
1×04 – Fright Night
Facendo un veloce excursus dei teen drama liceali degli ultimi anni, seppur diversi tra loro (Gossip Girl, Glee – giusto per fare qualche nome di recente memoria), è rintracciabile per tutti un comune punto debole: prime stagioni di buona fattura, ispirate, ma seguite da una discesa inarrestabile verso un oscuro baratro di banalità mentre si cerca di trovare un senso al pastiche messo su puntata dopo puntata. A parte qualche significativa eccezione (come Friday Night Lights, che ha combattuto più di una battaglia contro premature cancellazioni, o Freaks and Geeks, che con un’unica stagione è diventata un culto di genere), pare che gli adolescenti protagonisti, usciti dal localizzato mondo dell’high school, non siano più in grado di muoversi, di raccontarsi, di avere un altro proprio habitat; ed insieme a loro, neanche la serie e i suoi autori riescono più a creare una storia, un mondo. The Carrie Diaries non ha questo problema: sappiamo già chi e cosa diventerà Carrie Bradshaw. Il suo bellissimo mondo ce lo hanno raccontato in sei stagioni e due – pur dimenticabilissimi – film.
Quest’arma a doppio taglio del prequel non prequel è stata usata finora a totale favore della serie. In primis, troviamo il binomio periferia-centro che, oltre ad essere vero geograficamente, è anche il simbolo dell’iter di Carrie, per scoprire come, passo dopo passo, si sia allontanata da Castelbury per finire sulla fiancata di un autobus. Si tratta di un binomio che fa da perno soprattutto in questa puntata: sia Carrie e Walt a Manhattan, in fuga da responsabilità e dubbi, che Maggie e Mouse in periferia, si ritrovano tutti faccia a faccia con i propri demoni, che per alcuni assumono sembianze nuove. Se da un lato Walt corre a rintanarsi da Maggie, convinto di poter sfuggire a se stesso, Carrie deve invece rassegnarsi al suo ruolo di angelo custode: nessuno è un’isola, neanche Larissa o i suoi amici – forse non così tanto – fabulous, ma siamo tutti un pezzo di continente – I don’t wanna be an island anymore, Carrie. Tutti cercano una nuova identità o tentano di camuffare la vecchia, indossando costumi e maschere che sanno già di dover togliere e riporre, prima o poi – un Halloween lungo molto più di un giorno. But my night in Manhattan had taught me one thing: no matter what you’re going through, it’s always better if you have people to share it with. I was lucky. I wasn’t an island at all.
Voto episodio: 8
1×05 – Dangerous Territory

The Carrie Diaries usa i comuni punti deboli come propri punti di forza. Invece di far sentire il peso dell’enorme eredità di SatC, la usano a proprio vantaggio, come altra e profonda sacca da cui tirare fuori immagini e situazioni – come l’amore per la moda, per New York o la collanina Carrie, che a sedici anni conta una sola lettera. Invece di far sentire il peso del già visto e rivisto, lo usano a proprio vantaggio creando un ingranaggio che funziona, senza intoppi o forzature – come la differenza tra alta e bassa società (questione infine neutralizzata) o la popolarità a scuola.
Intendiamoci: non siamo davanti ad un precedente. Qui non si rinnova nulla e non si inventa nulla. Ma la grande abilità sta proprio in questo: non sempre pagano le grandi trovate, gli intrecci iper-complicati o le storie che sembrano lievitare verso l’assurdo. Molte volte basterebbe fare un passo indietro e recuperare le storie nella loro purezza, senza sovrastrutture o strane architetture, per ottenere un prodotto di un certo pregio. E’ appunto questa leggerezza di intenti che contraddistingue la serie: nessuno sale in cattedra con il ditino puntato per giudicare, nessuno ha già la risposta pronta, nessuno si lascia andare ad irreali ed isterici monologhi. Ci vengono mostrati i sentimenti primigeni con candore, le situazioni imbarazzanti o compromettenti (sesso, droghe, gelosia) con ironia e un pizzico di superficialità. In un universo di teen drama arroganti, banali, improbabili, scadenti, The Carrie Diaries appare, in tutta la sua semplicità, come vero e proprio sospiro di sollievo.
Voto episodio: 8-


