
Sì, perché la trama continua ad essere avvincente ed ottimamente strutturata, con degli spunti di riflessione (anche mistici) che non sono affatto banali: l’unico fatto è che ancora poche cose ci sono chiare, soprattutto quelle legate al soprannaturale, con due morti d’eccezione che lasciano quantomeno spiazzati.

Importanza che ha senza ombra di dubbio Grace, e non solo perché ricompare con il figlio di Kit in grembo, evidentemente protetta dalla razza venuta dalla spazio, ma anche perché balza subito all’occhio il paragone che viene fatto con la Vergine Maria. Grace è protetta dagli alieni (angeli?), con sempre al suo fianco Pepper (l’Arcangelo Gabriele?) e viene mostrata come portatrice di un mondo nuovo: che ruolo ha il neonato? Anche il nome Grace (Grazia) sembra non essere scelto a caso.
Arriviamo quindi alla figura di Mary Eunice, vero catalizzatore delle ultime puntate. Molto bella la scelta di farle installare un Juke Box nel manicomio, facendolo passare come strumento del Demonio, di distrazione e di puro divertimento: la tecnologia è sempre stata vista in questo modo dai più puri conservatori, e il gioco che fanno gli autori è sicuramente derisorio nei confronti di questa linea di pensiero.
Il Diavolo ingrossa le sua fila ingaggiando ufficialmente anche Thredson, liberato dallo sgabuzzino e sguinzagliato di nuovo contro Lana e Kit; oltre a questo, che passa un po’ in secondo piano, c’è sicuramente sopra a tutto il confronto che la suora demoniaca ha con il Monsignore e lo stupro che avviene in una stanza del Briarcliff.

Questo episodio dà la forza al Monsignore per uccidere una delle creature più pure (la vera Mary Eunice) e al contempo più bestiali che abbia mai incontrato. Vorrei sottolineare con un applauso la recitazione di Lily Rabe, che quest’anno ha dato una prova attoriale coi fiocchi.

Lo sforzo che fa come ultima cosa nel dire alla Madre Superiora la verità su Lana Winters la riabilita completamente ai nostri occhi, facendoci capire come la vita di questa donna sia stata percorsa in lungo e in largo da dolore, sofferenza e solitudine: Jude ha sempre cercato una sua via, qualcosa che la facesse stare bene, e non l’ha mai trovata. Con quell’ultimo gesto ha forse fatto di più che in tutto il resto della sua esistenza.

Insomma, gli autori sembrano quasi voler punire tutti i personaggi per quello che sono o che hanno fatto, salvo poi gettarli – nel momento estremo della morte o della pazzia – sotto una luce diversa. Come diceva De Andrè: «Se tu penserai, se giudicherai da buon borghese / li condannerai a cinquemila anni più le spese. / Ma se capirai, se li cercherai fino in fondo / se non sono gigli son pur sempre figli vittime di questo mondo».
VOTO: 7½

la parte aliena mi convince sempre meno, mentre quella di suor Jude è la migliore senza dubbio: l’evoluzione del personaggio è incredibile, e solo una strepitosa Jessica Lange poteva interpretarlo in questo modo.
Mille punti per il ballo di gruppo!
Vero, anche io trovo un po’ dissonante la parte aliena, ma sono curioso di vedere come la spiegano nel finale…
Io ho appena realizzato che l’angelo della morte è Moira della prima serie…..un appauso a me!
@ambrosia: ahahah bene, meglio tardi che mai!!! applausissimi! (se ti può consolare io non mi ricordavo minimamente di Sarah Paulson nella prima stagione, l’ho scoperto solo a metà di Asylum e solo perché l’ho letto in giro… vedo troppe serie!)
Uniccolo ritardo di quattro anni non mi impedira’ di riconoscere che questa e’ proprio una puntatona!
E il ball con il name game… Chapeu!