroazione che tenga.
Non c’è armadio che possa contenere scheletri tanto grandi.
Voto complessivo: 9


***una precisazione sulla frase “l’artista dovrebbe solo limitarsi a partorire il prodotto della sua sensibilità”, che giustamente è preceduta da “in teoria”..
Questo modello è ormai un teorema del passato, pur resistendo nella maggior parte dei rapporti fra artisti affermati e major discografiche.. Per fortuna (o purtroppo secondo altri) le cose stanno cambiando: se per un debuttante, per motivi meramente economici, è conveniente il DIY, può esserlo anche per un BIG che si è stancato dell’intermediazione di una label che pratica usura.. sia i primi che i secondo hanno oggi a disposizione nuovi validissimi strumenti, come i siti di crowdfunding. E’ chiaro che in questi casi poi aumentano i compiti logistici e organizzativi..