
C’era molta curiosità intorno a questa seconda stagione, soprattutto in vista del cambio di showrunner: come già notato lo scorso anno, Theresa Rebeck, creatrice della serie, ha passato la palla a Joshua Safran, il padre di Gossip Girl. Se per questo si poteva temere una deriva un po’ troppo “pop”, bisogna dire che Safran cambia molto per non cambiare nulla: se infatti ci troviamo davanti ad una serie di storyline troppo rapidamente eliminate (e tutte risolte nella canzone iniziale, come l’allontanamento di Dev o i problemi con i medicinali di Ivy), le nuove vicende che vengono messe in scena non coinvolgono e non entusiasmano.
I due episodi iniziali di questa seconda stagione sono complementari ed il racconto si snocciola, fondamentalmente, su binari unici.
Karen, finalmente scelta come Marilyn, ottiene la sua vendetta su Ivy e prende a cuore le vicende di due amici di Brooklyn con il sogno di scrivere un musical. Parto subito con uno dei lati più deboli di questo inizio di Smash: le vicende del cantante-compositore tormentato, che cerca di sabotare la sua stessa creazione, è noiosa e poco empatica. La scarsa originalità di questa scelta, in pieno stile Gossip Girl, non porta niente di nuovo e di appassionante alla narrazione. È già facile immaginare che Jimmy sarà il nuovo interesse amoroso di Karen, ma si fatica a capire davvero quali possano essere gli sviluppi futuri di rilievo; in più questa tanto decantata bellezza dell’opera creata da Jimmy e dal suo ben più simpatico amico Andy fatica a palesarsi. L’impatto che aveva avuto Bombshell all’inizio non è nemmeno paragonabile.

Se le difficoltà economiche di Eileen non appassionano granché, ed i dubbi di Derek sul proprio fascino virile creano più imbarazzo che divertimento, ci ripensa il bel rapporto tra Julia e Tom a risollevare un po’ la baracca. La donna, che in breve si ritrova a dover affrontare il fallimento del suo matrimonio e le feroci critiche alla sua scrittura, ha un comprensibile crollo nervoso che si risolverà solamente quando Tom smetterà di proteggerla per metterla di fronte alla verità nuda e cruda: o si riprende o non potrà più uscire dal vortice in cui è finita. L’idea di metterli in un unico appartamento funziona, anche se richiama in alcuni momenti l’esperienza Will&Grace che con Debra Messing è impossibile non tenere a mente. La cosa, però, funziona. E quindi va anche bene.
Ultimo punto su cui vorrei soffermarmi è la partecipazione alla serie di Jennifer Hudson: la sua voce è incredibile, la sua presenza scenica sicuramente importante, ma il suo ruolo è del tutto marginale e poco stimolante. Se Uma Thurman era stata inserita brillantemente per creare un po’ di scompiglio, la Hudson è un ottimo contorno ma poco più; la sua presenza acchiappa-ascolti è fin troppo evidente. L’augurio è che nelle sue prossime comparsate possa avere un ruolo più interessante, fosse anche solamente di guida per Karen ed il suo successo in arrivo.

La domanda da porsi, ora, è: il cambio di showrunner ha modificato la sostanza di Smash? La risposta è sicuramente no. I pilastri di Smash sono rimasti immutati, il pubblico di riferimento è ancora quello popolare, da rassicurare senza guizzi di particolare enfasi, rimanendo su una dignitosa sufficienza. Le difficoltà però sono dietro l’angolo: l’esordio è disastroso sul profilo degli ascolti e la speranza è che i grandi nomi (Liza Minnelli su tutti) che dovrebbero fare la loro comparsa non siano sfruttati solo nella speranza di migliorare la situazione, ma anche per dare nuova linfa ad una trama che, pur evolvendosi, sembra essere sempre ferma sullo stesso punto.
Voto Episodio 1: 7
Voto Episodio 2: 6


