Con un episodio quasi interamente action, termina la prima stagione di una delle serie rivelazione di quest’anno, targata HBO/Cinemax. Sgozzamenti, sparatorie, esplosioni e teste mozzate: da come la serie era stata impostata, non ci si poteva aspettare altro che un adrenalinico bagno di sangue conclusivo.
Un season finale, oltre ad assolvere il compito di chiudere alcune storyline e aprirne altre per il proseguo, ha anche il dovere di fare una sorta di summa dei punti di forza insiti in una serie ed elevarli al quadrato per ottenere il climax desiderato. In questo, Banshee, diciamolo subito, riesce alla perfezione.
Indubbiamente, la serie coprodotta da Alan Ball e Greg Yitanes manca di tutta quella complessità che molti show di grande spicco posseggono, come è altrettanto vero che tutte le parti di azione, violenza e morte non hanno la pesantezza drammatica di, ad esempio, un Sons of Anarchy. Eppure, nel suo scopo mai celato, e anzi dichiarato, di offrire un prodotto semplice di brutale intrattenimento, Banshee ha vinto la sua scommessa, acquisendo tra l’altro ulteriore valore con un finale di qualità tecnica elevatissima, dal ritmo serrato e caratterizzato da una sceneggiatura che chiude perfettamente quanto raccontato in questa stagione d’esordio.
Pronti e via: si parte con una sparatoria alla stazione di polizia, per poi proseguire con uno sgozzamento, un pestaggio a sangue, uno scontro a fuoco in un’acciaieria, un confronto finale a tre e un intero palazzo che esplode (uccidendo, tra l’altro, il giovane sindaco). Cos’è dunque successo alla tranquilla cittadina di Banshee, in cui i problemi si risolvevano in tribunale e in cui la comunità Amish infondeva in tutti un senso di bucolica serenità? Semplice: è arrivato Lucas Hood, il nuovo sceriffo che si è portato dietro tutto il suo passato da criminale e i discutibili personaggi ad esso collegati. Risultato: l’amena Banshee si è trasformata in un teatro di violenza, faide, sangue, rappresaglie, in un crescendo progressivo che sfocia proprio in questo finale.
La serie ha immediatamente conquistato una propria onesta dimensione, senza l’esigenza di dover esibire tutto e subito, ma dosando ogni cosa episodio per episodio e dando così la possibilità ai propri personaggi di crescere col tempo, mettendoli di fronte a situazioni spesso anche avulse dalla trama principale (come le storyline del club motociclistico, dello spacciatore ex-amico di Hood o del pugile al casinò). L’essere riusciti a dare una precisa connotazione ad ogni personaggio ha fatto sì che assistere in questo episodio al formarsi di un improbabile squadrone, composto da personaggi finora così lontani uno dall’altro come Ana, Job, Sugar, Emmet, Shioban e Matt, crei un effetto altamente esaltante e poi perfettamente ripagato dalla sequenza action all’acciaieria.
Proprio come la Bon Temps di True Blood, Alan Ball ha lavorato alla creazione di un micro-universo credibilissimo, sebbene votato all’eccesso e ad un grottesco piuttosto spinto: dalla fisicità degli attori, al sesso, alla violenza, tutto è portato ai limiti dell’hardcore in un gioco pulp dai richiami tarantiniani, di cui fanno parte personaggi a volte volutamente caricaturali e monodimensionali, persino quasi fumettistici. Dall’hacker Job, al mafioso russo che si fa chiamare Mr. Rabbit, alla femme fatale dalla doppia identità Carrie/Ana, tutti vengono immersi in una fotografia tendente all’underground e strizzante l’occhio anche al cinema di Cronenberg (riferimento, in realtà, che si è poi un po’ perso dopo i primi episodi).
Sul piano contenustico, si è partiti da semplici basi e si è arrivati ad assunti ancora più elementari: ci troviamo di fronte, infatti, al classico furto d’identità finito male (sulla scia di A History of Violence), alla chance fallita di fuggire dal proprio passato e iniziare una nuova vita, perché tanto quello stesso passato è destinato sempre a ritrovarti e a chiederti il conto. Non c’è dunque nulla di tremandamente nuovo in Banshee, ma la serie (e il finale stesso) non si basa del resto su pretese di originalità, bensì sull’intenzione di dare qualità a un prodotto di mero intrattenimento, a partire dal comparto tecnico (fotografia e regia eccellenti), fino a quello della sceneggiatura, con personaggi ben bilanciati tra caricaturali (Rabbit, Job) e drammatici (Hood, Proktor, Ana), e con una storia gestita benissimo, tanto da rendere possibile un finale così esplosivo.
Accompagnati così dalle perfetti note di Jude, Banshee chiude i battenti, sfruttando gli ultimi cinque minuti per introdurci una marea di storyline già pronte per la seconda stagione: la morte del giovane sindaco, Mr. Rabbit ancora vivo, la partenza della famiglia di Ana, la disputa per il casinò, il ritrovamento del cadavere del vero Sceriffo Hood e la scoperta che questo aveva un figlio che ora si è messo alla sua ricerca. Gli ingredienti per una prosecuzione di storia ancor più sorprendente ci sono tutti e in un’annata televisiva così povera di novità, in cui le seconde stagioni di molte serie tv (vedi Smash, Touch e, in parte, Once Upon a Time) stanno fallendo su molti fronti, è una cosa che non può fare che enorme piacere.
Voto 1×10: 8,5
Voto Stagione: 7+
Note:
– Season finale da record per la serie sul piano degli ascolti: l’episodio a sfiorato lo 0.2 di rating, mentre la serie ha avuto una media quasi due volte superiore a quella di Strike Back, punta di diamante del canale Cinemax. Per di più, la somma degli spettatori negli episodi è stata persino superiore ad alcuni più conosciuti prodotti del canale madre HBO, come Enlightened e Treme.
– Cast in continua evoluzione per la seconda stagione: Zeljko Ivanek, che molti ricorderanno come il temibile Magister di True Blood, entra nella serie con il ruolo di un agente rinnegato dell’FBI sulle tracce di Mr. Rabbit. Inoltre, Ben Cross (Mr. Rabbit) e Anthony Ruivivar (Alex Longshadow) sono stati promossi a series regular, mentre è certo che tornerà anche Odette Annable (Nola Longshadow), introdotta in quest’ultima parte di stagione in qualità di cugina di Alex.
Il blog Seriangolo.it utilizza i cookie per migliorare l'esperienza di navigazione; le informazioni acquisite vengono utilizzate da parti terze che si occupano di analizzare i nostri dati web, pubblicità e social media. Proseguendo la navigazione, si autorizza il loro uso.AccettoCookie Policy
Cookies Policy
Privacy Overview
This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
Ti piace Seriangolo? Seguici sulle nostre pagine Facebook e Twitter!